Fondi Lega, teste: “Di Rubba uomo di fiducia di Salvini”

Matteo Salvini al Senato con berrettino della Guardia Costiera applaude ironico.
Matteo Salvini al Senato con berrettino della Guardia Costiera applaude ironico.. ANSA/ FABIO FRUSTACI

MILANO. – “Mi suona strano che su vicende di questo genere chi era sopra di loro non ne sapesse nulla”. Non è solo per considerazioni di questo tipo, anche suggestive, del presunto prestanome Luca Sostegni, che dal carcere collabora, che i pm di Milano stanno indagando per capire se i contabili delle Lega, arrestati quattro giorni fa, raccogliessero o meno ‘fondi neri’ per il partito.

In un’indagine che si affianca a quella di Genova per riciclaggio sugli ormai noti 49 milioni di euro. Tra le testimonianze, che rafforzano il quadro di vicinanza tra i tre commercialisti ai domiciliari e i piani alti del Carroccio, c’è quella di Cristina Cappellini, ex assessore lombardo: Alberto Di Rubba, ex presidente della Lombardia Film Commission e direttore amministrativo per la Lega al Senato, “era uomo di stretta fiducia di Salvini, faceva parte del suo entourage” e “doveva mettere a posto i conti della Lega”.

E la sua candidatura alla presidenza della LFC, che acquistò un capannone a prezzo gonfiato per 800mila euro di soldi pubblici “drenati”, fu proposta “da Centemero”, tesoriere leghista e molto vicino pure ad Andrea Manzoni, revisore contabile alla Camera e anche lui arrestato.

“Reputo che non vi siano mai stati 49 milioni quali disponibilità liquide sui conti della Lega”, ha voluto mettere a verbale proprio Manzoni davanti all’aggiunto Eugenio Fusco e al pm Stefano Civardi, con dichiarazioni con le quali ha inteso, però, “distinguere fra i conti di disponibilità dell’associazione federale e i conti in disponibilità delle articolazioni locali”.

E se Di Rubba e Manzoni, difesi dal legale Piermaria Corso, hanno deciso che si presenteranno domani per l’interrogatorio davanti al gip Fanales, per difendersi cercando di rimanere nel perimetro delle accuse sull’affare del capannone, l’altro commercialista Michele Scillieri non ci sarà e non risponderà. “C’è troppa pressione mediatica – ha detto l’avvocato Massimo Di Noia – sarebbe come sottoporlo a delle forche caudine”.

Stessa scelta per Fabio Barbarossa, cognato di Scillieri. Intanto, Sostegni, difeso dal legale Giuseppe Alessandro Pennisi, ha già fornito dettagli sul conto in Svizzera, collegato alla fiduciaria Fidirev, su cui sono finiti “400 mila euro”, parte della compravendita dell’immobile a Cormano.

“Scillieri aveva la mia firma per operare sul conto, e poi da lì io non so dove sono andati a finire i soldi”, ha spiegato ai pm. Inquirenti che, assieme al Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, stanno lavorando proprio per capire questo e per chiarire altre “movimentazioni” di soldi sospette tra la Lega, i contabili e l’imprenditore Francesco Barachetti (indagato come altre 8 persone, arrestati compresi, per peculato).

Avviata anche una rogatoria: negli atti i pm parlano della “società di sede panamense che scherma un conto in Svizzera” usata per far transitare denaro. Dalle intercettazioni, nelle migliaia di pagine di atti, emergono altre parole di Sostegni: “Io quei 300mila euro famosi io non so chi li ha presi, gli accordi se ti ricordi erano (…) 500 andavano per la ristrutturazione (del capannone, ndr), 300 alla Lega e il resto ce li dividiamo tra noi”.

Tra i dettagli narrati dal “prestanome” anche il fatto che Scillieri avesse “ricevuto un incarico per cercare di vendere la sede della Lega di via Bellerio” perché “si correva il rischio del sequestro dalla Procura di Genova, in relazione alle indagini per la truffa sui rimborsi elettorali”. Sostegni, accusato anche di estorsione, come risulta sempre da intercettazioni, ricattava il professionista per “questioni riguardanti la Lega”.

(di Igor Greganti/ANSA)