Sanificazioni e candeggina, il Vaticano lancia l’allarme

Vaticano: sanificazione nella Basilica di San Pietro per la riapertura.
Vaticano: sanificazione nella Basilica di San Pietro per la riapertura. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

CITTA’ DEL VATICANO. – La salute è la priorità ma non si può per questo distruggere, o comunque “danneggiare irreversibilmente”, un patrimonio artistico e storico sopravvissuto nei secoli, spesso anche a terremoti, guerre e alluvioni. Sono i ‘tesori’ custoditi in molte chiese che in questi giorni sono messi a dura prova dalle continue sanificazioni per evitare i contagi da coronavirus.

Il killer numero uno si chiama ‘candeggina’ che rischia di rovinare per sempre quadri e affreschi, pavimenti di marmo e legno, pregiati oggetti usati nella liturgia. Ma anche tessuti e paramenti.

A lanciare l’allarme è il Pontificio Consiglio per la Cultura che fa proprio un vademecum stilato da esperti di Beni culturali nei quali si chiede, come premessa, di usare il “buon senso”.

“Sono pervenute da più parti segnalazioni che la disinfezione di ambienti, di paramenti e di vasi sacri per il culto, necessaria in questo periodo di emergenza sanitaria, e probabilmente ancora per lungo tempo, in alcuni casi – fa presente il dicastero guidato dal cardinale Gianfranco Ravasi – è stata effettuata mediante l’uso di detergenti non adatti a oggetti d’arte e beni culturali”.

Occorre “evitare di procurare danni irreversibili agli oggetti più preziosi e delicati presenti nelle nostre chiese” è l’appello del Vaticano che raccomanda “ai sacerdoti o ai responsabili delle chiese di rivolgersi, particolarmente nei casi più delicati, all’ufficio per i beni culturali della propria diocesi o alla competente soprintendenza statale”.

I documenti per evitare un trattamento fai-da-te nelle chiese storiche e artistiche sono redatti in tre lingue: oltre che in italiano, anche in inglese e spagnolo, a testimonianza che la preoccupazione è per il patrimonio ecclesiastico disseminato nel mondo.

Ma è evidente che la questione riguarda soprattutto l’Italia, e in particolare Roma. E infatti il Vicariato ha diramato a tutti i sacerdoti della diocesi particolari raccomandazioni per evitare che, alla fine della pandemia, si debbano contare i danni anche nella perdita di beni artistici di valore.

Tra le accortezze suggerite anche quella di evitare di spruzzare superfici e tessuti se non si conoscono esattamente i prodotti che si stanno usando. Se poi proprio non c’è altro modo per ‘sanificare’, allora è meglio riporre oggetti e paramenti in sagrestia, lontani dalla gente, fino a quando l’emergenza non sarà passata.

(di Manuela Tulli/ANSA)