Soldi per un posto di lavoro, truffati in cento

Guardia di Finanza:: 117 e indirizzo web su auto di servizio.
Guardia di Finanza:: 117 e indirizzo web su auto di servizio. (ANSA)

SPOLETO (PERUGIA). – Si facevano pagare da 2 mila a 8 mila euro garantendo (senza che poi però avvenisse) il superamento di concorsi pubblici o l’assunzione in una società di trasporto ferroviario (risultata estranea alla vicenda) gli appartenenti a un presunto gruppo criminale, promosso – secondo un’indagine della guardia di finanza di Perugia – da un sedicente appartenente ai servizi segreti ma in realtà “truffatore seriale” che vantava con i suoi presunti complici, “importati” contatti e conoscenze in settori di rilievo di istituzioni ed enti.

In sette sono stati ora indagati a piede libero dalla procura di Spoleto per associazione a delinquere dedita al traffico di influenze illecite (contestato anche nel caso in cui vengano solo millantati i contatti, come sta emergendo) ed alla truffa.

Un’inchiesta in pieno svolgimento dopo essere partita circa un anno fa dalla città umbra dove risiede uno dei presunti appartenenti al sodalizio che avrebbe gestito un giro di denaro tra 200 e 400 mila euro. Secondo gli investigatori sono state infatti un centinaio le persone truffate.

Elementi utili per gli accertamenti sono comunque attesi dalle perquisizioni svolte a Roma, Spoleto e Massa Carrara ma anche da denunce di eventuali altre “vittime”. Il sedicente appartenente ai servizi segreti, un romano, e i suoi presunti complici si sono fatti consegnare il denaro vantando – secondo la ricostruzione accusatoria – contatti in forze armate, polizia penitenziaria, Città del Vaticano e nella società di trasporto ferroviario “Italo treno”.

Per guadagnare la fiducia degli ignari “clienti”, l’uomo – hanno riferito gli investigatori – organizzava incontri, documentati dalle fiamme gialle, ai quali prendevano parte, di volta in volta, un falso generale dell’esercito, un asserito principe a capo di un ordine cavalleresco, un vescovo non appartenente alla Chiesa cattolica e un vero “alto ufficiale” della polizia penitenziaria ora indagato.

Nel corso degli incontri veniva richiesta tutta la documentazione necessaria per partecipare ai concorsi e in alcune circostanze, sono stati forniti anche falsi quiz precompilati, definiti necessari al superamento delle prove concorsuali. Altre volte sono stati organizzati veri e propri esami clinici e visite mediche.

Una volta ottenuta, la somma richiesta, in contanti o mediante versamento su carte prepagate, veniva spartita – ritiene la guardia di finanza – tra i presunti componenti dell’associazione. Poi, a seguito del mancato superamento dei concorsi, venivano fornite ai soggetti truffati una serie di “rocambolesche” giustificazioni per evitare la restituzione del denaro.