Coronavirus: positivi quattro soldati italiani in Afghanistan

Nella foto d'archivio il generale Marco Bertolini parla ai soldati italiani a Bala Boluk. in Afghanistan.
Nella foto d'archivio il generale Marco Bertolini parla ai soldati italiani a Bala Boluk. in Afghanistan. ANSA/UFFICIO STAMPA ESERCITO

ROMA. – Il coronavirus colpisce anche i militari italiani impegnati nelle missioni all’estero. Tre soldati dell’Esercito e un militare dell’Aeronautica di stanza ad Herat, in Afghanistan, sono risultati positivi al Covid 19: “stanno bene”, assicura lo Stato maggiore della Difesa. L’operatività del contingente di circa 700 uomini – inserito nella missione Nato Resolute Support, di addestramento delle forze di sicurezza afgane – è, “al momento”, garantita. La notizia è arrivata in serata.

E’ lo Stato maggiore della Difesa a rendere noto che i militari sono risultati positivi al Covid 19. Tuttavia, viene subito precisato, i quattro erano già in quarantena preventiva (come previsto dalle direttive della Nato per questa missione) al momento della loro immissione in teatro operativo, mentre erano risultati negativi allo screening effettuato in Italia alla partenza.

“Non hanno quindi avuto contatti con il personale sul campo”, afferma la Difesa, che ha subito attivato le procedure di assistenza previste. I quattro militari hanno cominciato il periodo di isolamento e sorveglianza sanitaria presso la base di Herat, durante il quale saranno assicurate le cure dal personale medico del contingente.

Il Comando italiano assicura che “in nessun modo, al momento”, questa situazione ha ridotto l’operatività del contingente, che “continua ad operare regolarmente nell’ambito della missione Nato Resolute Support tesa a garantire l’assistenza, la consulenza e l’addestramento alle Forze di sicurezza afghane”.

La situazione dei militari italiani impegnati nelle missioni “fuori area”, ma anche in Italia in “Strade sicure”, è monitorata dallo stesso capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, per il tramite del Coi, il Comando operativo interforze. Per tutti valgono le indicazioni del Ministero della Salute, ma in questa situazione di emergenza il Coi ha redatto già da tempo una direttiva in cui sono indicate le specifiche misure precauzionali da adottare, con relative procedure di screening per l’invio e il rientro dei militari dai teatri operativi o per quelli a bordo delle navi.

In questo contesto, inoltre, “pur nel rispetto dei compiti assegnati” e senza pregiudicare “l’adeguato livello di efficacia nell’assolvimento della missione”, sono limitati al minimo i contatti con la popolazione locale e con le forze armate degli altri Paesi con cui si lavora in cooperazione.

Ai vari contingenti sono state inoltre fornite specifiche “Linee guida” improntate al principio della “massima precauzione” con il richiamo, al tempo stesso, al senso di responsabilità di ciascun militare.

Prioritario per la tutela di tutti i militari impegnati sia in Italia che fuori dai confini nazionali resta l’utilizzo obbligatorio dei cosiddetti “dispositivi di protezione individuale”, in primis le mascherine, così come “la rigida applicazione delle norme del ministero della Salute”.

(di Vincenzo Sinapi/ANSA)