I nuovi scenari economici del 2020

Disegno di economia digitale con simboli di monete: $, euro
Economia digitale

La grande crisi economica mondiale sta aprendo nuovi scenari economici. Sono molte le aziende sparse per il mondo, piccole o medie, che dovranno rivedere i propri modelli economici per non dover chiudere i battenti e tentare di mantenere il più possibile la forza lavoro. Non si può certamente escludere che una parte di piccole e medie imprese dovranno dichiarare fallimento.

Eurasia Group, società di consulenza sui rischi politici fondata nel 1998, ad esempio ha concluso il proprio report sul 2020 sostenendo che “Gli ultimi scenari avrebbero conseguenze ampie e protratte per l’economia globale, anche dopo la fine dell’epidemia”.

Ovviamente i settori più in crisi sono quelli dell’industria manifatturiera, in particolare l’automotive, la moda e l’industria tessile, ma anche i settori delle attività culturali (teatri, cinema, musei), dell’industria agroalimentare e della produzione enologica, eccellenza italiana e francese, oltre alla formazione che sta trovando con la rete uno sbocco alternativo al mercato. In grande crisi ovviamente il turismo e i viaggi tant’è che la Francia dovrà intervenire ancora in modo corposo sulla propria compagnia di bandiera mentre l’Italia ha già dichiarato che riacquisterà Alitalia.

L’impatto del coronavirus probabilmente non si limiterà a un calo dei ricavi e dei margini di profitto delle imprese, e si spera che le politiche dell’Unione sappiano contrastare effetti negativi sulla struttura finanziaria e rischi reali di default capaci di avere reazioni a catena.

E’ oramai chiaro che l’intero globo entrerà in recessione e che in una tale situazione verranno avvantaggiati i grandi speculatori.

In uno scenario come quello attuale in cui milioni di persone di ogni età sono costretti a restare a casa in ragione dei lockdown disposti dai vari stati le imprese che offrono al mercato prodotti culinari di base, prodotti per la sanificazione, attrezzi sportivi oppure software e servizi per le telecomunicazioni hanno una grande opportunità di espansione nel mercato.

Joseph Stiglitz, altro premio Nobel all’economia, con una cattedra di professore alla Columbia University, in una recente intervista dello scorso 25 marzo ha rappresentato che il mercato non sarà in grado di sostenere l’economia la quale avrà necessariamente bisogno dell’aiuto statale. Ha, inoltre, rappresentato che in ragione della perdita di milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, lo stimolo convenzionale ovvero una maggiore domanda non ricreerà per i disoccupati un nuovo posto di lavoro, e soltanto l’intervento pubblico potrà dare un sostegno a questa crisi.

Stiglitz ha sostenuto anche che se questa non è una crisi prettamente finanziaria, trattandosi però di una crisi globale, potrebbe tramutarsi in crisi finanziaria qualora le famiglie e le imprese in sofferenza, per l’assenza di reddito non siano più in grado di sostenere mutui o finanziamenti erogati dagli istituti di credito.

Ha infine auspicato che ci sia più azione pubblica di contrasto alla crisi in atto, maggiore protezione sociale, e nuovi investimenti nella ricerca visto che in passato sono stati tagliati dalle diverse amministrazioni in quanto considerati un costo superfluo, mentre oggi ne paghiamo il caro prezzo.

Quanto sostenuto da Stiglitz appare confermato da altro premio Nobel all’economia, Paul Krugman, che in un tweet del 29 marzo scorso ha dichiarato che i governi stanno prendendo a prestito il danaro che il settore privato – che fugge da qualunque asse a rischio- non vuole spendere, e che quindi i governi spendono moneta al posto del settore privato. E fondamentalmente il mercato paga il governo per farlo – aggiungendo che i tassi di interesse reali sul debito federale sono negativi.

Avv. Raffaele Mandato