“Così Pechino scheda gli italiani più influenti”

Il premier Giuseppe Conte ed il presidente cinese Xi Jinping si stringono la mano prima della reunione nella Grande Sala del Popolo a Pechino. Immagone d'archivio
Il premier Giuseppe Conte ed il presidente cinese Xi Jinping si stringono la mano prima della reunione nella Grande Sala del Popolo a Pechino. Immagone d'archivio EPA/PARKER SONG / POOL

ROMA. Migliaia e migliaia di nomi di persone impegnate nel mondo della politica e dell’imprenditoria, fino alle attività criminali. E anche i membri delle loro famiglie. Nel mondo e in Italia: tutti schedati da una società privata cinese con base a Shenzhen, la Zhenhua, che raccoglie informazioni su di loro “per conto di Pechino”.

Lo ha rivelato il quotidiano Il Foglio, suscitando reazioni di sorpresa, in particolare nel Pd, che invoca piena luce sulla vicenda, e in Forza Italia, che chiede di convocare l’ambasciatore cinese per avere spiegazioni.

Secondo quanto emerge dall’analisi di un mastodóntico database ottenuto da Il Foglio – insieme con altre testate internazionali come Telegraph, Sunday Times, Indian Express,  Globe and Mail e Australian Financial Review – la Okidb (Oversea Key Information DataBase) raccoglie informazioni pubbliche disponibili online, nei social network, blog, articoli.

Nella sezione “Italia” esistono tre categorie. La prima riguarda parlamentari, membri delle istituzioni, commissioni, consiglieri regionali, sindaci. Ma anche persone legate all’industria strategica, nonché vescovi e prelati. Ci sono poi autorità portuali con un cospicuo numero di nomi di persone che lavorano per i porti di Trieste, Genova fino a Civitavecchia.

La seconda parte del database, scrive Il Foglio, “è tra le più anomale”, con “1.012 nomi di persone che hanno a che fare con l’influenza e gli obiettivi della Cina. Esiste, come prevedibile, tutta la famiglia Berlusconi fino all’ultimo dei nipoti. La famiglia Renzi. La famiglia Merloni e Ferrero. Padri, madri, compagni e compagne di leader di partiti politici. Fratelli imprenditori di parlamentari”.

Ma la terza parte è la più singolare, perché contiene 2.732 nomi di indagati e condannati, “in prevalenza membri della criminalità organizzata. Per ogni individuo sono indicate le parole chiave: estorsione, traffico di esseri umani, riciclaggio, traffico di droga, frode, ed è stilato un profilo con foto, numero identificativo, una descrizione degli ‘ambiti d’interesse’ e del background, delle persone collegate”.

Emanuele Fiano, deputato e membro della segreteria del Pd, ha definito la vicenda “inquietante” annunciando che “obviamente chiederemo di fare piena luce investendo il Parlamento e in primo luogo il Comitato di controllo dei Servizi di informazione Copasir”.

Il suo collega di partito e membro della Commissione Esteri della Camera Andrea Romano, ha dal canto suo affermato che “ove fosse confermato il legame tra questo lavoro e l’intelligence cinese, si tratterebbe di una vicenda molto inquietante, non solo per la clamorosa violazione della privacy ma soprattutto per i risvolti relativi alla sicurezza nazionale”.

Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia,  chiede invece un intervento del ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Ci aspettiamo che convochi al più presto l’ambasciatore cinese e, sentite anche le autorità cinesi,  riferisca quanto prima al Parlamento”.