Multe e pene fino a 16 anni per aggressioni a medici

Un gruppo di medici riuniti in assemblea. Sciopero
Un gruppo di medici riuniti in assemblea.

ROMA. – E’ più vicina l’approvazione della legge contro le aggressioni in corsia. Il ddl ha ricevuto stamattina il via libera all’unanimità in Commissione Igiene e Sanità del Senato ed è pronto a tornare, per la terza volta, in Aula per il via libera definitivo. Da molto tempo atteso da tutto il comparto della sanità, il provvedimento prevede un inasprimento di pene e sanzioni per chi aggredisce medici o operatori sanitari, campagne informative, un Osservatorio nazionale e una Giornata di sensibilizzazione ad hoc.

“Li abbiamo applauditi, osannati, elogiati durante l’emergenza Covid – è il commento del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri – ma questo è un primo passo concreto nel riconoscere loro ciò che subiscono da anni, prima ancora che arrivasse il virus”.

Secondo un sondaggio del sindacato Anaao Assomed, il 65% dei medici afferma di essere stato vittima di aggressioni fisiche o verbali, soprattutto tra chi lavora al Pronto Soccorso. Mentre a essere aggrediti sono anche circa 5.000 infermieri l’anno, secondo la Federazioni degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). Si tratta però di stime. In molti casi, infatti, questi episodi non vengono denunciati.

Per arginare questo fenomeno, divenuto vera e propria emergenza di sanità pubblica, il disegno di legge prevede la procedibilità d’ufficio, senza la querela della persona offesa. Il provvedimento, voluto dall’ex ministro Giulia Grillo, aveva già avuto il via libera dell’Aula del Senato e della Camera.

Prevede pene fino a 16 anni e sanzioni fino a 5.000 euro per chi aggredisce medici o operatori sanitari in servizio. Prevede poi il monitoraggio dei cosiddetti “eventi sentinella”, che spesso anticipano le violenze. Inoltre, istituisce l’Osservatorio Nazionale con cui verrà monitorata l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione a garanzia di medici, infermieri ed operatori socio-sanitari.

L’articolato prevede la promozione di “una corretta comunicazione e informazione per fermare sul nascere gli episodi di aggressioni e violenze”. E, a tale scopo, istituisce una Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari.

“Oggi abbiamo fatto un altro passo importante verso l’approvazione definitiva del ddl”, è il commento del capogruppo M5s in Commissione, Elisa Pirro. “Si tratta – conclude – di un testo importantissimo che darà un’arma in più” per “difendere chi ha scelto di dedicare la propria vita a curare e aiutare gli altri”.

Tra gli altri provvedimenti in esame in Commissione Sanità di Palazzo Madama, vi è anche quello per l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia, nell’ambito del quale è stata ascoltata in audizione l’Associazione Italiana contro Leucemie (Ail).

L’infermiere a domicilio, secondo Ail, dovrebbe essere una figura ben integrata all’interno di un ripensamento generale dell’assistenza territoriale, così come inquadrata nell’ultimo Patto per la Salute. Inoltre andrebbe prevista formazione specializzata e integrazione con le associazioni di volontariato.

(di Livia Parisi/ANSA)