Padre Arturo Sosa: “Neo-prefetto dell’Economia un gesuita? Darà trasparenza”

Padre Arturo Sosa, superiore generale della Compagnia di Gesù.
Padre Arturo Sosa, superiore generale della Compagnia di Gesù.

ROMA. – “Non è proprio un onore. E’ come essere inviato in una zona ignota”. Usa un linguaggio molto diretto il superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa, nel commentare la nomina da parte di papa Francesco di un gesuita, lo spagnolo padre Juan Antonio Guerrero come nuovo prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, in carica dal prossimo gennaio nel ruolo lasciato libero un anno e mezzo fa dal cardinale australiano George Pell, costretto a tornare nel suo Paese per difendersi in un processo per abusi sessuali su minori.

“Cerchiamo di servire la Chiesa rispondendo alle richieste concrete del Papa come, per esempio, la presenza di padre Juan Antonio Guerrero come prefetto del Segretariato per l’Economia come modo per supportare papa Francesco nella sua opera di rinnovamento della Chiesa e delle sue strutture”, dice il venezuelano Sosa in un incontro pre-natalizio con un gruppo di giornalisti internazionali, in cui fa principalmente un bilancio del 2019 della Compagnia di Gesù, l’anno delle “preferenze apostoliche universali” per il prossimo decennio.

Alla domanda su quali siano le sue aspettative per l’incarico del nuovo prefetto vaticano, il superiore generale spiega che quello della Segreteria per l’Economia “è uno dei punti difficili della riforma di papa Francesco, e l’aspettativa è che padre Guerrero possa supportare efficacemente il Papa in quest’opera”.

“Se il Pontefice ha voluto un gesuita in questo ruolo – prosegue – è perché evidentemente vuole avere totale trasparenza, vuole mettere luce, avere informazione, insomma un rapporto diretto di quello che si fa lì”.

Sosa ricorda che quello della Segreteria è “un ruolo importante su come si fanno i preventivi, i contratti, un compito delicato: l’aspettativa è che il Papa abbia una persona di fiducia, e padre Guerrero è sicuramente persona affidabile e anche competente. E può aiutare in questo compito il Papa”.

Alla domanda su come mai abbia espresso col Pontefice il desiderio che padre Guerrero non fosse nominato vescovo, Sosa risponde che ci sono “molte ragioni, ma due sono le ragioni fondamentali. Ci sono cariche di responsabilità della Chiesa che non devono essere collegate a un sacramento, quale è l’ordinazione episcopale. Le cariche amministrative e di servizio non devono per forza essere collegate a un sacramento”.

“L’altra ragione – spiega ancora – è che si tratta di una carica temporanea, mentre essere vescovo è una carica a vita. Padre Guerrero sarà lì cinque anni, dopo farà un’altra cosa. Lui non ha una vocazione di vescovo, ha una vocazione di gesuita. Vorrebbe tornare a fare la sua vita ordinaria, e finirà la sua vita come gesuita”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)