Accademia dei Lincei: “L’app discrimina gli analfabeti digitali”

Schermo di un'Apple IPhone con la schermata dell'app Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing (DP-3T) per tracciare i contagiati di COVID-19 in Germania.
Schermo di un'Apple IPhone con la schermata dell'app Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing (DP-3T) per tracciare i contagiati di COVID-19 in Germania. EPA/BEN WENZ

ROMA. – L’app per il tracciamento è essenziale per riaprire, ma oltre a essere accompagnata necessariamente da test e tamponi di massa dovrà essere facile da usare per evitare discriminazioni in un paese, come l’Italia, in cui solo il 44 % della popolazione tra i 16 ed i 74 anni possiede competenze digitali di base: “il digital divide non deve diventare un divide biologico”, si legge nel documento elaborato dalla Commissione di Bioetica dell’Accademia dei Lincei.

Fra gli altri temi cruciali della Fase 2 c’è l’esigenza che i dati epidemiologici siano pubblici, come ha rilevato il fisico Giorgio Parisi, dell’Università Sapienza di Roma. “Occorre dunque evitare che questo tipo di soluzione diventi iniqua”, osservano i Lincei.

L’app è più efficace se ha una alta diffusione, ma è più utilizzata dove maggiore è l’alfabetizzazione digitale e il possesso di smartphone con Bluetooth. “Vi è perciò il rischio – si rileva nel documento – di tutelare maggiormente una particolare fascia di popolazione”. Il documento, osserva Parisi, “da un lato sgombra i dubbi relativi alla costituzionalità dell’app, ma restano alcuni punti problematici”.

Per esempio, l’app è interessante perché indica chi deve essere tracciato e questo, osserva “è fondamentale in alcuni ambiti, come quelli lavorativi: l’app dice quante persone che sono state a contatto con chi ha l’infezione dovranno fare test e, se da qui a settembre, non abbiamo la possibilità di fare test in numero elevato l’app servirà a poco”.

Nel frattempo, ha proseguito il presidente dei Lincei, “è importante incentivare le persone a usare l’app, facendo una campagna di informazione per spiegare che non ci sono problemi di privacy. E’ anche importante che sia facile da usare e che possa andare anche su cellulari non complessi, come quelli che usano le persone anziane”.

Altro fattore importante per la riapertura è che “i dati epidemiologici dovranno essere pubblici: non è possibile – ha detto Parisi – che i dati essenziali non lo siano e al momento attuale i dati più interessanti non sono pubblici o sono di difficile accesso”. Nella Fase 2, ha aggiunto, “è importante avere un forte controllo e stare attenti a non abbassare la guardia”.

Fra i dati che sarebbe importante conoscere per comprendere l’andamento dell’epidemia nella Fase 2 ci sono le nuove richieste di tamponi fatte in ciascuna Asl e i dati relativi alle chiamate ai pronto soccorso”. Secondo il fisico “anche i dati sul numero di morti sono inutilizzabili in quanto si ha la data comunicata alla Protezione civile, ma nessuno sa a quando realmente risalgano i decessi”.

Quanto ai nuovi casi, non basta indicarne il numero: secondo Parisi “una cosa è sapere che c’è stato un caso, diverso è sapere dove è avvenuto il contagio e controllare i contatti”.

(di Enrica Battifoglia/ANSA)