Morto il Bolívar, viva il dollaro

CARACAS- Il bolívar, icona del Venezuela, eroe di un paese stampato sulle banconote ed inciso sulle monete, è morto quest’anno sotto i colpi dell’inflazione. Il sistema monetario, battezzato in omaggio al Padre della Patria, è stato sopraffatto dagli avvenimenti. Non solo non è presente nel mercato (le banche appena ne danno 50.000 in alla settimana in banconote, un valore pari a poco meno di un dollaro) ma anche il suo valore cala quotidianamente e velocemente. Quindi è difficile stare al passo della svalutazione. Questa è la ragione per la quale è stato sostituito dal “famigerato” dollaro, l’odiata moneta dell’“impero” del Nord.

Nei negozi (siano essi di abbigliamento o pezzi di ricambio per veicoli, di alimentari o di prodotti di alta tecnologia; siano essi nei quartieri più poveri o più “In” delle metropoli) i prezzi della mercanzia si fissano in moneta statunitense. Per strada, i venditori ambulanti o i commessi alle porte dei locali, gridano col megafono e altoparlanti le loro “offerte del giorno”, sempre in dollari, mentre altri offrono di acquistare i “biglietti verdi” e gli euro alla quotazione del giorno nel “mercato nero”.

Scavando nella storia

Vani sono stati gli sforzi del chavismo per “rivivere” il bolívar; per farne una versione più consone al “modello socialista”. Nel 2010 Chávez fece riesumare il corpo di Simón Bolívar per dimostrare che non morì di tubercolosi, ma avvelenato con arsenico dai nemici imperialisti. Fallì nel suo tentativo perché le analisi rigorose dentro e fuori dal Venezuela non permisero di arrivare ad alcuna conclusione. Chávez comunque ne approfittò per diffondere una presunta “ricostruzione scientifica” del volto di Bolívar, la cui immagine riteneva troppo europea. Smentiti i numerosi ritratti che fecero di lui illustri pittori, il risultato reso noto da Chávez fu un Bolívar il cui viso mostrava lineamenti meno europei e più autoctoni, con tracce accentuate del “mulatto” e degli “aborigeni”. Casualmente, un volto molto somigliante allo stesso Chávez.

Il nuovo volto di Bolívar, onnipresente negli uffici pubblici, fu introdotto nell’iconografia ufficiale. Ma non riuscì a scalfire l’immagine riprodotta nella moneta, vittima invece della manipolazione monetaria del governo.

L´”apprendista stregone”

La prima operazione di chirurgia plastica sulla carta stampata si svolse nel 2008, quando la Banca Centrale tolse tre zeri al valore nominale del Bolivar e lo ribattezzò come “Bolívar Fuerte”. Ma la sua forza si esaurì nell’agosto 2018 quando le autorità tolsero altri cinque zeri alla moneta che divenne “Bolívar Soberano” (sovrano), una denominazione più adatta al sedicente “nazionalismo” chavista.

Poi, a febbraio di quest’anno, forse consapevole della ironia del nome, il governo ha deciso di spogliare il nome di “Bolívar” di aggettivi. Questa volta senza togliere zeri. Non ce n’era stato bisogno. La realtà aveva trasformato la moneta in una finzione: sparita quasi dalla circolazione il suo valore è pressoché insignificante, comparato al prezzo del dollaro che negli ultimi dodici mesi è aumentato da 3000 bolívares a oltre 47.000. Una crescita del 1500%.

La morte del bolívar, oramai divenuta carta straccia, rimonta fin dai primi tempi di Chávez (che trovò la quotazione della valuta a 0,000005 bolívares al cambio attuale), il cui governo, populista e spendaccione, si ritrovò alle prese con l’inflazione. Infatti, già nell’anno 2007 l’inflazione galoppava e raggiungeva il 22.5%. Allora fu una delle più alte in America Latina.  Nel 2015, Venezuela già aveva conquistato il primato annuo mondiale con il 180,9%. Nel 2017 il paese entra ufficialmente nella spirale iper-inflazionaria con un accumulato di 2.583%, tassa che nel 2018 raggiunge la quota siderale del milione 696mila 466 %. Quest’anno, il prezzo del costo della vita è cresciuto del 5mila 515% a novembre scorso. Sono questi indici forniti dall’Assemblea Nazionale perché la Banca Centrale ha smesso di in formare circa l’inflazione da oltre quattro anni. In uno dei suoi ultimi Report, ha informato che la crescita del costo della vita nel 2018 era statoi del 130mila ¡60%.

Svalutazione continua

A pari passo con l’inflazione, la moneta è precipitata nel vortice  della devalutazione che ha portato il suo valore di scambio da 500 bolívares (di allora) per dollaro nel 2000 a quasi 50.000 bolívares attuali per dollaro (cinque bilioni di allora) in questi giorni.

Di fronte a simili cifre, non deve meravigliare che l’economista, parlamentare ed ex capo del dipartimento di ricerche economiche della Banca Centrale del Venezuela, José Guerra, ritenga che “il bolívar non abbia alcun senso come moneta”. E proponga che sia sostituita da un’altra. A maggior ragione se si prende in considerazione che si è entrati. in un paradossale “circolo vizioso”: più bolívares sono in circolazione e maggiore risulta il deprezzamento della moneta.

“Se non puoi sconfiggere il tuo nemico…”

L’ ironia di questa storia è che il dollaro, criminalizzato dalle autorità “antiimperialiste” che si ripromisero di distruggerlo, è oggi padrone assoluto del mercato e pare che abbia addirittura superato il numero di banconote della moneta locale.

Eppure, sforzi per difendere il bolívar non sono mancati. Tra questi, la proibizione di pubblicizzare o vendere prodotti in dollari. A nulla è servito quotare il petrolio in yuanes o pubblicizzare l’uso del “Petro”, la “cripto moneta” venezolana disegnata come alternativa al dollaro, unico bene che aumenta di valore in uno scenario recessivo.

La “dollarizzazione” dell’economia è diventata un fenomeno irrefutabile. Lo è a tal punto da obbligare a una inversione di rotta lo stesso presidente Maduro che, nel novembre scorso, dichiarò di accettare di “buon occhio” il ruolo che svolge il dollaro nell’ambito commerciale.

– Non vedo nulla di male in questo fenomeno battezzato “dollarizzazione”. Può aiutare a rilanciare le forze produttive del paese ed il funzionamento stesso dell’economia (…) grazie a Dio esiste – affermò serio.

Nato durante l’indipendenza, nell’anno 1879, con l’effigie di Bolívar in una delle sue facce e lo scudo della Repubblica del Venezuela nel rovescio, al Bolívar, pare,  sia giunto il momento del “requiem”.

Roberto Romanelli