Coronavirus: milioni a pioggia per l’arte in Usa

Il Guggenheim Museum a New York.
Il Guggenheim Museum a New York.

NEW YORK. – Pioggia di milioni di dollari su musei e gallerie negli Usa, ma i sussidi concessi in prestito all’inizio della pandemia dal Congresso americano per mitigare i danni finanziari per piccole e medie imprese non sono bastati a evitare i licenziamenti.

Il programma Paycheck Protection Program (PPP) doveva servire a aziende con meno di 500 dipendenti a mantenere lo staff, ma a conti fatti non è stato così: secondo i dati raccolti da media specializzati nelle ultime settimane svariate centinaia di posti di lavoro nel settore delle arti sono saltati.

Lentamente e tra mille precauzioni alcuni musei e gallerie hanno cominciato ad aprire le porte ai visitatori (questo fine settimana è la volta di quelli della Valle dell’Hudson alle porte di New York), ma nel corso dell’ultimo mese 17 musei hanno mandato a casa oltre 1.350 dipendenti, ha calcolato Artnet News.

Tagli all’organico sono stati fatti da San Francisco Museum of Modern Art, Philadelphia Museum of Art, Brooklyn Museum e Walker Art Center di Minneapolis. A New York anche il Guggenheim e il Withney, pur avendo ricevuto fondi federali per alcuni milioni di dollari, hanno ridotto il personale. Così anche la galleria David Zwirner, che ha incassato due prestiti per un totale tra i 3 e i 7 milioni di dollari ma la scorsa settimana ha mandato a casa 40 persone.

La crisi da Covid-19 ha investito il mondo dell’arte come un tornado: “La maggior parte dei musei, anche se non tutti, hanno combattuto per tenere lo staff il più a lungo possibile, ma dopo un prolungato periodo di chiusura decisioni difficili sono risultate inevitabili”, ha detto a ArtNet Adrian Ellis, fondatore di AEA Consulting.

Secondo uno studio del 2016 di SMU DataArts, in media un museo d’arte americano ha un capitale operativo di appena un mese e mezzo: un cuscinetto insufficiente a far fronte a un’emergenza che a questo punto dura da oltre tre mesi. Il programma PPP prevedeva sussidi per un totale di 350 miliardi da spendere nell’arco di otto settimane sulle paghe del personale. Molti licenziamenti hanno coinciso con la fine dei prestiti, ma anche con la conclusione dell’anno fiscale, un momento in cui arriva il momento di ripensare il budget.

L’iniziativa federale era stata criticata per come i fondi erano stati distribuiti non solo a piccole imprese ma anche a grandi corporation: secondo i calcoli di Hyperallergic hanno beneficiato del programma 60 gallerie “blue chip” tra cui, oltre a Zwirner, Hauser & Wirth (sia a New York che in California), Gagosian e Pace più tanti musei importanti: solo a New York, oltre a Whitney, Guggenheim e Brooklyn Museum, hanno ricevuto sovvenzioni tra i due e i cinque milioni di dollari la Frick Collection, il museo memoriale dell’11 settembre e il Jewish Museum.

(di Alessandra Baldini/ANSA)