Venezuela, campione in record negativi

Nel 2018, Maduro tolse 5 zeri alla nuova banconota.

CARACAS – Venezuela, una volta, era un paese ricco e felice. Oggi, nelle statistiche regionali e mondiali, è travolto da una crisi umanitaria senza precedenti.  Questo quanto indicano i numeri.

La nazione latinoamericana vanta ora primati planetari in inflazione, recessione, disoccupazione e bassi stipendi. Fa sfoggio anche della seconda più cospicua ondata migratoria al mondo e occupa i gradini più bassi del pianeta nelle classifiche sulla violenza, povertà e malnutrizione.

Inoltre -roba da non crederci – è l’unico paese petrolifero senza carburante e con servizi intermittenti per non dire caotici di luce ed acqua. Eppure, possiede il terzo bacino idrografico dell’America Latina (Orinoco).

Insomma, è un paese che mostra gli effetti prodotti da una guerra, anche se non ne ha mai vissuta una.

Venezuela: un disastro

“Nel caso del Venezuela non si può parlare di una decada persa, ma di una decada di retrocessione dalle dimensioni gigantesche.  Quanto accaduto in Venezuela è un disastro macroeconomico e sociale mai visto nella regione”. La descrizione è di Alejandro Warner, direttore per l’emisfero occidentale del Fondo Monetario Internazionale, intervistato dalla “Voz de América”.

Venezuela, una immagine comune: scaffali dei supermarket vuoti
Venezuela, una immagine comune: scaffali dei supermarket vuoti

“É la peggiore crisi nella storia moderna della regione”, coincide la Banca Mondiale.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Venezuela ha registrato una contrazione del 35% del Prodotto Interno Lordo, nel 2019. Si accinge a registrare una riduzione del 15% a fine anno.

Per il paese è il suo settimo anno consecutivo di recessione (25 trimestri), con un crollo del 70,1% de la economia. In altre parole, quasi il 75% nella produzione di beni e di servizi.

L’economista Jesús Cacique precisa alla “Voce d’Italia” che si tratta del maggior crollo ininterrotto di una economia a livello planetario. Supera le più lunghe recessioni precedenti, vissute da Libia, Ucraina, Sierra Leona, Zimbabwe, Congo e Bulgaria.

Il professore universitario e direttore di “Capital Market Finance” indica che Venezuela comanda attualmente anche il ranking mondiale d’inflazione annuale, davanti a Zimbabwe (161,8%) Argentina (53%) e Sudan (50%)

Nel 2019, la Banca Centrale del Venezuela ha registrato un aumento dei prezzi del 9.585,5% ed una media di 53.798.500% negli ultimi tre anni (2016 – 2019). Dal 2017, l’iperinflazione (un incremento superiore al 50 per cento mensile) ha fatto del Venezuela la sua dimora stabile.

Cacique, esperto nella raccolta di informazioni statistiche, sottolinea che quella venezuelana è considerata la peggiore iperinflazione nella storia americana e la seconda iperinflazione del secolo XXI, dopo quella di Zimbabwe tra 2007 y 2008.

“Con 30 mesi ininterrotti – precisa l’analista -, Venezuela è quarta nella storia delle iperinflazioni più lunghe, dopo Nicaragua (63 mesi), Grecia (44 mesi), Azarbeiyan (36 mesi) e Ucraina (35 mesi)”

Quest’anno 2020, la maggior impennata dei prezzi prevista dal Fmi è di nuovo quella del Venezuela con il 15.000%, seguita da molto lontano da quella del Sudan con l’81%.

“La Assemblea Nazionale – aggiunge – ha informato di un’inflazione dell’80% nell’aprile scorso per un totale di 341% nei primi quattro mesi dell’anno. L’inflazione annualizzata (aprile 2019 – aprile 2020) è del 4.210%”.

L’aumento dei prezzi è stato cosi devastante in questi anni che nel 2018 il presidente Nicolás Maduro è stato obbligato a togliere cinque zeri alle banconote, diventate ormai carta straccia.

Nelle case dei venezuelani, acqua ed elettricità sono le assenti "quasi" permanenti
Nelle case dei venezuelani, acqua ed elettricità sono le assenti “quasi” permanenti

In materia di disoccupazione, un recente rapporto del Fmi ha calcolato il tasso del 2019 attorno al 47,2%. E lo una stima in circa il 50,5% per il 2020. È la cifra più alta nella storia della regione e la maggiore al mondo. Il secondo tasso di disoccupazione più alto al mondo è quella del Sudafrica, con un 35%. Al terzo posto il Sudan, con una disoccupazione pari al 25 per cento della popolazione in età lavorativa.

Un misero salario

Con un salario minimo di 400mila bolivares al mese, pari a 2,02 dollari al cambio ufficiale di 198.100 bolivares, il Venezuela ha il salario più basso del continente, seguito da Cuba con 15 dollari ed Haiti con 61.

Cacique assicura che questo salario minimo mensile è anche il più basso del pianeta. Precisa che i 400mila bolívares in “cestaticket” (buoni per comprare generi alimentari e medicine, che accompagnano lo stipendio senza gravare sul calcolo dei contributi che l’azienda deve versare) non sono considerati nelle statistiche e sommano oltre 2,02 dollari.

Datanalisis stima che il potere d’acquisto del venezuelano è crollato del 98% dal 2013, quando il lavoratore venezuelano riceveva un salario minimo di 163 dollari. Ció è dovuto al deprezzamento della moneta di fronte al dollaro, il cui costo è aumentato più di 4 milione per cento negli ultimi due anni. Così, i continui incrementi decretati dal governo non hanno alcun effetto.

Crisi umanitaria

Naturalmente, un crollo tale negli indici economici non poteva non avere conseguenze nell’ambito sociale e nelle condizioni di vita delle famiglie. Ed infatti il Venezuela occupa la quarta posizione nel mondo – secondo il rapporto 2020 della Food Security Information Network, con 9,3 milioni di venezuelani in condizioni di “insicurezza alimentaria”.

Il paese è solo superato dallo Yemen con 15,9 milioni di persone in condizioni di “insicurezza alimentaria”, la Repubblica del Congo con 15,6 milioni e l’Afghanistan con 11,3 milioni.

Ma in termini percentuali sulla popolazione, Venezuela si piazza (anche qui) al primo posto con il 32% del totale.

Già la FAO a fine anno aveva riscontrato un aumento del doppio delle persone con “fame” in Venezuela (il più alto nel continente) tra 2016 e 2018, passando da 2,9 milioni nel 2013-2015 a 6,8 milioni nel 2016-2018”.

Tanti, troppi i venezuelani che dal 2015 cercano altrove il benessere che il Venezuela gli nega
Tanti, troppi i venezuelani che dal 2015 cercano altrove il benessere che il Venezuela gli nega

Insomma, per avere un’idea, basti pensare che con la pensione, pari al salario minimo, solo si può comprare mezzo chilo di formaggio. Anche i livelli di violenza, in Venezuela, occupano da anni i primi posti nel continente americano e rivaleggiano con quelli dei paesi in guerra.

Nel 2019, Venezuela ha ottenuto il primato nella lista delle morti violente, con un tasso di 60 omicidi per ogni 100.000 abitanti. Lo seguono, a distanza, El Salvador, con 48; Jamaica, con 47; Honduras, con 42; Colombia, con 25; Messico, con 22: e Brasile con 19, stando a quanto emerge dai dossier dell’“Observatorio Venezolano de la Violencia” (OVV). Dal canto suo, l’Indice di Pace Globale (Global Peace Index) pubblicato dall’“Institute for Economics and Peace”, colloca il Venezuela nel posto 144 su 182 paesi. Questo indice misura il livello di pace e l’assenza di violenza.

venezuelani, infelici e migranti

Quindi, nulla di strano se in questo “sfacelo”, i venezolani sono etichettati dall’economista statunitense Steve Hanke come i “più infelici” della Terra. Nel suo “misery index 2018”, Venezuela è leader indiscusso dell’infelicità, con 1.746.439 punti, seguito dall’Argentina con 105 e dall’Iran con 75.

L’indicatore di Handke è il risultato – spiega il ricercatore – della somma del tasso di disoccupazione, l’inflazione ed i prestiti delle banche di un paese, meno la variazione percentuale nel Pil reale per capita.

Al di là di questi calcoli, molto contenti, i quasi 5 milioni di venezuelani che hanno abbandonato il loro Paese dal 2015 in avanti, certamente non devono esserlo. Sono i protagonisti del maggiore esodo nella regione e il secondo al mondo.

5 zeri meno, un'operazione di cosmetica per nascondere una crisi economica profonda
5 zeri meno, un’operazione di cosmetica per nascondere una crisi economica profonda

Secondo i dati raccolti dalla Agenzia di Rifugiati dell’Onu (Acnur) a novembre dell’anno scorso 4 milioni 933mila 920 venezuelani sono emigrati alla ricerca di una vita migliore. Una migrazione solo comparabile con la diaspora siriana: 5 milioni 561mila 824 persone fuggite dalla guerra civile dal 2011 ai nostri giorni.

Queste cifre ci dipingono il quadro drammatico del Venezuela odierno.

“Non ho mai visto tanta sofferenza nei volti di Venezuela -ha commentato, con rammarico, la giornalista ed analista Beatriz Aguilar nei suoi social-network -. Nemmeno un sorriso nei bambini né una morta degna per gli anziani. Tante le famiglie deambulando fameliche. Una fotografia dantesca ovunque”

Roberto Romanelli