Papa Francesco: “Mai utilizzare fede e Vangelo per propri interessi”

Papa Francesco durante l'Udienza settimanale. con un gruppo di migranti
Papa Francesco durante l'Udienza settimanale con un gruppo di migranti. ANSA/ETTORE FERRARI

CITTA’ DEL VATICANO. – Fede e Vangelo non vanno utilizzati per “i nostri interessi”. Mai “ammantare di religiosità” ciò “che ci fa comodo”, magari pensando al “potere del mondo”. Il rischio – dice il Papa – “è serio”: “servirci di Dio anziché servire Dio”.

C’è un chiaro richiamo, per quanto indiretto, anche a questioni che hanno destato vaste polemiche, come l’utilizzo dei simboli religiosi a scopo politico, nell’omelia della messa di Francesco per la festa dell’Epifania. “Quante volte abbiamo scambiato gli interessi del Vangelo con i nostri, quante volte abbiamo ammantato di religiosità quel che ci faceva comodo, quante volte abbiamo confuso il potere secondo Dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!”, lamenta il Papa durante la celebrazione in San Pietro, che chiude il ciclo natalizio.

“L’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io – insiste -. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura: cristiani che non sanno adorare, che non sanno pregare adorando. È un rischio serio: servirci di Dio anziché servire Dio”.

“Se perdiamo il senso dell’adorazione, perdiamo il senso di marcia della vita cristiana, che è un cammino verso il Signore, non verso di noi”, sottolinea ancora Francesco. E tra gli esempi ‘in negativo’, tra i personaggi che “non riescono ad adorare”, oltre a Erode, che “adorava solo sé stesso e perciò voleva liberarsi del Bambino con la menzogna”, il Papa mette anche “i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo”, perché “la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare”.

“Nella vita cristiana non basta sapere: senza uscire da sé stessi, senza incontrare, senza adorare non si conosce Dio. La teologia e l’efficienza pastorale servono a poco o nulla se non si piegano le ginocchia”, avverte. Ed è invece partendo dall’atteggiamento dei Magi che il Pontefice invita a riscoprire “l’adorazione come esigenza della fede”. “Se sapremo inginocchiarci davanti a Gesù, vinceremo la tentazione di tirare dritto ognuno per la sua strada. Adorare, infatti, è compiere un esodo dalla schiavitù più grande, quella di sé stessi”, rileva.

“Adorare è mettere il Signore al centro per non essere più centrati su noi stessi. È dare il giusto ordine alle cose, lasciando a Dio il primo posto”, aggiunge. Per Francesco, “adorare è incontrare Gesù senza la lista delle richieste, ma con l’unica richiesta di stare con Lui”. E’ anche “andare all’essenziale”: è “la via per disintossicarsi da tante cose inutili, da dipendenze che anestetizzano il cuore e intontiscono la mente”.

Adorando infatti “si impara a rifiutare quello che non va adorato: il dio denaro, il dio consumo, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a dio”. Adorare, conclude, “è saper tacere davanti al Verbo divino, per imparare a dire parole che non feriscono, ma consolano”.

E all’Angelus spiega anche “la differenza tra il vero Dio e gli idoli traditori, come il denaro, il potere, il successo…; tra Dio e quanti promettono di darti questi idoli, come i maghi, i cartomanti, i fattucchieri”. La differenza, dice il Papa, “è che gli idoli ci legano a sé, ci fanno idoli-dipendenti, e noi ci impossessiamo di loro. Il vero Dio non ci trattiene né si lascia trattenere da noi: ci apre vie di novità e di libertà”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)