Centro Roma non riapre, smart working e niente turisti

Fase 2: Ristorante ancora chiuso a Piazza Navona.
Fase 2: Ristorante ancora chiuso a Piazza Navona. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – Molte serrande rimaste abbassate e in pochi a passeggiare in strada. Con la ‘ripartenza’ il volto del centro storico della Capitale non è cambiato di molto rispetto alle settimane del lockdown. Le strade, abitualmente affollate in primavera da gruppi di turisti provenienti da tutto il mondo, sono rimaste semivuote.

Inoltre molti impiegati, causa smart working, non vanno in ufficio. Per questo diversi ristoranti, bar e negozi, orfani dei turisti e della pausa pranzo, hanno deciso per il momento di non riaprire.

“Al di là degli adempimenti sanitari e burocratici, se non riaprono gli alberghi e riparte il turismo è inutile riaprire in centro: non ci sono clienti” sottolinea Gianfranco Contini, portavoce de ‘La Voce dei locali di Roma’, movimento nato nelle ultime settimane e a cui aderiscono circa 400 aziende, principalmente ristoranti e bar della Capitale.

“Il centro storico di Roma è rimasto deserto – sottolinea Contini -. Quasi tutti ristoranti del centro, il 90% circa, hanno deciso di rimanere chiusi. Qualche bar e tavola calda hanno provato a riaprire, ma l’incasso è stato praticamente quasi zero. Se il turismo è fermo e gli uffici sono in smart working in centro non si lavora. Le poche attività che oggi hanno aperto richiuderanno di nuovo. Dobbiamo sperare che la curva dei contagi non risalga, che è la cosa principale, e che presto ci sia l’apertura delle frontiere così da poter tornare a lavorare in condizioni di quasi normalità”.

E intanto in centro c’è qualche bar che oggi ha servito solo una decina di caffè e chi, dopo il tentativo di ieri, ha deciso di non riaprire. “Anche i pochi negozi di vicinato del centro che hanno riaperto non hanno incassato nulla – spiega Contini – diversi negozi di souvenir e di abbigliamento sono rimasti chiusi”.

“Ci sono alcuni che hanno riaperto, chi non ha aperto perché vuole capire cosa accadrà, e chi perché i costi di una riapertura sono maggiori che rimanere chiusi” spiega David Sermoneta, presidente di Confcommercio Centro Storico.

“Attività familiari provano a riaprire, altre più strutturate con molti dipendenti preferiscono aspettare – aggiunge – Siamo penalizzati su tutti fronti: siamo stati chiusi, senza aiuti, dobbiamo aprire sapendo di rimetterci e poi preoccupa la faccenda della responsabilità penale”.

(di Chiara Acampora/ANSA)