Il fidanzato dell’attrice

Teatro Nacional di Caracas.
Teatro Nacional di Caracas.

Lino cede finalmente alle suppliche dell’amico Giovanni, meccanico come lui, ma con una certa vocazione per l’arte, e l’accompagna al Teatro Nazionale[1] alla prima del monologo di una famosa attrice a cui la critica attribuisce talento e molte altre virtù.

– Lo faccio solo per compiacerti ­– gli dice. – Il teatro mi annoia, soprattutto se si tratta di opere senza azione.

I due giovani sono amici per la pelle, vanno sempre insieme e hanno sogni in comune: toccare il cielo con le dita in questo Venezuela generoso che li ha salvati dal destino crudele di essere entrambi, nel loro paese, un sassolino in più tra quegli ammassi di calcinacci sparsi ovunque come la malerba nelle campagne. Vengono da Sant’Omero, una piccola cittadina arroccata tra le colline fiorite del teramano, costeggiate da due fiumi dalle acque quiete. In un paio d’anni, o poco più, di intenso apprendistato in un’officina meccanica specializzata nella riparazione di un marchio d’auto fabbricato in Francia, si sentono pronti ad assumersi, senza garanti, la responsabilità di un’officina propria. Con buoni risultati, inoltre. Non perché dal cielo fosse sceso un angelo custode ad ungerli con l’olio benedetto. No. Ma perché hanno mani d’oro quando si tratta di frugare tra i cavi intrecciati del motore o tra i pezzi di metallo tutti bene calibrati.

Appena inizia lo spettacolo nella sala in visibilio, Lino ha la conferma di annoiarsi come, del resto, aveva previsto. Sbadiglia senza riuscire a dissimulare davanti alla gente che gli sta vicino la voglia di addormentarsi con la testa poggiata alla poltrona. Soltanto le gomitate dell’amico imbarazzato lo riportano alla realtà, due o tre volte, finché decide di fare lo sforzo sovrumano di controllare gli istinti e di mantenere gli occhi puntati sul palcoscenico, senza poter evitare, tuttavia, quello sguardo fisso nel vuoto che è tipico dell’allucinato quando lotta contro i suoi fantasmi. Ma, in uno di quegli attimi in cui la mente si sveglia, scrollandosi il torpore che l’avvolge, nota sul volto triste dell’attrice che due lacrime pesanti scendono lungo le sue guance smisuratamente truccate fino a cadere sul collo candido, liscio e delicato, come quello della statuina di porcellana che decora il tavolino di casa sua.

– Terribile – dice a sé stesso già più attento a ogni movimento dell’artista. – Sarà finto quel pianto silenzioso o reale dolore dell’anima tormentata che sgorga a fiotti come l’acqua dal beccuccio della fontana del mio paese?

Decide di indagare. Perciò, quando termina la funzione tra gli applausi scroscianti e ripetuti, sorprende l’amico con queste parole inaspettate:

– Voglio conoscere quella donna. Te la senti di aspettare insieme a me che esca dal camerino?

Giovanni non capisce, ma non chiede spiegazioni e nemmeno si oppone. Dubita che l’attrice possa uscire da sola dal teatro, poiché sempre ronzano come api in un alveare di miele i produttori, oppure la marea di adulatori specialmente quando, come in questo caso, oltre alla destrezza e alla fama dell’artista si aggiungono a favore suo un’enorme dose di seni esuberanti, di cosce formose fino ai fianchi perfetti e un viso bellissimo come quello dipinto da un pittore di affreschi quando crede di aver visto in sogno la madre del Cristo Redentore. Si sbaglia, comunque, l’amico sbalordito, perché la donna minuti dopo esce da sola avvolta in un velo nero trasparente che la copre dallo chignon della bionda capigliatura fino alla vita. Appena la vede che, a passo sostenuto, si dirige verso un’automobile che l’aspetta con il motore acceso, Lino corre come un capriolo tormentato dalla sete che scorge a distanza una sorgente, e le si pianta di fronte con una prepotenza che sfiora la sfacciataggine.

– Mi scusi l’insolenza – le dice. – Sebbene sia la prima volta che vado ad un teatro, l’istinto mi dice che sul palco non è stato pianto finto il suo, ma lacrime versate per un dolore che, sicuramente, affligge la sua anima. Che le succede? Perché tanta tristezza? Posso aiutarla in qualche modo?

L’attrice rimane ammutolita davanti a quell’uomo che la guarda fisso negli occhi, azzurri come il cielo senza nubi. Dopo un attimo, la donna estrae dalla sua borsetta profumata un bigliettino da visita e glielo mette in mano sfiorandogli lievemente le dita tremolanti. Lino interpreta quel gesto come un invito a casa sua. Così, il giorno dopo, verso sera, si presenta nella villa in stile francesizzante dove a riceverlo c’è un mastino rabbioso che non smette di grugnire finché lei si avvicina, lo prende per mano affettuosamente e lo conduce in una sala splendida sulle cui pareti spiccano vari quadri raffiguranti tutti lo stesso paesaggio: El Ávila[2] imponente con il suo verde dalle tonalità infinite. Parlano poco. Solo del più e del meno o di cose senza importanza alcuna. Né Lino riprende il tema della tristezza, né lei gli chiede chi sia o da dove venga. Bevono, invece, entrambi, fino a non poterne più, fino a che l’istinto di uomo e donna comincia a prevalere sulla ragione ormai stanca del contegno d’occasione. Si rivoltano, allora, sul tappeto che copre l’ampio pavimento, fanno l’amore quante volte possono e, infine, cadono entrambi esausti in un sonno profondissimo che neppure il sole, che filtra prepotente attraverso le persiane di un finestrone aperto, riesce a distoglierli dalla piacevole ebbrezza di alcol e sesso. È il giovane il primo a svegliarsi quasi al tramonto del giorno successivo. La testa gli gira sul collo come una trottola lanciata da una mano esperta. Lo stesso tetto non smette di ruotare. Dopo un po’ di tempo, impossibile da quantificare, vede l’attrice distesa sul tappeto, nuda come lui, con gli occhi chiusi e i lunghi capelli sparsi attorno al suo bel volto ovale come un ventaglio dal color dell’oro. Contempla la sua figura, che paragona a quella della bella addormentata svegliata dal principe con un bacio. Lui, però, non la sveglia. Se ne va in sordina e, appena superato il cane che fa da guardia nel giardino, intraprende una corsa sfrenata fino a casa dove Giovanni lo accoglie riempiendolo di insulti:

– Dove ti eri cacciato, brutto stronzo! – gli urla contro. – Ti abbiamo cercato ovunque. Persino negli ospedali, pensando che avessi avuto un incidente. Chiama i tuoi genitori. Sono disperati e ai limiti di una crisi isterica. Guardati allo specchio la faccia da sbronzo che hai. È una vergogna! …

– Smettila di tante prediche – lo interrompe Lino con un sorriso di soddisfazione sulle labbra. – Tu sapevi dove andavo, per quella mia irrimediabile inclinazione di voler confortare sempre chi carica qualche dolore nell’anima tormentata. Non potevo immaginare, però, che invece di essere io il consolatore, fosse lei a stregarmi con quei suoi occhi penetranti e inquisitori. Insomma, quella donna mi ha innamorato. E nonostante non se ne sia discusso ancora, il cuore mi dice di essere diventato il fidanzato dell’attrice.

Racconta, poi, nei dettagli l’avventura vissuta e decide con l’amico di andare il giorno successivo alla villa per ufficializzare il fidanzamento in sua presenza. Non c’è modo di comunicare per telefono alla donna le sue intenzioni. Non risponde nessuno alle molteplici chiamate. Preoccupato, quindi, va personalmente sul posto e nota che i balconi, le finestre e il portone principale sono sprangati come quando l’inquilino intraprende un viaggio di lunga durata. C’è soltanto il cane, che già non gli abbaia contro, accucciato nella sua casetta, e un giardiniere che si prende cura delle rose e dei garofani che crescono intensamente profumati.

Trascorrono vari giorni e Lino è sempre più disperato. Nessuno sa dove sia finita la bella signora, e nemmeno se ha parenti a Caracas o altrove. Finché un giorno la radio interrompe il suo consueto programma di musica caraibica per annunciare una terribile tragedia:

“Edizione straordinaria! Trovato il cadavere di una donna in un noto stabilimento balneare dello stato Sucre[3]. Continueremo a informare”.

Il giovane si agita. Avverte uno strano formicolio come se un esercito di termiti si fosse impossessato del suo corpo intero. Dopo un po’ viene ancora scosso, ma stavolta con la certezza che il suo istinto non gli aveva mentito:

“Edizione straordinaria! Identificato il cadavere della donna. Si tratta dell’attrice María Solera, la famosa bionda originaria di Guarenas[4]. Stando all’autopsia, la causa del decesso pare sia stata l’overdose di un acido cristallino”.

Lino e Giovanni non sanno dove andare e neppure cosa fare, perché i parenti hanno voluto rispettare alla giovane la volontà espressa in testamento dell’assoluta riservatezza dei funerali, non rendendo pubblico il luogo della sepoltura. Si rassegnano, quindi, nonostante la spina conficcata nel costato di Lino sanguini giorno e notte, senza che la ferita dia segni di guarigione.

Il testamento dell’attrice contiene anche altre novità. Tra tutte, quella che più stupisce è la donazione a un certo Lino Falasca di una preziosa collezione di quadri, dal valore stimato di cinquecentomila bolívares ed oltre. Si inizia la caccia per scoprire chi sia il personaggio. Quando finalmente lo trovano, la stampa annuncia che il signor tizio, meccanico italiano, aveva trasferito al Museo di Caracas le preziose opere ereditate con l’unica condizione che nella sala fosse collocata una targa con questa dicitura: “Opere donate dal signor Lino Falasca, fidanzato dell’attrice María Solera“.


[1] Il Teatro Nacional (si legga teatro nasional) è uno dei principali spazi culturali di Caracas e del Venezuela, inaugurato l’11 giugno 1905 dal presidente Cipriano Castro.

[2] Per El Ávila, vedere Nota 4, Cap.VIII.

[3] Lo stato Sucre è situato a nordest del Venezuela. Grazie ai preziosi paesaggi caraibici, la sua risorsa principale è il turismo: spiagge dalla sabbia bianca, isole, isolotti, insenature, barriere coralline, varie specie di uccelli, pesci, molluschi e altri animali sono racchiusi nel Parco Nazionale Mochima (si legga mocima).

[4] Città situata nello stato Miranda, a circa 20 km. da Caracas.