Referendum, perché invitiamo a votare NO

Referendum, perché votare no

Perché invitiamo a votare “No” nel referendum che si svolgerà tra appena due settimane? Il 20 e 21 settembre, in Italia, i cittadini, in coincidenza con le elezioni amministrative e regionali, sono chiamati ad esprimersi sulla riforma costituzionale. E cioè, sul taglio dei parlamentari. Anche i connazionali all’estero potranno partecipare. Riceveranno un plico con la scheda che, una volta votata, dovranno far pervenire al Consolato di riferimento entro e non oltre le ore 16 del 15 settembre. Ora e giorno sono tassativi.

Il voto più che un diritto è un dovere. Lo è ancor di più per noi che viviamo all’estero. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. È l’unico strumento democratico di partecipazione. Ci permette di esprimere le nostre opinioni, di fissare posizione sui problemi che affliggono il Paese e di incidere su situazioni che, direttamente o indirettamente, segneranno il nostro futuro. È anche una maniera di manifestare quanto ci è a cuore l’Italia. Partecipare, quindi, non è una opzione. È un dovere.

In questa occasione, i connazionali sono chiamati ad esprimersi sul referendum costituzionale che propone di modificare gli articoli 56, 57, 59. In stretta sintesi, si chiede agli italiani di ridurre il numero dei parlamentari. Qualora fosse approvato, il numero dei deputati passerebbe da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.

La proposta è una promessa elettorale del Movimento 5 Stelle basata sulla considerazione che, al ridurre la presenza parlamentare, si otterrà un importante guadagno in termini di spesa. In realtà, come dimostra l’Osservatorio dei Conti Pubblici dell’Università Cattolica, non sarebbe affatto così. I 500 milioni di euro a legislatura calcolati dal M5S in realtà sarebbero 285 milioni, pari allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. Una percentuale irrisoria. Il taglio nel numero dei deputati e senatori neanche si tradurrebbe in una maggiore efficienza del Parlamento. La riduzione della rappresentanza parlamentare non garantisce assolutamente la qualità umana, culturale e politica di chi la compone.

Il taglio del numero dei parlamentari, ormai da tempo, è al centro di dibattiti e di polemiche a volte dai toni aspri. Poco ci sarebbe da ridire sul Referendum se, così come è stata improntata la riforma, non fosse fine a sé stessa. Infatti, in essa prevale il taglio lineare dei parlamentari. Non tiene conto dei collegi elettorali, del rapporto tra elettori ed eletti, e del funzionamento del Parlamento. Inoltre, pone un grosso punto interrogativo sull’elezione del presidente della Repubblica. In sintesi, il Referendum non è il tassello di un mosaico di provvedimenti orientati a riformare l’assetto istituzionale del Paese nel suo complesso. Al contrario, la sua approvazione rischia di creare gravi squilibri in un paese che si trova a far fronte ad importanti sfide economiche e sociali.

Nel caso di tutti noi, italiani che viviamo all’estero, gli squilibri provocati dall’approvazione del Referendum sono ancora più evidenti. Inutile prolungarsi sull’inadeguatezza del momento. Di questo abbiamo già parlato nel nostro editoriale precedente. È sufficiente ricordare, comunque, che con il dilagare della pandemia è a rischio il nostro voto. E lo è soprattutto nei paesi di maggiore presenza italiana – leggasi Argentina, Brasile, Germania, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Venezuela -. Con oltre 20 Consolati chiusi, è difficile assicurare il voto a tutti gli aventi diritto. Detto ciò, quel che ci preme sottolineare, in questa occasione, sono altri aspetti che pregiudicano le nostre comunità.

Gli italiani all’estero, registrati all’Aire, sono circa 6 milioni, il 10 per cento dell’elettorato. L’Abruzzo, con quasi un milione e mezzo di elettori, oggi ha in Parlamento 14 deputati e 7 senatori. Con l’approvazione del Referendum, avrà 9 deputati e 4 senatori.  La Regione Lazio, con quasi 6 milioni di elettori, ha 58 deputati e 28 senatori. Con la riforma, avrà 36 rappresentanti alla Camera e 18 al Senato. La Circoscrizione estero, con oltre 6 milioni di cittadini, ha attualmente 12 deputati e 6 senatori. Qualora fosse approvato il Referendum, la nostra rappresentanza in Parlamento passerebbe a 8 deputati e 4 senatori.

Andiamo oltre. Un deputato, in Italia, rappresenta circa 150mila cittadini. Un senatore, poco più di 300 mila. Ad esempio, in Abruzzo, con la riforma, un deputato rappresenterà 145mila cittadini e un senatore 327mila. Ben diverso è il caso dei nostri rappresentanti in Parlamento. Infatti, un deputato eletto all’estero, con il taglio, rappresenterà 700 mila cittadini. Un senatore, un milione e 400mila. A questo punto ci si chiede, solo per fare un esempio: quale rappresentanza potrà avere un senatore eletto nella Circoscrizione America Settentrionale e Centrale o nella Circoscrizione America Meridionale? Quali costi dovrà sostenere un candidato per fare campagna in tutto il suo Collegio elettorale e quali, una volta eletto, per essere presente in ogni comunità, ascoltare i loro problemi per farsene eco presso i propri partiti e in sede parlamentare?

La democrazia non è un’opinione. Una Riforma Costituzionale dovrebbe essere motivo di profonda riflessione. Soprattutto se l’obiettivo è creare un sistema che rappresenti realmente tutti gli italiani, a prescindere dal luogo di residenza. Il taglio lineare dei parlamentari, senza troppi complimenti, è fine a sé stesso. La riforma, così come è stata concepita, non risponde alle necessità del Paese. È questa la ragione per cui intellettuali e tanti esponenti del Pd parlano di “minaccia per la democrazia”. Una riforma come quella proposta in questa occasione tende a favorire unicamente le correnti populiste presenti nell’agorà politico, e non certo i cittadini. Avrà solo l’effetto di creare una élite politica distante dal cittadino, di istituire un sistema più simile ad una oligarchia che alla democrazia diretta tanto elogiata dal M5S. Un Referendum come quello proposto pregiudica tutti gli italiani. Ma soprattutto noi residenti all’estero.

Ecco perché invitiamo a votare “No”.

Mauro Bafile