Conte a Lisbona e Madrid, nodo Mes convitato di pietra

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al telefono nel suo studio a Palazzo Chigi.
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al telefono nel suo studio a Palazzo Chigi. (Ufficio Stampa Palazzo Chigi)

LISBONA. – L’asse del Mediterraneo, in vista del Consiglio Ue del 17-18 luglio, nelle prossime 48 ore si mostrerà in tutta la sua plasticità: Giuseppe Conte, Pedro Sanchez e Antonio Costa sono infatti protagonisti di una girandola di bilaterali che per consolidare una linea comune per piegare le ultime rimostranze dei Paesi “frugali” sul Recovery Fund.

Oggi Lisbona ha ospitato il faccia a faccia tra Costa e Sanchez. Domani toccherà al premier Giuseppe Conte volare al Palazzo di Sao Bento, sede del governo portoghese. Il cerchio si chiuderà mercoledì, con il faccia a faccia tra Conte e Sanchez alla Moncloa.

E’ la prima missione post-Covid del premier italiano. Ed una missione quasi interamente votata al negoziato Ue. Una trattativa sulla quale, ancora nel pomeriggio, il primo ministro olandese Mark Rutte frenava: “non c’è nessuna fretta per l’accordo”.

Ma, al di là del Recovery Fund, il convitato di pietra dei due bilaterali di Conte sarà il Mes. Né la Spagna, né il Portogallo hanno chiesto la sua attivazione sebbene, soprattutto in Spagna, ci sia una certa pressione degli enti locali, a cominciare dalla Catalogna.

Conte, sul Mes, continua a non avere fretta, sebbene l’ok alla sua attivazione potrebbe agevolare il negoziato sul Recovery Fund. Del resto, a fare da sponda alla strategia del premier, ci sono le affermazioni di Marco Buti, capo di gabinetto del commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni.

“Il Mes è disponibile per due anni, non c’è bisogno di usarlo ora”, spiega il funzionario europeo. Conte, di certo, vuole scavallare il guado di luglio. Qualsiasi risoluzione, anche pro-Mes, che si discosti dalla strategia del premier, non potrebbe essere accettata. E quando il 15 luglio Conte si presenterà in Parlamento prima di volare a Bruxelles sarà il Recovery Fund il principale e forse unico oggetto del suo discorso.

Quella di Conte è una strategia quasi obbligata. Il muro nel M5S contro il Mes è tutt’altro che abbattuto. Il sì al fondo, prima che non si sia concluso l’accordo sul Recovery Fund, spaccherebbe il Movimento, passerebbe grazie ai voti di Pd, Iv e Fi e, di fatto, metterebbe una pietra tombale su questa maggioranza.

“Oggi la priorità e il Recovery Fund, il Mes è diventato una bandierina”, taglia corto Stefano Buffagni dalle pagine del Messaggero proponendo quella che nel Movimento considerano l’alternativa più conveniente al Mes: l’intervento della Bce sui titoli italiani.

Eppure, spiega Nicola Giammarioli, numero due del fondo-Salva Stati, il Mes legato al Covid non comporta né clausole, né austerity e permetterebbe all’Italia di risparmiare almeno 500 milioni l’anno sui tassi di interesse. Una exit strategy, per Conte, potrebbe essere rappresentata dalla richiesta del fondo fatta da altri Paesi, proprio come Spagna e Portogallo. Anche perché, a Palazzo Chigi, non c’è alcuna voglia di esser primi, tra i grandi Paesi europei, a chiedere il fondo.

Conte e Costa parleranno soprattutto dell’impianto di fondi Ue. Il Portogallo, tra l’altro, avrà la presidenza europea nel primo semestre del 2021, quando il Recovery Fund sarà concretamente erogato. La linea da tenere è pressoché identica: la proposta della commissione Ue, fatta di 500 miliardi da erogare a fondo perduto e 250 in prestiti è la stella polare.

Solo minime variazioni potrebbero ottenere l’ok di Spagna, Portogallo e Italia. Il jolly, almeno per Roma, è mettere il veto ai cosiddetti “rebates” – gli sconti per il mancato uso dei fondi Ue – tanto cari ai falchi del Nord.

Costa e Conte parleranno anche di come riavviare il turismo, ribadendo la contrarietà a qualsiasi discriminazione all’interno dell’area Schengen. E faranno un giro di orizzonte sui rapporti bilaterali, forti di un interscambio commerciale pari a 6,3 miliardi, nel 2018.

In Italia, però conteranno soprattutto le parole sul Mes. Il pressing del Pd resta fortissimo, il blitz di Iv costantemente dietro l’angolo. “Il M5S interpelli il suo popolo”, è l’appello della sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. E l’ipotesi che alla fine sia la piattaforma Rousseau a decidere il destino del Mes non è poi così peregrina.

(dell’inviato Michele Esposito/ANSA)