La furia vendicatrice di Trump, giustizia Usa nel caos

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un gesto di stizza.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (ANSA)

WASHINGTON. – Come un bulldozer: così viene descritto in queste ore Donald Trump, che dopo aver dato il via a una vera e propria purga alla Casa Bianca e al Dipartimento di stato ha preso adesso di mira la magistratura, deciso a spianare una volta per tutte chiunque percepisce come un nemico o un ostacolo sulla sua strada. E non ne fa un segreto il tycoon, indicando chiaramente le sue intenzioni su Twitter: “La palude va bonificata! Vogliamo la gente cattiva fuori dal nostro  governo”, ha scritto, prendendosela con quelle “bad people” che complottano contro la sua rielezione e che considera delle mele marce da eliminare.

Si sente più che mai intoccabile il presidente, dopo essere uscito indenne dalle indagini sul Russiagate e dal processo per impeachment, e ad animarlo c’è una voglia irrefrenabile di vendetta. Il pretesto per fare “pulizia” nel mondo della giustizia è il caso di Roger Stone, ex consigliere della sua campagna coinvolto nelle indagini sulle interferenze russe sul voto del 2016, e accusato di aver ostacolato il Congresso mentendo sotto giuramento e intimidendo alcuni testimoni.

Per questo i quattro procuratori federali a cui era stato assegnato il caso avevano proposto una pena severa, da 7 a 9 anni di carcere. Sono state le prime quattro teste a cadere, sotto i colpi del tycoon, adirato per il trattamento riservato al suo amico, e abbandonati dal loro ministro William Barr, che li ha sconfessati chiedendo una pena più leggera.

Passano le ore e a fare le spese della furia di Trump è   Jessie Liu, che ha rivestito il ruolo di procuratrice capo di Washington gestendo vari casi generati dal Russiagate, tra cui proprio quello di Roger Stone. Il tycoon ha ritirano la nomina della giudice per un alto incarico al Dipartimento del Tesoro, e Liu ha deciso immediatamente di dimettersi dall’amministrazione.

E la prossima vittima potrebbe essere la giudice distrettuale Amy Berman Jackson che fra pochi giorni dovrà pronunciarsi proprio sulla sorte di Stone, decidendo se condannarlo e con quale pena. Il presidente americano l’ha attaccata pesantemente su Twitter, additandola come colei che trattò duramente un altro suo amico e fedele alleato, Paul Manafort, l’ex manager della campagna di Trump anch’egli coinvolto nel Russiagate. E accusandola di non aver fatto nulla contro Hillary Clinton.

Il vero timore tra le mura del Dipartimento della giustizia è dunque quello di una vera e propria epurazione e di una fuga in massa di decine di funzionari e procuratori federali, compromettendo tutta una serie di indagini e di processi che riguardano personaggi legati al presidente: come l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn, anch’egli coinvolto nel Russiagate, e Rudolph Giuliani, il legale di fiducia a cui il tycoon aveva affidato le trame dietro l’Ucrainagate.

Mai dai tempi del Watergate si era vista un’interferenza politica sulla giustizia così eclatante, attaccano gli avversari del tycoon. “Siamo ancora una volta di fronte a una clamorosa violazione della legalità e dello stato di diritto”, ha tuonato Nancy Pelosi, la speaker della Camera, bollando l’azione del presidente sui giudici come intimidatoria e l’ennesima dimostrazione di un abuso di potere. Intanto nella bufera è finito anche il ministro della Giustizia Barr, uno degli alleati più fedeli di Trump nel governo, che ha accettato di essere ascoltato in Congresso il mese prossimo.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)