Boom di contagi e caos scuole, stretta in Francia

Cartello con indicazioni per coronavirus in un negozio a Parigi.
Cartello con segnalazioni per coronavirus in un negozio a Parigi. (Ansa)

PARIGI. – Cinquantamila nuovi positivi ogni settimana, quasi 10.000 soltanto nelle ultime 24 ore, e la Francia si prepara a un nuovo giro di vite. Le mascherine in strada e il distanziamento sociale non bastano più, la prima fase di quella che doveva essere la “convivenza con il virus” si sta rivelando più difficile del previsto.

E il Comitato scientifico che affianca il governo nella lotta all’epidemia “ha constatato il fallimento”, come titola oggi Le Monde su tutta la prima pagina.

Da 10 giorni la riapertura delle scuole ha complicato la situazione. Le autorità sanitarie ne hanno chiuse 32, più 524 classi che sono state rispedite a casa a fare lezione a distanza. Ma tutti i genitori sanno di casi di positività che si moltiplicano, soprattutto nei licei, e la preoccupazione aumenta.

Un fenomeno che sta esplodendo negli ultimi giorni è quello dell’ondata di banalissimi raffreddori, talvolta con qualche linea di febbre, che come ogni anno affligge tanti bambini al rientro a scuola. Ma quest’anno basta uno starnuto per spingere gli insegnanti a rispedire a casa gli scolari.

Gettando nel caos la famiglia coinvolta, dove il timore di diventare un focolaio si aggiunge alla difficoltà quotidiana di lasciare i più piccoli a casa per andare al lavoro. I medici di famiglia vengono sommersi di chiamate per qualche nasino che cola, i laboratori di analisi o i tendoni allestiti nelle strade per i tamponi vengono assaliti da folle sempre più numerose, code che comportano attese anche di oltre tre ore.

Per questo, il governo – in fretta e furia – ha comunicato ieri sera che i genitori costretti a rimanere a casa a causa dei bambini che non possono andare a scuola avranno diritto alla cassa integrazione per i giorni di assenza. Dal Consiglio di difesa, il governo in formazione ristretta ricevuto all’Eliseo, si attende domani una nuova stretta sui comportamenti. Il presidente del Consiglio scientifico, Jean-François Delfraissy, ha anticipato ieri “decisioni difficili” ma indispensabili per l’esecutivo.

Oggi il presidente Emmanuel Macron ha cercato di non agitare ulteriormente gli animi, confermando decisioni importanti ma “su base locale” e soprattutto “senza cedere a nessuna forma di panico”. “Dobbiamo guardare alle prossime settimane”, ha spiegato Macron, cercando di “adeguarci all’evoluzione del virus provando a rallentarne la circolazione con le regole sanitarie e l’organizzazione della vita sociale”.

“Dobbiamo farlo – ha continuato – permettendo di continuare a vivere, educare i nostri figli, occuparsi degli altri pazienti e delle altre patologie, avere una vita economica e sociale”.

Marsiglia però ha visto riempirsi in pochi giorni i 70 posti in rianimazione riservati ai malati Covid negli ospedali e adesso ne sta aggiungendo di nuovi evitando di farlo a scapito di pazienti con altre patologie, come avvenne nella prima ondata: “É una seconda ondata, fortunatamente molto meno grave della prima, grazie alle regole sanitarie”, ha detto Jean-Olivier Arnaud. Ma un’ondata che “avanza ogni giorno”, ha aggiunto.

Altra zona sotto pressione, Bordeaux e il sud-ovest, anche in questo caso una regione relativamente risparmiata durante la prima ondata, proprio come le Bouches-du-Rhone marsigliesi.

(di Tullio Giannotti/ANSA)