Egitto libera uno studente Usa, prosegue la campagna per Zaky

Una immagine del ricercatore egiziano Patrick George Zaky.
Una immagine del ricercatore egiziano Patrick George Zaky. ANSA

BOLOGNA. – Ha trascorso 500 giorni in carcere in Egitto per aver esibito in piazza al Cairo un cartello che chiedeva libertà per i prigionieri politici egiziani ma oggi è libero ed è tornato negli Stati Uniti, dove viveva con doppia cittadinanza. Dopo mesi di pressione dell’amministrazione Trump, Mohamed Amashah, 24 anni, studente di medicina, è stato scarcerato ed è tornato a casa.

Segno che le pressioni “pagano”, sottolinea Amnesty International, che tiene alta l’attenzione sulla sorte di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna in carcere in Egitto per reati d’opinione da oltre 150 giorni.

“Certo 500 giorni di carcere per uno studente che aveva solo innalzato un cartello per chiedere la libertà per i prigionieri è un tempo enorme – ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – Però questa storia ci insegna che le pressioni a un certo punto pagano”.

Il presidente americano Donald Trump, continua Noury, “è riuscito a far scarcerare un cittadino egiziano e americano. Speriamo che Giuseppe Conte, che vanta e rivendica rapporti ottimi con Al Sisi, riesca a fare molto prima per ottenere la scarcerazione di un cittadino egiziano e onorario bolognese”.

Mohamed Amashah è stato detenuto senza processo in una prigione egiziana per quasi 500 giorni dopo l’arresto nel 2019 mentre esibiva un cartello al Cairo in piazza Tahrir. Prima di imbarcarsi per tornare a casa, a New Jersey City, ha dovuto rinunciare alla cittadinanza egiziana come condizione per la sua liberazione.

Al pari di migliaia di prigionieri politici in Egitto, lo studente è stato tenuto in detenzione preventiva con l’accusa di aver “fatto un uso improprio dei social media” e di aver “aiutato un gruppo terroristico”. In base alle leggi anti terrorismo, i procuratori egiziani hanno usato spesso queste accuse per ottenere il rinnovo dei 15 giorni di detenzione pre-processuale per mesi o anni, spesso con scarse prove.

Un rituale giudiziario al quale adesso è sottoposto Patrick George Zaky, 29 anni, studente egiziano che a Bologna frequentava un master europeo fino al giorno prima di imbarcarsi su un aereo per Il Cairo per qualche giorno di vacanza, a inizio febbraio.

Tra le accuse che gli vengono rivolte, anche istigazione al terrorismo e alla violenza sulla base di alcuni post su Facebook da un account che i suoi legali definiscono un falso. Attualmente lo studente si trova nel maxi complesso carcerario di Tora, alle porte del Cairo. La prossima udienza per il rinnovo o meno della detenzione, dopo estenuanti rinvii, sarebbe fissata al 12 luglio.

Nei giorni scorsi l’Egitto ha annunciato una grazia per 530 detenuti per decongestionare le carceri e Amnesty chiede che il Governo italiano faccia pressione affinché lo studente dell’Alma Mater possa beneficiarne. Pochi giorni fa alla famiglia del ragazzo è stata recapitata una sua lettera dal carcere: “Sto bene, mi mancate, tornerò libero”, ha scritto.

Ieri il consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno per conferirgli la cittadinanza onoraria.

(di Stefania Passarella/ANSA)