Milionario frustrato

Monitor Hípico, il programa radio con i risultati delle corse di cavalli nella Venezuela degli anni '50.
Monitor Hípico, il programa radio con i risultati delle corse di cavalli nella Venezuela degli anni '50.

Teodoro è un giovane robusto come le querce centenarie che abbondano nelle campagne della sua terra natia. Le braccia muscolose e il petto villoso gli conferiscono un aspetto da uomo vigoroso che investe ogni cosa che si frappone sul suo cammino, come un uragano che viene dal mare e che travolge nel suo vortice tutto ciò che incontra al suo passaggio quando inizia la corsa burrascosa che scema nelle coste. Beh, almeno all’apparenza. In realtà, è come un leone di fronte al lavoro, che divora frenetico, perché l’esempio viene dai sanniti, guerrieri e impavidi; ma è cortese col prossimo al punto da commuoversi fino al pianto dinnanzi allo spettacolo triste di una disgrazia altrui. Insomma, forte e gentile come i padri d’Abruzzo.

Mentre lotta con il motore della sua jeep malandata che si rifiuta di partire come il mulo quando s’incapriccia col padrone che lo tira per le briglie, gli si avvicina una persona preceduta dalla sua ombra, la quale si prospetta allungata e mostruosamente magra sul suolo polveroso.

− Mi devi accompagnare a Caracas! − gli dice senza alcun preambolo, con una voce tremula e alquanto affaticata.

Silvio Carrera era arrivato a Matanzas qualche settimana prima, ingaggiato dall’impresa italiana “Innocenti”, responsabile della costruzione in Guayana della maestosa Siderurgica del Venezuela.[1] Proviene da un paesino della Toscana dove la vita tranquilla e consuetudinaria della gente contrasta con le sue doti artistiche. Solo per caso, viene notato da due ingegneri che percorrono la Penisola in cerca di talenti per le opere che quell’impresa realizza in ogni parte del mondo. Lo inviano, così, sulle rive di un misterioso fiume, in Venezuela, dove non esiste chi gli regga il confronto quando si tratta di fabbricare al tornio un pezzo che richieda la massima precisione.

− Accompagnarti a Caracas? − gli risponde Teodoro con un sorrisetto sulle labbra, pensando si trattasse di uno scherzo. − Suppongo tu sappia quant’è distante quella città e quant’è difficile arrivarci. Impossibile andarci con questa jeep agonizzante, senza calcolare che le mie uniche tre camicie nuove sono in lavanderia. No, amico. Non è proprio possibile.

− Prenderemo l’aereo a Barcelona[2] e, da qui fin lì, ci andremo con l’autobus che parte ogni mattina presto − insiste Carrera. − Le spese sono a mio carico. Inoltre, al rientro, ti regalerò una jeep nuova di zecca, così smetti di litigare con quel catorcio. Ti chiedo soltanto di anticipare i biglietti di andata e gli acquisti dei tuoi abiti nuovi. Per il ritorno, ci penserò io. Non te ne pentirai. La tua vita potrebbe avere una svolta inaspettata insieme alla mia…

Teodoro si mette a riflettere. Non conosceva abbastanza quel tipo introverso che, rinchiuso in una gabbia, fabbricava pezzi di alta precisione in un tornio tutto per sé a cui nessuno poteva avvicinarsi. Seppur lavorassero entrambi alla stessa opera, lo incontrava di rado. Non si vedevano nemmeno nell’unico emporio dove nei pomeriggi roventi, dopo la giornata spossante, scorreva a fiumi la birra fredda che mitigava le gole rinsecchite. “Da dove sarà uscito questo misterioso personaggio che, senza conoscermi, dice di volermi cambiare la vita?”, pensa. “No, niente affatto. Non posso cadere in nessuna trappola. È già abbastanza dura la caldana di questo tropico per mettersi a sprecare il sudore in avventure fantasiose”. Per cui, prende la sua decisione irremovibile.

− Mi dispiace. Non posso. Perderei diversi giorni di lavoro. Un lusso che un emigrante non si può concedere. Scusami, amico, cercati qualcun altro con meno necessità delle mie.

− Allora, ti farò responsabile di tutte le mie disgrazie − gli ribatte quell’uomo, ora già con un tono quasi minaccioso. − Ho soltanto una settimana di tempo per ritirare il premio della lotteria. Una somma milionaria che, da domenica scorsa, la radio ripete in ogni notiziario. Il mio nome rimbomba tra le onde hertziane come un’eco continua, di giorno e di notte. Con quei soldi posso dire addio ai raggi inclementi di questo sole che mi brucia dentro e scotta la mia pelle. Con il bottino, me ne torno subito nella mia terra dove abbondano gli artisti e i poeti, le torri medievali, i vini squisiti, le cattedrali antiche e i…

− La radio dice che hai vinto la lotteria? − lo interrompe Teodoro un po’ più interessato.

− Certo, amico. Lo ripete ad ogni momento. È importante che tu mi accompagni a ritirare il premio, ho tempo fino a sabato per non perderlo.

Guarda lontano, Teodoro, verso l’orizzonte infinito dove il cielo diventa tutt’uno con un’ampia macchia verde, e gli si riempiono gli occhi di lacrime come gli accade di solito quando le angosce altrui gli tormentano l’anima. Decide, dunque, su due piedi, di accompagnarlo, non prima di raccomandarsi a Dio. E con ragione. Stava sacrificando una settimana di stipendio, e chissà se anche la possibilità di essere licenziato da un lavoro così privilegiato.

Il giorno dopo, i due amici salgono sull’autobus che li conduce da Ciudad Bolívar a Barcelona e, da lì, a Caracas, viaggiando in un aereo ad eliche. Teodoro, in un sereno dialogo dai molteplici contrasti con la sua coscienza pulcra. Silvio Carrera, con lo sguardo fisso su un punto indefinito, in lotta con tutti i suoi fantasmi.

− È il momento di tirare fuori i biglietti per sapere dove andare a riscuotere il tuo premio − azzarda a dirgli Teodoro, rompendo il silenzio di varie ore. − Caracas è grande. Io non sono molto esperto della città ma, come si suol dire, tutte le strade portano a Roma…

− Biglietti? Non ne ho. Ho vinto e basta. Non so se hanno sorteggiato i numeri del passaporto o chissà cosa. So soltanto che alla radio ripetono il mio nome varie volte al giorno, facendomi vincitore di migliaia di bolívares − risponde il giovane senza mutare l’espressione del suo volto che diventa sempre più pallido.

Si rivelano improduttive le soste nelle svariate agenzie del centro della città. Neppure alla sede principale della Lotteria di Caracas, nell’ampia e trafficata Avenida San Martín, sanno dire loro qualcosa di preciso circa l’ipotetico premio.

− Non ci resta che passare per la redazione de La Voce[3], l’agguerrito settimanale diretto dal mio paesano Bafile. Lui ha sostenuto migliaia di battaglie a favore degli italiani che qui risiedono − dice Teodoro − e sono sicuro che farà il possibile per aiutarci. È l’ultima possibilità che abbiamo prima di tornarcene sconfitti.

In effetti, Bafile li riceve nel suo disordinato ufficio fitto di carte e di giornali vecchi, ascolta attentamente la storia della lotteria, e confessa ad entrambi che alla redazione del giornale arrivano, di solito, le notizie che riguardano la collettività italiana residente.

− Eppure, non ho sentito nulla di ciò che voi mi chiedete − conclude il leggendario giornalista col tono severo della sua voce rauca per l’eccesso di tabacco.

Vedendo che il volto di Carrera comincia a rabbuiarsi come il cielo quando il tramonto ingoia piano piano il sole facendolo sparire tra gli abissi dell’orizzonte lontano, intuendo forse che dietro a quell’espressione delusa si occulta anche qualche disturbo della mente, Bafile gli chiede:

− Dimmi esattamente, cos’è che hai ascoltato alla radio?

La risposta arriva di colpo, senza esitazione:

− Ho ascoltato che diceva: prima carrera[4], cinquemila bolívares al vincitore; seconda carrera, undicimilatrecento al vincitore; terza carrera

Prima che quell’uomo allucinato potesse finire l’elenco completo dei sei annunci della radio, il direttore de La Voce d’Italia scoppia in una fragorosa risata, mentre Teodoro salta dalla sedia come una molla avventandosi con i pugni chiusi sull’amico. Non arriva a colpirlo perché, pensa, non si può far del male ad un demente. Comunque, l’ira lo corrode, non solo per il denaro sprecato che per un emigrante rappresenta il sudore della sua fronte spossata, ma per la sua ingenuità, poiché non gli è minimamente sfiorato il pensiero che Silvio potesse confondere il suo cognome con le corse di cavallo, molto popolari tra gli stessi immigrati che ogni domenica tentavano la sorte giocando la famosa schedina del 5y6[5].

Di ritorno a Matanzas, l’infermità di Carrera s’aggrava talmente da richiedere cure molto speciali. Poiché non era possibile internarlo in nessun ospedale psichiatrico della zona, dato che negli anni Cinquanta in Venezuela scarseggiavano perfino le cose più banali, Teodoro si fa carico del caso e non riposa finché le autorità diplomatiche italiane risolvono il suo rimpatrio.

Così, ancora una volta, viene fuori la sensibilità dell’uomo forte e gentile: invece di insultarlo per l’affronto che in qualche modo lo aveva esposto allo scherno e alle burla di quelli che conoscevano la storia della lotteria, lo accoglie nel suo petto largo e villoso, e gli offre la protezione che allevia la sofferenza.


[1] La Siderúrgica del Orinoco “Alfredo Maneiro” o Sidor C.A., è un complesso siderurgico venezuelano creato durante il governo di Marcos Pérez Jiménez nella citta di Puerto Ordaz per la produzione di acciaio con tecnologie di riduzione diretta e forni elettrici, e con risorse naturali disponibili nella regione di Guayana. Si tratta di uno dei complessi più grandi al mondo nel suo genere ed è ubicato nella zona industriale di Matanzas, nello stato Bolívar tra i fiumi Orinoco e Caroní. La concessione per la costruzione venne affidata all’impresa milanese Innocenti, la quale la programma per una capacità produttiva di 560mila tonnellate di lingotti di acciaio.

[2] Per Barcelona, vedere Nota 6, Cap. I.

[3] Per La Voce d’Italia, vedere il Cap. VI.

[4] Con il termine carrera si indicano le corse dei cavalli.

[5] Il 5y6 Nacional è un gioco della lotteria molto famoso in Venezuela che consiste nell’azzeccare i cinque o sei cavalli vincenti nelle corse previamente selezionate dal-le autorità ippiche.