Editoriale – Referendum, un voto controcorrente

Referendum -
Il presidente della Repubblica,Sergio Mattarella al momento del voto a Palermo

Controcorrente. La nostra Collettività, nell’ultimo referendum costituzionale, si è espressa controcorrente rispetto all’orientamento manifestato da altre comunità italiane sparse per il mondo. In Europa, nelle Americhe, in Africa, Asia, Oceania e Antartide. I risultati sono stati chiari: il “Si” ha vinto. Anzi, stravinto. Infatti, dall’analisi dei risultati postati sul sito del Ministero dell’Interno, è inevitabile osservare che le preferenze ottenute dal “Si” oscillano tra il 70 e l’85 per cento del totale dei voti depositati nelle urne. Ovunque. Meno in Venezuela, dove il “No” e il “Si” si sono contesi gli elettori in una sfida conclusasi con il 49,18 per cento delle preferenze al primo e il 50,82 per cento al secondo.

La corrente dell’antipolitica, cavalcata fin dalla sua nascita dal Movimento 5 Stelle, ha ottenuto un successo senza se e senza ma. Non c’è dubbio. La grande affermazione dei “grillini” nel marzo del 2018 è alla base di questo referendum che stravolge la struttura parlamentare senza, però, cambiarne la sostanza. Quello espresso dalle urne il 20 e 21 settembre è stato, a nostro avviso, un voto di protesta. In altre parole, gli elettori hanno votato non tanto per ridurre il numero dei parlamentari quanto per castigare la loro inefficienza, la loro impreparazione e, soprattutto, la loro incapacità di interpretare le necessità dei cittadini nelle circoscrizioni di riferimento. Il referendum ha messo in evidenza lo scollamento tra  elettori ed eletti, cittadini e partiti. Nelle Americhe, poi, questo distacco tra elettori ed eletti, probabilmente a causa delle distanze, diventa ancor più evidente

Il Console Generale Nicola Occhipinti, nella sua mail ai connazionali che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa, ha spiegato che in questa occasione non era previsto denaro per la carta stampata e che il Maeci aveva suggerito alla rete diplomatica-consolare l’impiego dei social-network. Sempre stando al Console Generale Occhipinti, sarebbero stati pubblicati su Facebook due video. Il primo avrebbe ricevuto 27mila visualizzazioni; e il secondo ben 132mila. I social-network sarebbero stati affiancati da “Rai Italia”, che avrebbe mandato in onda informazioni utili sul Referendum. Ma “Rai Italia”, specialmente oltreoceano, raggiunge un pubblico assai limitato. Infatti, per seguire le sue trasmissioni è indispensabile l’abbonamento a Tv via cavo o satellitari. Purtroppo, nonostante le 132mila visualizzazioni segnalate dal Console Generale Occhipinti, solo hanno votato poco meno di 16mila aventi diritto.

Nonostante la indiscussa validità delle reti sociali, il Referendum Costituzionale ha messo in evidenza quanto sia importante il ruolo svolto dai giornali locali, specialmente per le nostre comunità all’estero che non sempre hanno accesso alla grande stampa italiana. E ha mostrato come un mass-media può incidere sull’orientamento dell’elettore. È stato questo, lo diciamo senza false modestie, il caso della Voce. Il nostro Giornale, particolarmente apprezzato in Venezuela per il lavoro svolto con serietà durante i suoi 70 anni di vita, è stato l’unico che oltre a informare costantemente sull’importanza dell’appuntamento elettorale e a spiegare la posta in gioco, ha anche preso una netta posizione al riguardo invitando i connazionali a votare “NO”. È stato un invito meditato, consapevole e ragionato. Abbiamo spiegato perché la Riforma Costituzionale castiga la nostra rappresentanza in Parlamento.

Il nostro messaggio è stato recepito. E lo è stato a tal punto che la sfida tra il “Si” e il “No”, in Venezuela, si è risolta sul filo di lana. Un risultato contro tendenza se lo confrontiamo con quello delle altre comunità nel resto del mondo.

Mauro Bafile