Londra serra le maglie ai confini, quarantena per tutti

Passeggeri con mascherine nel metro di Londra.
Passeggeri con mascherine nel metro di Londra. (ANSA/EPA/ANDY RAIN)

LONDRA. – L’incubo coronavirus, che nel Regno – fra ritardi e illusioni – ha causato un numero di morti secondo al mondo in cifra assoluta ai soli Stati Uniti, non debe tornare dall’estero.

É questa, almeno, la motivazione che spinge il governo Tory di Boris Johnson a formalizzare a partire dall’8 giugno l’annunciata quarantena obbligatoria di 14 giorni per chiunque arriverà o rientrerà sull’isola: pena multe salate e a dispetto della furia di compagnie aeree e tour operator.

La spiegazione dei dettagli è stata affidata oggi alla ministra dell’Interno, Priti Patel, già paladina della stretta sull’immigrazione messa in cantiere per il dopo Brexit.

Ma stavolta, giura Downing Street, non si tratta di uno scontro tra falchi e colombe nel dibattito sul presidio dei confini; semmai d’una precauzione temporanea necessaria a ridurre i rischi di un’ondata di rientro del virus, dopo che faticosamente – e al prezzo di 45.000 morti in base alle stime più nere – il Paese è riuscito a far calare stabilmente il tasso d’infezione interno.

Il provvedimento, destinato a essere rivisto ogni tre settimane, varrà inizialmente per gli arrivi con ogni mezzo e da ogni Stato con l’unica eccezione dell’Irlanda o di categorie come autisti di camion, medici impegnati contro il Covid-19 e lavoratori agricoli stagionali. Mentre la Francia, che sperava d’essere esentata, già si “rammarica” e promette “reciprocità”.

I visitatori, salvo essere respinti, dovranno lasciare ai controlli di frontiera l’indirizzo del sito di quarantena e un numero di telefono in modo da essere rintracciabili: previste ammende da 1000 sterline (oltre 1100 euro) per i trasgressori, ha confermato Patel.

Le sistemazioni consentite per l’auto-isolamento includeranno case proprie, di familiari e di amici, o anche hotel. In mancanza di prenotazioni, il governo s’impegna a indicare un albergo, che andrà pagato regolarmente.

Nei 14 giorni non si potrà uscire neppure per fare la spesa che dovrà essere fornita da altri e non si potranno ricevere visite se non di chi provvederà all’assistenza essenziale.

Priti Patel, affiancata dal responsabile della Polizia di Frontiera, Paul Lincoln, ha difeso la decisione come uno strumento per allontanare la minaccia “di una seconda ondata devastante” di contagi e ha risposto alle critiche insistendo che questo “è il momento giusto” per intervenire ai confini, dopo che il Regno è riuscito a superare “a caro prezzo” un pesante primo picco dell’epidemia.

Ha aggiunto che il governo intende aiutare l’industria turistica, ma che “la riapertura” va attuata “in modo sicuro e responsabile”. La quarantena, ha d’altro canto osservato, “non equivale alla chiusura delle frontiere”, né modifica la raccomandazione generale ai britannici di non prenotare per ora vacanze e compiere solo viaggi “di assoluta necessità”.

Mentre l’ipotesi di “corridoi aerei” aperti con alcuni Paesi meno colpiti dal Covid-19, evocata giorni fa dal titolare dei Trasporti Grant Shapps, per cercare di dare un minimo di sollievo al turismo estivo, è stata derubricata a “un opzione non per l’oggi, ma per il futuro”.

Del resto, le polemiche sul governo – accusato da più parti di voler introdurre una misura fin troppo draconiana e di difficile attuazione, dopo aver lasciato al contrario aperti i confini nel mesi scorsi a differenza di altri – non mancano. E s’incrociano con quelle di segno opposto contro l’intenzione di avviare una riapertura parziale delle scuole in Inghilterra.

In ballo, nel settore dei viaggi, ci sono peraltro gli interessi di operatori già pesantemente colpiti dalla paralisi quasi totale del lockdown. Tim Alderslade, numero uno dell’organizzazione britannica di categoria dei vettori aerei (Airlines UK) denuncia la quarantena come una scelta “assurda a questo punto”.

Non senza invocare “un approccio di buon senso”, limitato all’introduzione di misure di sicurezza sanitarie a bordo dei velivoli come quelle raccomandate dall’organismo di consulenza scientifica dell’Ue; o almeno il via libera a qualche “corridoio aereo”.

Sulla stessa linea Virgin Atlantic, la compagnia di Richard Branson. Mentre il colosso irlandese low cost Ryanair, il cui patron, Michael O’Leary, aveva già definito “idiota” l’indicazione del governo Johnson, è ancora più polemico: fino a liquidare la quarantena britannica come una misura “non scientifica e completamente inapplicabile”.