Coronavirus, esperto: “Non c’è un rischio black out Internet”

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ROMA. – Ci sono “severi” aumenti di traffico sulle reti dovuti ai lockdown per il coronavirus in diversi paesi. Ma il mondo non rischia un black-out di Internet, anche l’Italia è in grado di reggere. E’ il parere di Antonio Capone, professore di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, dopo che i colossi del web hanno ridotto la velocità dello streaming e dopo l’allarme lanciato da Mark Zuckerberg sul sovraccarico dei servizi Facebook.

“Ci sono significativi aumenti di traffico sulle reti che possono provocare dei disservizi ma nulla di drammatico, mi sentirei di scongiurare uno scenario apocalittico – spiega Capone all’ANSA – Abbiamo banda sufficiente nel mondo, che cresce in base alle esigenze di mercato e che continuerà a crescere perché questa emergenza farà nascere un aumento di traffico che non finirà col coronavirus, perché ci sta aprendo a possibilità e strumenti che prima non usavamo”.

Nei giorni scorsi giganti del web e dell’intrattenimento come Google, Facebook, Amazon, Netflix e Disney hanno ridotto temporaneamente la qualità dei video per non congestionare internet, una misura che riguarda non solo l’Europa ma anche altri Paesi, dall’India al Sud America, tutti alle prese con l’epidemia.

“In questo momento – aggiunge l’esperto – la prova più difficile la stanno affrontando i server e i data center di servizi che gestiscono le videochiamate o lo smart working perché sono sovraccarichi e devono aumentare le loro capacità di calcolo. Poiché sono servizi essenziali, che vanno garantiti, anche se nelle grandi aziende tecnologiche come Google o Microsoft la gran parte del personale è a casa, gli addetti a questi servizi restano al lavoro”.

E anche le infrastrutture critiche, come centrali elettriche e il trasporto, sottolinea Capone, hanno “una gestione di situazioni di emergenza per garantire dei livelli di servizio”.

Intanto Aruba fa sapere all’ANSA che “sta facendo tutto il possibile per tenere sotto controllo la situazione” e che “tecnici, sistemisti, manutentori stanno continuando a lavorare fisicamente presso i data center, con tutte le dovute precauzioni, per mantenere tutti gli impianti in perfetta efficienza”.

Per l’esperto di Tlc, “vanno prese delle misure” per fronteggiare la situazione, come appunto l’abbassamento della velocità di streaming, ma non solo. “Ad esempio nel decreto Cura Italia – osserva – c’è un punto che riguarda le misure per le Tlc. Sulla base di questo l’Agcom ha diramato raccomandazioni agli operatori di gestire l’aumento di traffico e consentire agli utenti di beneficiare di un allargamento del servizio, come l’aumento della velocità di picco delle linee del 30%”.

Secondo Capone, anche la situazione italiana resta contenuta, e cita i dati di Ookla, la società che fa test sulla velocità delle reti: “In Lombardia prima della crisi la velocità media delle linee fisse era di 70-75 megabit al secondo, dopo è scesa a 60-65, quindi un -15%. Per quanto riguarda le linee mobili, sempre in Lombardia, la situazione è peggiore ma non drammatica (-21%). Siamo in grado di reggere e anzi – conclude – in questo momento ci si accorge dell’importanza di un settore massacrato come le tlc e di quanto è fondamentale per un paese”.

(di Titti Santamato/ANSA)