Fondi Lega: al Pm altre segnalazioni di flussi anomali

L'avvocato Piermaria Corso all'uscita dopo l'interrogatorio dei suoi assistiti commercialisti della Lega a Palazzo di Giustizia a Milano
L'avvocato Piermaria Corso all'uscita dopo l'interrogatorio dei suoi assistiti commercialisti della Lega a Palazzo di Giustizia a Milano, 15 settembre 2020.ANSA/Mourad Balti Touati

MILANO. – Al di là della vicenda del capannone di Cormano venduto alla Lombardia Film Commission ad un prezzo ritenuto gonfiato per drenare 800mila euro di fondi pubblici, su cui gli inquirenti sono convinti di avere prove solide, l’inchiesta milanese sui tre contabili della Lega, finiti ai domiciliari, si muove sempre più alla ricerca di presunti ‘fondi neri’ del partito.

A rafforzare l’ipotesi una serie di nuove segnalazioni dal mondo bancario, arrivate sul tavolo dei pm, di operazioni sospette tra imprenditori e il Carroccio o società riconducibili ai commercialisti di fiducia del movimento. Nel frattempo, davanti al gip Giulio Fanales e al pm Stefano Civardi, Alberto Di Rubba, ex presidente della LFC e direttore amministrativo al Senato per Lega, e Andrea Manzoni, revisore contabile alla Camera, accusati di peculato e turbativa e vicini al tesoriere leghista Giulio Centemero e a Matteo Salvini, si sono difesi.

“Nessun soldo illecito incassato”, è stato il refrain nei loro interrogatori, nei quali hanno cercato di dribblare domande sui “soldi alla Lega”, rimanendo nel perimetro del caso dell’immobile. E l’avvocato Piermaria Corso ha annunciato che depositerà un’istanza al giudice per chiedere la revoca delle misure.

Di Rubba di ogni operazione ha cercato di dare giustificazioni sotto il profilo contabile. Ha spiegato che i 178mila euro versati dalla società Andromeda, riconducibile a Michele Scillieri (altro commercialista arrestato e che ha scelto la linea del silenzio), in favore della Sdc, riferibile a Di Rubba e Manzoni, sarebbero la “commissione” per la vendita di un altro immobile di proprietà di una famiglia bergamasca.

Linea che Manzoni aveva già proposto ai pm a inizio settembre. Parlò di “un’operazione immobiliare di un terreno in alta Val Seriana, intestato ai Testa”. Disse, in pratica, che il denaro non era parte degli 800mila euro della vendita gonfiata. Un racconto, ha scritto il gip nell’ordinanza, talmente “confuso da risultare radicalmente incomprensibile”.

L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco, sta portando anche i magistrati milanesi, assieme a quelli genovesi che indagano sui famosi 49 milioni spariti, a dare la caccia ai soldi del Carroccio. E’ già emerso il caso dell’ex direttore della filiale Ubi di Seriate (Bergamo), Marco Ghilardi, che non aveva segnalato operazioni sospette sui conti di Di Rubba e Manzoni ed è stato licenziato dall’istituto.

Su quest’onda nelle ultime settimane in Procura sono arrivate o direttamente o attraverso il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e l’Uif di Bankitalia alert su movimentazioni anomale dello stesso genere. Ghilardi, teste e non indagato, davanti ai pm ha parlato, tra l’altro, dei “movimenti registrati sui conti” di due società dei contabili del Carroccio, la Sdc e lo Studio Cld, e di “numerosi accrediti da Lega Nord sempre con la medesima causale ‘saldo fattura’”.

E di tutta una lista di “operazioni prive di valide ragioni economiche che, aldilà degli importi, non mi è capitato di vedere in tutta la mia carriera”. Intercettato a colloquio con Di Rubba così si giustificava a maggio: “La banca non ha perso un centesimo, io non ho preso un soldo, l’ho fatto solo per amicizia e in buona fede”.

Figura centrale nelle indagini per aver ricevuto soldi dalla Lega (oltre 2 milioni negli ultimi anni) è l’imprenditore Francesco Barachetti, indagato. La sua Barachetti service, emerge da intercettazioni, ha fatturato lavori anche per la sede di via Bellerio. Gli inquirenti stanno cercando di capire se ci siano anche altri imprenditori che potrebbero aver messo in atto una raccolta di ‘fondi neri’, attraverso incassi per lavori inesistenti o gonfiati e successivi passaggi di denaro da società a società.

(di Igor Greganti e Francesca Brunati/ANSA)