Salvini si blinda, ma tra i leghisti timori sul voto

Il leader della Lega Matteo Salvini a Matera durante il comizio a sostegno del candidato sindaco di centrodestra, Rocco Luigi Sassone, Matera,
Il leader della Lega Matteo Salvini a Matera durante il comizio a sostegno del candidato sindaco di centrodestra, Rocco Luigi Sassone, Matera, 12 settembre 2020. ANSA/Antonio Vece

ROMA. – Fa quadrato, la Lega. Dopo Matteo Salvini anche Giancarlo Giorgetti attesta “fiducia” ai commercialisti vicini al partito finiti ai domiciliari. “Non ci sono motivi per essere preoccupato”, afferma il leader della Lega, commentando gli sviluppi dell’inchiesta sulla vendita gonfiata di un immobile della Lombardia Film Commission. Ma mentre l’ex ministro macina tappe di campagna elettorale dribblando qualche contestazione, tra i leghisti trapelano timori per possibili ripercussioni sul voto della prossima settimana.

Dal partito smentiscono preoccupazioni di questo tipo. Ma “il sospetto di una giustizia a orologeria resta”, dice a microfoni spenti un deputato, nonostante sia il segretario che l’ex sottosegretario abbiano dichiarato fiducia nel lavoro della magistratura. L’esito delle regionali e del referendum della prossima domenica avrà un peso sugli equilibri politici dei mesi a venire, nel centrodestra tanto quanto nel governo.

Perciò Salvini prova a saldare subito la frattura che sembrava aperta dall’annuncio di Giancarlo Giorgetti del suo No al taglio dei parlamentari. “Voterò sì per coerenza, ma fortunatamente la Lega non è una caserma, non caccio nessuno”, dice il leader, a margine di un comizio a Matera.

Nessuna contrapposizione, assicurano dal partito: se la linea ufficiale è per il Sì, il sentiment tra alcuni leghisti sta virando sul No – osservano – anche alla luce del fatto che il taglio dei parlamentari, se unito a una legge elettorale proporzionale, avrebbe l’effetto di ridurre molto le chance di Salvini di arrivare alla presidenza del Consiglio. Il No al referendum, dichiara Giorgetti, è anche contro una legge elettorale “proporzionale pura che condannerà l’Italia all’ingovernabilità e al trasformismo”.

Ma se Salvini ha slegato le sorti del governo dall’esito delle regionali, sul tasto del governo batte Giorgetti. L’esecutivo, ha detto, non potrà far finta di nulla se perderà nelle regioni (e, perché no, anche il referendum). Potrebbe aprirsi, chiosa un senatore leghista, anche la via a un esecutivo guidato da Mario Draghi.

Quel che a oggi è sicuro è che nelle fila della Lega il fronte del No inizia a venire allo scoperto: da Gianmarco Centinaio a Guglielmo Picchi, da Massimiliano Capitanio a Paolo Grimoldi. Il grande osservato Luca Zaia, che si è sempre dichiarato disinteressato alla partita nazionale, si mostra concentrato sulla partita della rielezione e non si schiera per il referendum ma neanche commenta l’inchiesta sui commercialisti vicini alla Lega.

“Quell’inchiesta non farà calare i nostri consensi”, dice chi è vicino a Salvini, nonostante ogni giorno dalle carte processuali emergano nuovi elementi (Roberto Calderoli interviene a smentire di essere stato a una cena con uno dei commercialisti). “Sono tranquillissimo, sono anni che cercano i soldi in Russia e in Svizzera, in Lussemburgo, San Marino, Liechtenstein e non trovano niente”, dice Salvini da Bari, dove – come a Matera – lo attende un gruppetto di contestatori.

Ma dalle fila del partito qualche timore trapela, per una Regione ambita come la Toscana, ma anche per una Regione come la Puglia dove qualcuno teme di non brillare (e magari essere scavalcato da Fdi). “Di sicuro qui al Nord – afferma un deputato – è stato apprezzato il profilo più istituzionale assunto da Salvini nelle ultime settimane”.

L’esito del voto riaprirà anche la partita interna al centrodestra. Ma Salvini guarda già al prossimo appuntamento che lo attende: l’apertura il 3 ottobre del processo a Catania per la vicenda Gregoretti. I legali del leghista hanno chiesto e ottenuto dal tribunale di Perugia di poter visionare, per costruire la difesa, anche le chat dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, in particolare quelle in cui si esprimevano giudizi contro l’allora ministro dell’Interno.

(di Serenella Mattera/ANSA)