Fumo e Covid, l’Oms conferma i pericoli

Fumare fa male sempre, ancor più in tempo di Covid-19
Fumare fa male sempre, ancor più in tempo di Covid-19. (salute.gov.it)

ROMA. – Fumare tabacco è associato ad un aumento delle forme gravi e di morte nei pazienti Covid-19. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) torna a puntare l’attenzione sui pericoli derivanti dal fumo e lo fa pubblicando sul portale una revisione dei lavori scientifici finora pubblicati.

Il fumo, ricorda l’agenzia delle Nazioni Unite, provoca 8 milioni di morti ogni anno a causa di malattie cardiovascolari, disturbi polmonari, tumori, diabete e ipertensione ed è anche un noto fattore di rischio per malattie gravi e mortali per molte infezioni respiratorie.

Per questo, nell’ambito dell’emergenza Covid-19, molti ricercatori hanno cercato di capire se i fumatori fossero più o ugualmente a rischio del resto della popolazione. A causa della natura preliminare dei numerosi studi pubblicati durante la pandemia, quelli in prestampa sono stati esclusi dalla revisione dell’Oms mentre 34 studi peer-reviewed hanno soddisfatto i criteri di inclusione.

L’evidenza disponibile, spiega l’Oms, “suggerisce che il fumo è associato ad un aumento della gravità della malattia e della morte nei pazienti ospedalizzati Covid-19. Sebbene sia probabilmente correlato alla gravità, non è stata trovata alcuna prova per quantificare il rischio per i fumatori di esser ricoverati in ospedale con Covid-19 o di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2. Per rispondere a queste domande – conclude – sono necessari studi basati sulla popolazione”.

A far parlare, era stato, ad aprile, uno studio osservazionale francese condotto da ricercatori dell’Istituto Pasteur e del Collége de France che aveva invece messo in luce il ruolo protettivo della nicotina contro il Sars-Cov-2. L’ipotesi era basata sul fatto che fissandosi sul recettore cellulare utilizzato anche dal coronavirus, la nicotina lo trattenga dal fissarsi, bloccando così la sua penetrazione nelle cellule. Lo studio, tuttavia, era basato sull’osservazione di pazienti ai quali la sostanza era stata veicolata attraverso cerotti, non attraverso il fumo.

A puntare l’attenzione sulla pericolosità di quest’ultimo nel contesto della pandemia, invece, erano già stati l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute. Il fumo, si legge sul sito web di quest’ultimo “facilita le infezioni respiratorie veicolando più volte al giorno nell’apparato respiratorio 7000 e più sostanze tossiche e favorendo la paralisi delle ciglia vibratili, uno dei principali meccanismi di difesa della mucosa bronchiale. Il conseguente ristagno di muco e la riduzione delle difese immunitarie causata dal fumo, facilitano infezioni da parte di virus e batteri”. Inclusa quella da nuovo coronavirus.

(di Livia Parisi/ANSA)