Arcelor Mittal: Conte studia le misure. Nazionalizzazione extrema ratio

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte lavorando al programma di governo nel suo studio
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte lavorando al programma di governo nel suo studio. (Ufficio Stampa Palazzo Chigi)

ROMA. – Arcelor Mittal non si sarebbe fatta sentire, Giuseppe Conte non li avrebbe cercati. Dovrebbero vedersi, entro la settimana. Ma l’incontro, ipotizzato tra martedì e mercoledì, a Palazzo Chigi non risulta ancora fissato. Perché in una battaglia che si sposta anche in tribunale, ciascuna parte soppesa le sue carte. E il presidente del Consiglio “studia a fondo” il dossier.

Giovedì in Consiglio dei ministri porterà la discussione sul “cantiere Taranto”, un mix di misure e investimenti per dare risposte più complessive alla città. Mentre sull’ex Ilva Conte soppesa ogni possibile soluzione. Nell’attesa di capire se davvero, come sostengono fonti governative, la scelta di Mittal di far slittare di qualche ora il deposito dell’atto di recesso sia il preludio a una controproposta dell’azienda per restare. Se così non fosse, il tavolo potrebbe non essere mai convocato.

Il dossier, ammettono dall’esecutivo, è assai complicato. L’attenzione resta alta anche al Quirinale: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella già la scorsa settimana ha chiesto attenzione a Taranto e a tutte le crisi aziendali, incluse Alitalia – tema sul tavolo anche dell’incontro a Roma di Conte con Angela Merkel – e Whirlpool.

Più d’uno (i renziani lo ripetono da giorni) è convinto che Arcelor Mittal abbia già deciso di lasciare Taranto. Ma se gli indiani faranno sapere di essere pronti a sedersi per trattare, Conte proverà a portare a casa un risultato oggi insperato: sta studiando in tutti gli aspetti il dossier, spiegano a Palazzo Chigi.

E intanto ha messo in chiaro di non temere la battaglia in tribunale: arriverà in settimana il ricorso d’urgenza al tribunale di Milano per dimostrare che non esistono le condizioni del recesso. Sul tavolo del governo c’è ancora un amplissimo ventaglio di strumenti. Incluso lo scudo penale, anche se in versione “soft” per convincere i dissidenti M5s a votarlo.

Ma lo scudo è l’ultimo tassello, ha spiegato Conte. Prima c’è da risolvere il problema industriale e la richiesta di esuberi. Sul tavolo del governo c’è la possibilità di agire sulla leva fiscale, di far intervenire Cassa depositi e prestiti e di concedere uno sconto sull’affitto degli impianti, anche se secondo alcune fonti governative la proprietà indiana, per fare fronte alle perdite degli ultimi due anni, potrebbe chiedere uno sconto totale, per una cifra “monstre” di 800 milioni.

Quanto agli ammortizzatori sociali, c’è chi ipotizza di trattare per ridurre i 5.000 esuberi ventilati da Mittal a 2.000 o al massimo 3.000, con un mix di cassa integrazione, scivoli, prepensionamenti e anche ricollocamento in altre aziende pubbliche. Ma anche qui, per ora solo ipotesi. E a patto che gli indiani prendano precisi impegni sulla produzione dell’acciaio nei prossimi anni.

Conte ha mandato un messaggio all’azienda con un’intervista al Fatto quotidiano in cui parla anche di “eventuali soggetti alternativi”. Ma nella maggioranza spiegano che anche la nazionalizzazione, magari transitoria, resta una strada aperta, nonostante il ministro Roberto Gualtieri abbia frenato: in questo caso, oltre a Cdp sulla parte finanziaria, potrebbero entrare in gioco – si ragiona in ambienti della maggioranza – colossi come Finmeccanica e Fincantieri.

In una situazione tanto delicata, irrita non poco gli alleati di governo l’iniziativa di Italia viva che ha proposto lo scudo penale per Ilva come emendamento al decreto fiscale. Se andasse ai voti, ha fatto sapere Luigi Di Maio, rischierebbe di aprire la crisi di governo. Ma è assai probabile, spiegano anche da Iv, che la proposta venga dichiarata inammissibile.

Dal Pd hanno messo da parte un emendamento già pronto (ma il relatore Dario Stefano potrebbe presentarlo in Senato alla manovra) e spiegano che la vera soluzione è un decreto ad hoc, con una norma di carattere generale che riguardi tutte le aziende: Conte si è incaricato di convincere i parlamentari pugliesi M5s che sono sulle barricate contro lo scudo (anche se c’è chi, come Nunzio Angiola, è a favore).

Ma la situazione nella maggioranza potrebbe infiammarsi ancor di più, se la trattativa con Mittal fallirà. La manovra è l’altro fronte aperto: Conte ha annunciato un vertice con i rappresentanti dei partiti sugli emendamenti. Ma Matteo Renzi va per la sua strada: venerdì annuncerà la sua “proposta triennale per la crescita”.

(di Serenella Mattera/ANSA)