Covid uccide anche la solidarietà, giovani contro anziani per le cure

Anziani in una casa di riposo.
Anziani in una casa di riposo.

ROMA. – Giovani contro anziani, in maniera del tutto inedita. Dove il covid non ha ucciso fisicamente lo ha fatto in altri modi, azzerando la solidarietà e incattivendo gli under 40, spesso meno garantiti lavorativamente, nei confronti degli over 65, molti dei quali più solidi dal punto di vista economico: 5 giovani su 10 in emergenza “vogliono penalizzare gli anziani nell’accesso alle cure e nella competizione sulle risorse pubbliche”.

E’ il ritratto che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Censis-Tendercapital dal titolo “La silver economy e le sue conseguenze nella società post Covid-19”. “Un nuovo rancore sociale, alimentato e legittimato da una inedita voglia di preferenza generazionale nell’accesso alle risorse e ai servizi pubblici, legata alla visione del longevo come privilegiato dissipatore di risorse pubbliche”, è una delle conclusioni del rapporto.

La pandemia ha creato anche una spaccatura intergenerazionale: da una parte gli over 65, mediamente in buona salute, solidi economicamente, con vite appaganti e una riconosciuta utilità sociale, dall’altra i giovani. Il 49,3% dei millennials (ovvero chi ha tra i 23 e i 39 anni, il 39,2% della popolazione) ritiene che nell’emergenza sia giusto che i giovani siano curati prima degli anziani; inoltre il 35% dei giovani (il 26,9% nel totale della popolazione) è convinto che sia troppa la spesa pubblica per gli anziani a danno dei giovani.

Di tenore totalmente opposto la visione della vita post covid da parte degli anziani che, anche se hanno visto morire tanti coetanei nelle Rsa e negli ospedali, non si sono persi d’animo e guardano al futuro con un inedito ottimismo. Il 32,8% si dice ottimista, contro il 10,4% dei millennial e il 18,1% degli adulti.

Analogamente, i longevi sono anche i più positivi sulle chance di ripresa dell’Italia (20,9%), mentre crolla in questo caso la fiducia dei millennial (4,9%). Le conseguenze economiche della pandemia hanno coinvolto meno gli anziani: il 90,7% nel lockdown ha continuato a percepire gli stessi redditi, di contro troviamo i millennial con il 44,5% e gli adulti al 45%.

Tuttavia, con le drastiche misure di confinamento adottate per arginare il contagio da Covid-19, sono aumentati per gli anziani i costi sociali e molti sono stati costretti a rinunciare alle abitudini quotidiane, agli incontri con amici e familiari (74,6%), ad andare dal parrucchiere, barbiere, estetista (50,7%), a fare passeggiate in centro o nei parchi urbani (46,8%), a partecipare a riti e cerimonie religiose (41,3%), viaggiare (38,3%), fare gite fuori porta (27,9%), andare al cinema, teatro, concerti (26,7%).

E poi la drammatica vicenda delle Residenze sanitarie per anziani, con strutture divenute veri e propri amplificatori di contagio da virus. Secondo Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, “il Rapporto evidenzia una ferita tra generazioni; la sfida è tuttavia quella di leggerla alla luce di un ciclo di lungo periodo, tenendo conto che prima del contagio gli anziani erano più predisposti a cedere parte del loro reddito ai figli o ai nipoti, mentre il quadro che sembra ora emergere è quello di un atteggiamento di maggiore controllo da parte dei primi volto a riprendere padronanza della propria capacità finanziaria”.

Per Moreno Zani, Presidente di Tendercapital, “il Rapporto ci offre un quadro completamente modificato rispetto alla situazione precedente al Covid-19, in cui emerge che i giovani hanno un certo rancore nei confronti degli anziani”.

Pier Paolo Baretta, Sottosegretario al Ministero dell’Economia, ha sottolineato che “le politiche pubbliche devono tener conto dell’alto numero di persone anziane che hanno una notevole capacità di spesa, oltre che un ruolo sociale considerevole nei confronti dei giovani. Occorre, però, rimarginare la rottura generazionale che sembra emergere dal Rapporto, attraverso politiche che da un lato favoriscano l’occupazione e, dall’altro, contribuiscano a sviluppare un nuovo modello di welfare orientato alla tutela della salute”.

(di Simona Tagliaventi/ANSA)