Trump tenta la rimonta: “Io presidente della gente”

Donald Trump bacia la primogenita Ivanka.
Donald Trump bacia la primogenita Ivanka. (Ansa)

WASHINGTON.  – Il “presidente della gente”, lontano dall’elite e allergico all’establishment, e che come mai nessuno nella storia americana aiuta le famiglie, le piccole imprese.  Quel mondo che i democratici, ormai ostaggio della sinistra radicale, vorrebbero soffocare aumentando le tasse e distruggendo l’economia.

Donald Trump dal prato della Casa Bianca lancia così la sfida ufficiale a Joe Biden, per quelle che si preannunciano come elezioni all’ultimo voto. Al suo fianco Ivanka Trump, la sua figlia prediletta a cui regala una vetrina fondamentale per la futura carriera politica.

Per il tycoon è la notte più lunga, il discorso forse più importante della sua avventura fuori dal mondo degli affari, quello da cui si attende una svolta in grado di regalargli un rimbalzo che a poco più di due mesi dall’Election Day gli faccia colmare lo svantaggio accumulato nei sondaggi.

Una svolta, proprio come quella che arrivò dopo la convention republicana del 2016, trampolino di lancio verso un trionfo insperato. Oggi però il clima nel quale Trump tiene il discorso di accettazione della nomination repubblicana è completamente diverso da quattro anni fa.

Non solo il dilagare di una pandemia sottovalutata e che ha complicato oltremodo tutti i piani del tycoon. Trump prende la parola nel pieno di una nuova ondata di proteste antirazziste e contro la polizia violenta, e nel giorno in cui un altro milione di persone ingrossa le fila dell’esercito dei disoccupati e il Pil Usa crolla di oltre il 30%, certificando una recessione senza precedenti. Nelle ultime ore anche l’emergenza uragano in Texas e Louisiana.

Ordine pubblico ed economia, i due pilastri su cui Trump ha voluto ancora una volta costruire la sua campagna elettorale,  vacillano. Eppure per il tycoon l’unico modo per contrastare tutto ciò rimangono la dottrina dell’America First, da declinare dalla politica economica alla politica estera, e il mantra del “Law and Order”, il pugno duro contro chi vuole dipingere l’America come razzista e fomentare l’anarchia e l’odio verso le forze dell’ordine.

L’attacco a Biden è durissimo, dipinto (usando le parole di Mike Pence) come il “cavallo di Troia” della sinistra più estrema, un ex vicepresidente ostaggio di chi vuole trasformare l’America in un Paese socialista come il Venezuela. “L’agenda dei democratici e di Joe Biden è la più estremista mai presentata da un candidato presidenziale”, afferma Trump. Il presidente non rinuncia nemmeno a una provocazione, proponendo di sottoporre “Sleepy Joe” a una sorta di test antidoping prima del prossimo duello tv: “Ultimamente lo vedo troppo sveglio”, ironizza.

Poi la smentita di un partito alle sue spalle diviso e che rema contro: “Il partito repubblicano è pronto ad andare avanti unito e determinato. Ed è pronto a dare il benvenuto a milioni di democratici e indipendenti e a tutti coloro che credono nella grandezza dell’America e nel cuore degli americani”.

Parole che sono anche un modo per esorcizzare le preoccupazioni dopo la notizia che oltre cento ex membri degli staff elettorali di John McCain e Mitt Romney, due ex candidati presidenziali del partito repubblicano, hanno dato il loro endorsement a Biden. Senza contare il peso della rottura con alcuni totem del partito come George W.Bush.

Intanto non si placano le polemiche per la scelta della Casa Bianca per il discorso di accettazione della nomination, con la residenza presidenziale per tradizione mai teatro di evento politici e di partito.

E poi le critiche per l’invito a parlare nella giornata più importante della convention a Rudy Giuliani, l’ex “sindaco d’America” che guidava New York ai tempi dell’11 settembre divenuto poi controverso legale personale del tycoon e coinvolto nelle oscure trame dell’Ucrainagate.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)