“La nostra maturità surreale, ma l’emozione resta”

Uno studente durante la prova orale all'esame di maturita' al liceo scientifico statale Volta durante l'emergenza Coronavirus a Milano
Uno studente durante la prova orale all'esame di maturita' al liceo scientifico statale Volta durante l'emergenza Coronavirus a Milano, 17 giugno 2020.ANSA/Mourad Balti Touati

ROMA. – Entrando in quella scuola in cui da mesi non hanno più messo piede, ansia, preoccupazione, paura, hanno fatto capolino. Ma un’ora dopo ne sono usciti pieni di gioia, leggeri, tra applausi, sorrisi e qualche pianto. E’ andata in onda stamane la ‘maturità del Covid 19′, con un’unica prova orale ma che per i quasi 500 mila maturandi ha comportato un forte stress emotivo al pari dei maturandi di sempre.

L’isolamento, la didattica a distanza, il non potersi confrontare con i docenti ha reso per moltissimi ragazzi più dura e faticosa la preparazione dell’esame. Ma i docenti lo hanno capito e si sono dimostrati attenti, sensibili, scrupolosi come sempre.

C’è stato anche chi, come Martina, studentessa modello di un istituto romano, al momento di esporre le proprie riflessioni sull’ultimo periodo di isolamento, è scoppiata a piangere mentre raccontava di aver imparato ad apprezzare le piccole-grandi cose che si hanno ma a cui non dava, prima, il giusto valore.

Claudia, studentessa del Mamiani, storico liceo della capitale è arrivata per prima stamane, poco prima delle 8, trafelata, jeans e maglia marrone, struccata, capelli sciolti, sorriso tirato. Dietro di lei il papà: “ma non entrerò ad assistere all’esame”, ha rassicurato subito il genitore, rivolgendosi alla figlia. E’ poi uscita un’ora dopo raccontando di una “maturità surreale” ma di professori comprensivi, davanti ai quali ha parlato in modo spedito, utilizzando il pc, facendo collegamenti tra le materie, dopo aver messo la mascherina quando si è avvicinata ai docenti e averla abbassata quando è tornata al suo posto, che era in cattedra, con gli insegnanti disposti a semicerchio intorno a lei, distanti 2 metri. “Mi sono mancati i riti della notte prima degli esami”, ha raccontato.

Invece Francesco, di un liceo del centro storico di Napoli, si è visto con i compagni “ma non è stata quella ‘festa’ in cerca di coraggio che avremmo voluto. Eravamo in pochi, non tutta la classe, proprio per evitare qualsiasi problema”. La mitica “Notte prima degli esami” è stata cantata, accompagnata dalla chitarra, davanti a diversi istituti in giro per l’Italia.

“I ragazzi oggi erano molto emozionati – ha detto al termine della prima giornata di esami Federica Granato, docente di storia dell’arte all’Istituto superiore Amaldi di Roma – sono entrati un po’ spaesati e li abbiamo guidati da lontano per spiegare loro dove sedersi, cosa firmare e come maneggiare il pc, visto che non ci siamo potuti avvicinare. Questo mi ha messo un po’ di tristezza, non abbiamo neppure potuto dar loro la stretta di mano finale che io trasformavo sempre in abbraccio accademico. Però erano tutti molto preparati”.

In alcune scuole lo studente è stato fatto sedere dietro una barriera in plexiglass, in altre è stata data la possibilità di scelta allo studente; in altre ancora gli esami si sono tenuti dentro la palestra o in gazebo allestiti all’esterno o in sala professori o nell’aula magna.

“Sembra un po’ di stare in ospedale o in un film”, ha commentato Jean-Claude Arnaud, dirigente scolastico al liceo Berti di Torino, a proposito delle misure di sicurezza adottate. E Tommaso De Luca, dirigente scolastico dell’Itis Avogadro di Torino ha spiegato: “Più su di noi, a livello di misure di sicurezza, ci sono solo gli ospedali”.

Ci sono poi i ragazzi che hanno affrontato la maturità nelle aree del sisma, già provati da quei tragici eventi di 4 anni fa. “L’amarezza di non poter sostenere l’esame di maturità nella sua pienezza, con tutte le sue prove scritte e i suoi riti, comprese le ansie, resterà per sempre”, hanno raccontato Beatrice Franconi e Lucia Temperi, studentesse del liceo Scientifico di Camerino ed entrambe di Ussita, uno dei borghi dell’Appennino marchigiano devastati dai terremoti del 2016. “Il sisma -hanno rivelato- ci ha segnato ma l’esperienza del Covid di più”.

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, intervenuta stamane all’istituto Quarenghi di Bergamo, ha rassicurato i ragazzi: “Sono certa che, quando riguarderete al periodo che abbiamo vissuto penserete che siete state forti, coraggiosi. Dovete essere orgogliosi di voi, perché siete nella storia”.

(di Valentina Roncati/ANSA)