Cultura e pandemia, Scigliano poeta e pittore

Cultura e pandemia, Giuseppe Scigliano

HANNOVER  – Cultura e pandemia. La paura di contagio, oggi, è diffusa ovunque. Non vi è strato della società che non ne sia stato permeato né Paese che ne resti estraneo. È normale. Anzi, è parte della “nuova normalità”. Ma c’è chi si rifiuta di arrendersi alla paura. Non la sfida, l’assume come una realtà con la quale dover convivere. E, con la prudenza che richiede la situazione che viviamo e le cautele imposte dal buon senso e dalle autorità sanitarie, non si priva di un attimo di piacere. Ad esempio, quello di assistere ad una manifestazione culturale, all’interpretazione di testi poetici recitati dagli stessi autori con il sostegno di musica e teatro. È accaduto, giorni fa, nell’elegante “Marlene Bar & Bühne”. Invitati, per l’occasione, la scrittrice, illustratrice, clown e attrice, Dorit David; la poeta Tahere Asghary, del gruppo “Poetry Hannover”, e Susanne Schieble, ricercatrice impegnata nello studio della relazione tra lo haiku tradizionale giapponese e la poesia breve tedesca; il poeta e giornalista Marco Sagurna; lo scrittore, fumettista e illustratore Timo Stoffregen; lo scrittore e poeta Henning Taube, il pianista Matthias Wessolowski e la nota ballerina di burlesque, Yvette Chelou. Tra i protagonisti della serata anche Giuseppe Scigliano, rinomato pittore, scrittore e poeta italiano da anni radicato in Germania e assai noto negli ambienti culturali della Bassa Sassonia.

La ballerina di burlesque, Yvette Chelou

– È stata una manifestazione stupenda – ha commentato alla “Voce” Giuseppe Scigliano -. Una serata all’insegna della poesia e dello spettacolo.

Giuseppe Scigliano, in seno alla nostra comunità, è assai popolare per le sue attività come presidente del Comites di Hannover. E certamente non lo è meno, sia tra gli italiani sia tra i tedeschi, in veste di uomo di cultura, di pittore e, soprattutto, di poeta.

– Come è nata la tua passione per l’arte, per la scrittura… per la poesia?

– L’amore per la pittura è nato grazie ad un amico che dipingeva in un modo incredibile – racconta -. Venne a trovarmi. Era il periodo universitario. Lo chiamavamo “Calamaro”. Gli dissi: “Perché non mi dipingi un quadro?”. Gli comprai tutto il materiale: tela, pennelli, colori… In quegli anni avevamo una “radio libera”. Una sera iniziò a dipingere me ed altri. Poi ricevette una telefonata. Gli dissero che il padre stava poco bene. Dovette partire. Ed io mi ritrovai con quella tela, con i pennelli e con i colori. Mi misi a dipingere per terminare quello che “Calamaro” aveva iniziato. E lo feci abbastanza bene. Allora vivevo ancora in Italia, a Cirò, in Calabria. L’amore per la scrittura, invece – prosegue -, risale ai primi anni della mia adolescenza. All’epoca, quando uscivamo da scuola, parlavamo di poeti, di scrittori, di artisti… Anche noi ci cimentavamo nella scrittura. Scrivere mi piace molto, rappresenta una forma di evadere, scaricarmi. La poesia – precisa – non è solo scrivere. È la ricerca del ritmo, della melodia, delle parole… Ecco, saper giocare con le parole. La poesia non è una banalità. Non è solo rima.

Ci dice, senza presunzione e con l’umiltà che lo caratterizza, che in Germania ha avuto la possibilità di leggere le sue poesie insieme ad altri autori molto noti nell’ambiente letterario.

– La prime persone che ho conosciuto in Germania erano artisti – commenta -. Ho cominciato a pubblicare poesie sulla rivista letteraria “Setzkasten”. Sono venuto a contatto con questo giornale attraverso Asmus Petersen, un artista, che aveva vinto il Premio “Villa Massimo”. Mi avevano chiesto se potevo fargli un corso accelerato di italiano. Non solo era pittore ma anche scrittore raffinato. Il premio prevedeva sei mesi di permanenza in Italia, tra artisti. Organizzai questo corso accelerato. E, a un certo punto, mi permisi di parlargli delle mie poesie. Gliene feci leggere alcune. Gli piacquero e mi consigliò di proporle alla  rivista  che le pubblicò tutte. Furono le mie prime poesie pubblicate in Germania. Era il 1983.

Scigliano, dall’italiano al tedesco

La copertina del libro “Ritratto d’altri tempi” di Giuseppe Scigliano

L’italiano, nonostante gli anni trascorsi in Germania, è la lingua con la quale riesce a trasmettere i propri sentimenti, i propri stati d’animo. E’ quella con cui descrive meglio atmosfere e situazioni. Non sorprende più di tanto. Il tedesco è una lingua difficile, persino ostica. Lo è per i tedeschi, immaginiamoci per chi ha fatto della Germania la seconda Patria.

– Qual è la tua caratteristica principale?

– Innanzitutto, va detto che scrivo in italiano – puntualizza -. Pubblico in italiano e in tedesco per ovvie ragioni: vivo in Germania. Nei libri ci sono le mie poesie nella versione originale, in italiano, e le conseguenti traduzioni in tedesco. Ho iniziato a recitare poesie in pubblico quando ancora si leggevano come se si fosse in chiesa. Oggi, accompagno la narrazione con la musica. Ho conosciuto alcuni membri del gruppo Arte e Musica. Abbiamo le stesse origini, il connubio è nato in maniera naturale. Ho continuato a pubblicare libri. Ho vinto un premio letterario con l’Istituto Italiano di Cultura di Wolfsburg. Poi sono arrivati tanti altri premi e riconoscimenti.

– Cosa è per te l’arte?

– È qualcosa che mi accompagna da sempre – ci dice -. Dipingo, scatto foto, scrivo. Tutto accade in modo naturale. Molto dipende dagli stati d’animo. Le poesie sono come i bambini. Le partorisci. Ti stanno dentro per giorni e giorni e poi, così, d’improvviso, come per incanto le scrivi. Una volta scritte non le ritocco. La poesia non è fine a sé stessa. Cosa voglio dire con la mia arte… l’influenza negativa che l’uomo esercita sulla natura. Ci sono cose che danno fastidio ed altre che ti stimolano. Non solo questo. Ci sono i sentimenti,  l’amore… il rapporto con gli altri. Sono tutti stimoli che ti vengono dall’esterno. Sono una persona molto attiva. Sto sempre in giro, per strada. Guardo, osservo. Ci sono anche momenti di solitudine. Sono quelli in cui metto sulla carta, sulla tela o nel computer le mie impressioni, quasi senza nemmeno rendermene conto.

– Sei maestro…

– Sì, sono insegnante…

Lo afferma con orgoglio. Poche parole che rivelano come l’insegnamento sia stata ed è la sua passione. Un maestro per vocazione, come ve ne sono pochi.

– Come maestro ho avuto l’occasione di fare qualcosa di molto bello – ci dice -. Sono partito con l’insegnamento della lingua materna ai bambini italiani, dalla prima fino alla tredicesima classe. Ho cercato un modo diverso, originale, per insegnare la lingua. Mi sono inventato tutti i materiali, ho coinvolto i bambini con l’arte. La seconda materia che insegnavo era proprio questa: arte. C’è stato un momento in cui, da ogni angolo della città, i genitori volevano iscrivere i figli nella scuola dove insegnavo. È stato un successone. Alla fine, più del 70 per cento della scuola frequentava i corsi d’Italiano. Avevo tutte le classi: prima seconda terza e quarta. Alcune erano addirittura doppie: due prime, due seconde. Poi mi sono dovuto fermare per ragioni di spazio. Cosa facevo? In sostanza, i bambini, giocando, apprendevano parole. Mela, naso… Sembravano parole a caso, ma non lo erano. Erano parole scelte, parole molto semplici. Imparavano anche canzoncine molto semplici. Ad esempio, quelle di natale… Ai miei corsi non c’erano solo bambini italiani, c’erano – sottolinea – “anche” bambini italiani. La maggior parte erano tedeschi

– Cosa ti hanno insegnato i tuoi alunni…

– La prima cosa, ad essere umile… – risponde d’immediato -. Mi hanno insegnato a capire. Mi hanno insegnato che se un bambino va male a scuola è perché, forse, dietro ci sono problemi a casa; problemi di solitudine, di tristezza, di percosse, di violenza… Mi hanno insegnato ad avere con loro un rapporto umano, un filo diretto. Con me si confidavano, si facevano capire. Nessun bambino ha mai avuto una insufficienza. E poi mi hanno insegnato a non prendermela, a saper dimenticare, a non guardare rancori. I bambini litigano tra loro, ma dopo 10 minuti giocano di nuovo insieme. I programmi per i corsi, in realtà, non li ho scritti io ma loro. Non lo sapevano, ma stavano scrivendo i loro programmi giorno dopo giorno.

– Come si riflette nelle poesie, nelle tue tele questo rapporto particolare con i bambini?

– Per i bambini ho scritto fiabe – ci dice -. Sono state ispirate dalle mie figliole.  Scrivevo e leggevo loro le fiabe. Poi le leggevo agli alunni a scuola. Tra le mie poesie ce ne sono anche per bambini. Sai cosa era veramente emozionante? La cosa più bella? Quando qualche bambino mi portava la sua poesia. Altro momento emozionante, quando portavo i panettoni di Natale. I bambini russi e ucraini non l’avevano mai visti né provati. Restavano a bocca aperta. Li compravo a mie spese e ne davo una fetta ad ogni bambino. L’ultimo giorno di scuola, poi, si andava in gelateria. Sono cose che ho fatto e che se dovessi rinascere farei di nuovo.

Una serata nel “Marlene Bar”

Ci spiega che, a differenza della scuola tradizionale di pensiero, la metodologia che ha seguito con successo nell’insegnamento della lingua è stata quella di dare all’inizio una base linguistica orale.

Gli artisti partecipanti alla serata culturale

– L’alfabetizzazione veniva in un secondo momento – spiega -. Quando nasci, non sai nulla. Poi impari a parlare, ma ancora non sai scrivere. Le lettere dell’alfabeto, la parola scritta vengono in un secondo momento.

E torniamo a parlare della serata al “Marlene Bar & Bühne”. Scigliano è stato l’unico artista italiano invitato.

– Ad Hannover – ci dice -, ovviamente, tutti mi conoscono. Le autorità, in quanto presidente del Comites. E il resto dei tedeschi, come artista, come poeta. Hannover non è una grande metropoli. Con la diffusione del coronavirus si evitava di uscire da casa, di avere contatti con il pubblico. Così, si è pensato di organizzare questa serata, in un locale bellissimo. È stata una manifestazione letteraria alla quale sono stati invitati alcuni tra i principali scrittori. Tutti abbiamo avuto la possibilità di leggere i nostri testi. Io, per la prima volta, li ho letti anche in tedesco. Normalmente, quando intervengo in manifestazioni letterarie leggo in italiano. Il traduttore o la traduttrice le recita in tedesco. In questa occasione ho fatto tutto io. Ed è stato molto emozionante. Ho seguito un filo logico, partendo dal mondo che ci circonda. Le onde… onde medie, onde lunghe, onde corte… un mare di onde, di onde megahertz. Quindi, partendo dalla nostra civiltà, sono arrivato ai sogni… ai sogni che ti conducono nel tuo intimo. Ho chiuso con un testo che s’intitola “Sogna quello che vuoi”. Il pubblico ha recepito il messaggio. È stato un successo.

Mauro Bafile

ONDE

Onde
onde medie
onde lunghe
onde corte

come frecce invisibili
tagliano l’etere
lo attraversano
passano oltre

testi – immagini – suoni
rumori – pubblicità
tutto viene lanciato
tutto viene catturato

e noi viviamo
bombardati da questi
messaggi illusori
e noi cresciamo
senza saperlo
con la nostra spina
attaccata ad una presa
di duecentoventi watt
e gli occhi incollati
su monitor sempre
più grandi
sempre più a colori
sempre più piatti
e come le nostre teste
sempre più uguali

Onde……tante onde…
un mare di onde………
onde medie
onde lunghe
onde corte…………..
e l’uomo tesse
la sua ragnatela
come un ragno
per catturare
altri uomini
da trasformare in onde

Giuseppe Scigliano

(Proibita la riproduzione)

 

Sogna quello che vuoi

I sogni sono leggeri
volano in alto
i sogni sono gratis
puoi prenderli
lasciarli – riprenderli
nei sogni puoi fare
quello che vuoi
puoi essere re
puoi creare il tuo regno
nei sogni puoi persino
dimenticare la tua vita altrove
morire – rinascere – volare
tuffarti nell’alba
nuotare nei suoi colori
inebriarti di luce
sparire nel buio della notte
nei sogni sei libero del corpo
non sei schiavo del tempo
nei sogni sei sempre diverso
ed i fantasmi creature
a volte della tua testa…
altre del tuo cuore

Giuseppe Scigliano

(Proibita la riproduzione)