Coronavirus in Venezuela: strade vuote e poca politica

CARACAS. – Dopo aver ripetutamente affermato che il Venezuela era “libero dal coronavirus”, mentre in altri paesi dedll’America Latina si confermavano i primi casi di contagio, il presidente Nicolás Maduro cambia rotta (seguendo presunte “istruzioni” di esperti cubani, secondo esponenti dell’opposizioni) e dichiara “l’emergenza permanente” per affrontare la pandemia.

Come prima provvedimento sospende per un mese i voli da e per l’Europa e la Colombia. Sostiene che ci sono 30 casi sospetti, ma nessuno positivo. Il giorno dopo la sua vice, Delcy Rodriguez, ammette che i casi confermati sono due – già resi noti da  “Radio Fe y Alegria” di Maracaibo – Trascorse 24 ore, la cifra aumenta. Sono 10 i casi positivi. 17 domenica scorsa e a 33 lunedì.

Da quel momento, i provvedimenti si susseguono. Il presidente Maduro decreta la quarantena collettiva a Caracas e sette regioni del paese.  Si ordina la sospensione delle attività commerciali, tranne quelle essenziali. L’uso delle mascherine è obbligatorio nella metropolitana e nel resto della rete di trasporto pubblico.

Così le strade della città di Caracas si mostrano deserte, con militari e polizie che in alcuni casi esigono l’uso della mascherina anche per camminare per le strade. Le panetterie, i bar sono aperti. Ma solo per la consegne del pane, non da consumare nel locale.

Man mano che passano i giorni, le autorità agiscono con maggiore severità ma senza una direttrice unica. Ogni Comune, ogni Provincia fa come crede meglio. In alcune zone nel centro della città, la Guardia Nazionale ordina alle persone di rientrare a casa e ai negozi di chiudere alle ore 16:00. Dopo le 18:00 avvertono che chi è in strada senza giustificazione sarà arrestato.

Intanto, nel quartiere popolare del “23 de Enero”, le milizie “Tupamaros” (bande armate filogovernative) impediscono di circolare a tutti coloro cher non sono in possesso della mascherina. Addirittura impediscono di salite sugli autobus a coloro che non sono muniti di guanti. Di notte, pattuglie della polizia chiedono con il megafono, nei quartieri borghesi, di non uscire di casa.

In generale, i venezolani, anche se un po’ indisciplinati e spensierati per natura, stanno rispettando le disposizioni del governo: usano mascherine e non scendono in strada,  anche perché tutti i negozi sono chiusi tranne le farmacie, i supermercati e qualche stazione di servizio.

In questo contesto, alcuni quartieri della capitale soffrono come al solito la mancanza, d’acqua mentre nella provincia il servizio elettrico è intermittente.

Clima politico scende

Il Coronavirus non solo ha svuotato le strade ma ha anche raffreddato lo scontro politico proprio nel mese che l’opposizione aveva definito di “decisivo”, per obbligare al Governo a indire elezioni presidenziali, con nuove autorità elettorali e la presenza di osservatori internazionali e indipendenti..

Il presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidó, aveva annunciato un’offensiva con manifestazioni e proteste per settori. E aveva reso noto l’agenda con specifica di richieste (“Pliego Nacional de Conclicto”), in coincidenza con un aumento delle sanzioni degli Stati Uniti.

– La minaccia di questa pandemia – ha detto – ci obbliga a prendere misure responsabili e a ridefinire le nostre proteste di piazza, tenendo chiaro il nostro obiettivo. La lotta per la democrazia non si sospende.

Dopo aver rinviato le assemblee popolari e le proteste previste in settimana, a data da definire, l’azione dell’opposizione si è centrata nel denunciare la “precarietà” dei servizi sanitari, in particolare degli ospedali. Ha nominato un comitato di esperti della Salute per analizzare gli sviluppi della pandemia nel paese. E ha richiesto l’ingresso al paese dell’aiuto umanitario che da tempo Guaidó ha ottenuto da un gruppo di paesi.

– Lo Stato non ha la capacità per far fronte a questa pandemia – ha ribadito.

Dal canto suo, Maduro chiama all’opposizione ad unirsi al governo nella lotta al coronavirus estende la “quarantena sociale” a tutte le 23 Province e il Distretto Capitale. Annuncia anche che sono attesi aiuti dalla Cina per la lotta anti-coronavirus.

La pandemia sposta così la lotta politica sul terreno delle sanzioni e gli aiuti umanitari, richiesti dall’opposizione da molto tempo prima.

Il governo approfitta della pandemia per insistere sulla richiesta all’Amministrazione Trump di porre fine alle sanzioni contra il paese per combattere il coronavirus. In cambio Guaidó assicura che le sanzioni non coinvolgono né medicine ne alimenti.

Roberto Romanelli