Grande rimbalzo borse, Europa recupera 532 miliardi

Un passante cammina davanti a uno schermo della borsa che mostra le quotazioni nei mercatdi di Tokyo, Shangai e New York, in una strada di Tokyo, Giappone.
Un passante cammina davanti a uno schermo della borsa che mostra le quotazioni nei mercatdi di Tokyo, Shangai e New York, in una strada di Tokyo, Giappone. (ANSA/EPA/KIMIMASA MAYAMA)

NEW YORK.  – Volano le borse. Rassicurate dall’intervento della Fed e dall’impegno del G7 a fare tutto il necessario per l’economia, le piazze finanziarie guardano con ottimismo all’intesa ormai vicina al Congresso americano per 2.000 miliardi di dollari di aiuti all’economia.

La corsa è partita in Asia con il rimbalzo di Tokyo, Hong Kong e Sydney, e ha contagiato l’Europa. Le borse del Vecchio Continente chiudono in volata recuperando 532 miliardi di euro, di cui 30 solo per Piazza Affari. Proprio Milano sale dell’8,9% segnando la sua migliore seduta dal maggio del 2020. A brillare sono le banche grazie anche allo spread che ha chiuso a 188 punti: Unicredit è salita del 9%, Intesa del 9,3%. In volata Exor e Fca, che guadagna il 12,8% con la riconversione di uno dei suoi stabilimenti alla produzione di mascherine.

A Wall Street è rally con il Dow Jones che rivede quota 20.000 punti. Il balzo dei casi di coronavirus negli Stati Uniti passa in secondo piano con gli investitori che puntano gli occhi su Washington dove qualcosa, finalmente, sembra muoversi.

L’accordo fra democratici e repubblicani appare ormai a portata di mano e in grado di offrire agli americani e alle imprese la linfa necessaria per superare l’emergenza. L’intesa, secondo indiscrezioni, prevede pagamenti diretti agli americani da almeno 1.200 dollari, ma anche lo stanziamento di 65 miliardi di dollari per le compagnie aeree.

L’impasse che da giorni preoccupa è stata sbloccata dalla decisione della Casa Bianca di accettare la nomina di un ispettore generale e di un comitato composto da cinque membri del Congresso per monitorare il fondo da 500 miliardi di dollari che offrirà prestiti a imprese, città e stati.

Gli aiuti allo studio del Congresso sono a pioggia per un’economia che non solo ha frenato ma è ferma. Un’economia che Donald Trump vuole però far ripartire il prima possibile, forse già per Pasqua e questo perché la “cura” al coronavirus “non può essere peggiore della malattia”. La parole di Trump sono, almeno per ora, lette in modo positivo.

Alcuni osservatori, seppur con cautela, non sono in disaccordo con il presidente americano: più l’economia è ferma, più servono stimoli per rilanciarla. E il rischio è arrivare a un punto in cui gli Stati Uniti non possono più permettersi di pagare un conto che diventa di giorno in giorno più salato.

A rassicurare le borse è anche il G7 e il suo impegno a fare “tutto il necessario per la crescita e i posti di lavoro”, incluso uno sforzo di bilancio straordinario a fronte a un’emergenza straordinaria che costringe a casa oltre 2,6 miliardi di persone al mondo. Al di là degli impegni presi dal G7, a far sperare i mercati è un maggiore coordinamento a livello internazionale, ritenuto essenziale alla luce dell’esperienza della crisi del 2008.

Il balzo delle borse, legato in parte alla volatilità che domina i mercati da giorni, nasconde almeno per un giorno una realtà difficile e che gli indicatori preliminari iniziano a catturare sulle due sponde dell’Atlantico. L’indice Pmi composto è crollato in Europa e negli Stati Uniti mettendo in evidenza i primi effetti del coronavirus sull’economia. Per un quadro più preciso è però necessario attendere.

Negli Stati Uniti si inizierà a capire l’impatto sul mercato del lavoro già giovedì, quando saranno diffusi i dati sulle richieste di sussidi alla disoccupazione della scorsa settimana, la prima di “chiusura”. Le previsioni sono da brivido, con l’attesa di 2-3 milioni di richieste rispetto alle 281.000 dei sette giorni precedenti.

(di Serena Di Ronza/ANSA)