Da Lisbona a Delhi, dietrofront sulle riaperture

Un giovane con mascherina a Belgrado, Serbia.
Un giovane con mascherina a Belgrado, Serbia. (Ansalatina)

ROMA.  – Il focolaio di Mondragone è solo una delle tante spie che il coronavirus non ha abbandonato le aree del mondo dove si pensava che la tempesta fosse passata. Lontano dall’epicentro americano, infatti, si registrano numerosi episodi di recrudescenza del Covid-19, dall’Europa all’India e al Medio Oriente. Che hanno provocato ritardi, ed in certi casi vere e proprie marce indietro, nelle tanto attese riaperture.

La strada intrapresa dal Covid sembrava lineare, con un percorso da est a ovest, ed un epicentro passato dalla Cina all’Europa, fino all’America, ultima vittima in ordine di tempo della violenza della pandemia.

Poi però è accaduto che il virus ha ripercorso i suoi passi, risvegliandosi a Pechino, sempre in un mercato alimentare. Costringendo le autorità a richiudere la città ed a effettuare test di massa. L’emergenza, grazie al tempismo nelle contromisure dettato dall’esperienza, sembra rientrata, ma quanto accaduto là dove tutto è cominciato dimostra che la guardia non si può abbassare.

Un’ulteriore prova che siamo ancora in presenza di una pandemia è arrivata dal Vecchio Continente, dove l’Oms ha registrato un aumento dei casi settimanali, per la prima volta da mesi.

A cominciare dalla Germania, uno dei paesi usciti meglio dalla prima ondata, e che invece negli ultimi giorni è stata costretta a ripristinare il lockdown in un distretto nel Nord Reno Vestfalia, dopo un cluster scoppiato in un’azienda di carne, con oltre 1.500 impiegati infettati. In questa situazione, diversi Land hanno deciso di non accettare visitatori in arrivo da quella regione.

La febbre è tornata alta nei Balcani, inducendo alcuni paesi a reintrodurre talune delle restrizioni già abolite nelle scorse settimane. In Slovenia, ad esempio, è stato ripristinato l’obbligo della mascherina nei luoghi al chiuso e sui mezzi del trasporto pubblico.

La Croazia, dove il 5 luglio si vota per le legislative, ha imposto nuovamente la quarantena di due settimane per gli arrivi da Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Macedonia Nord.

Anche a Belgrado si valuta un ritorno alla fase di emergenza: nel paese non sono in pochi a giudicare troppo precipitosa la decisione di abolire del tutto il limite ai raduni all’aperto.

Guardando all’Atlantico, in Portogallo i residenti di 19 quartieri nella periferia nord di Lisbona saranno confinati nuovamente nelle loro case dal 1 luglio, almeno due settimane.

Nel resto del mondo, anche l’India è stata costretta a ritardare alcune riaperture e ha prolungato il blocco dei treni fino al 12 agosto. Perché il record di 17mila nuovi contagi registrato nelle ultime 24 ore non promette nulla di buono.

In Israele giovedì è stata registrata la “peggiore giornata da aprile”, come hanno sottolineato i media. E le affollate spiagge di Tel Aviv hanno chiuso.

In Turchia, invece, da domani scatterà un mini-coprifuoco in concomitanza con gli esami nazionali per l’accesso alle facoltà universitarie (Yks) e non si escludono altri lockdown mirati nelle aree a maggior rischio, nonostante le rassicurazioni per tentare di salvare la stagione turistica.

(di Luca Mirone/ANSA)