Bonafede sprona il Parlamento: “Fare la riforma dei processi”

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in aula alla Camera durante le comunicazioni sull'amministrazione della giustizia,
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in aula alla Camera durante le comunicazioni sull'amministrazione della giustizia, Roma, 28 gennaio 2020. ANSA/ANGELO CARCONI

FIRENZE. – Velocità, celerità. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sente la necessità di un’accelerazione nella riforma del processo. Ed esorta il Parlamento a prendersene carico, come sede naturale e come luogo idoneo di risposta legislativa sulla questione. Bonafede ne ha parlato a Viareggio (Lucca). Il tema non è di per sé inedito. Il luogo per dirlo, invece, sì.

In modo discreto il Guardasigilli – presenza la sua tra l’altro inaspettata – ha partecipato alla messa che ricorda le 32 vittime della strage ferroviaria del 29 giugno 2009, unica iniziativa ‘istituzionale’ collettiva prevista causa Covid oggi nell’11/o anniversario del disastro. Ed è all’uscita dalla messa, dopo aver incontrato i familiari delle vittime, che ha detto ai giornalisti: “C’è una riforma del processo penale che è del Parlamento e che deve andare avanti con velocità perchè è un’esigenza che hanno tutti i cittadini italiani”.

Lo ha detto dopo un commento sulla prescrizione, “una legge – ha confessato – di cui vado orgoglioso, che ho portato avanti anche insieme ai familiari delle vittime della strage di Viareggio, e che ho sempre definito legge di civiltà”. Ma “adesso – ha quindi rilanciato – è importante concentrarci sulla celerità dei tempi del processo”, che “è un’esigenza che hanno tutti i cittadini italiani, sia sul processo penale che sul processo civile”.

“Non basta dire che abbiamo superato il vecchio regime normativo della prescrizione, adesso i cittadini chiedono che ci sia un processo che abbia tempi brevi e, nei limiti del possibile, certi”, ha affermato Bonafede esprimendosi come se sentisse l’impellenza di dare risposte, di indicare nuovi (e vecchi) obiettivi.

Lo ha fatto chiamando in causa, con buona tattica, le competenze di Camera e Senato situate oltre quelle del Governo e, in teoria, recettive di contributi più ampi. Di prescrizione Bonafede stava parlando perché la riforma veniva chiesta anche dai familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio, i quali nei processi, dove pure ci sono state condanne per vertici delle Fs e per manager privati, hanno visto prescrivere i reati “di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime”.

Un processo più rapido, è convinzione condivisa, avrebbe evitato questo. Sulla strage delle 23.48 del 29 giugno 2009 ora, spiega Marco Piagentini, superstite del disastro, riferimento per gli altri familiari, in attesa che sia fissata la data della Cassazione, “i capi d’imputazione rimasti a rischio sono il disastro ferroviario e l’omicidio colposo plurimo, che per fortuna restano in piedi perché c’è l’aggravante dell’incidente sul lavoro”.

I familiari delle vittime di Viareggio comunque sanno guardare oltre la propria vicenda e propongono “l’interruzione della prescrizione nei processi con imputati per disastro colposo, pensiamo per esempio anche a Genova”. Secondo Bonafede lo Stato deve ringraziare i familiari delle vittime di Viareggio: “Ci sono battaglie – ha spiegato – che sono di tutti i cittadini e loro hanno sempre dimostrato di portare avanti battaglie che andassero oltre la ‘vicenda Viareggio'”, perché “vogliono che quello che è successo a loro non capiti ad altri e si battono per diffondere la cultura della sicurezza e della legalità”.

(di Michele Giuntini/ANSA)