Candidati Oscar: Time, il coraggio di una donna contro le ingiustizie

Fox Rich in una scena del docu-film "Time".
Fox Rich in una scena del docu-film "Time". (ANSA)

ROMA. – Dopo essere stata la prima donna afroamericana a vincere il premio per la migliore regia di un documentario al Sundance Film Festival, la cineasta Garrett Bradley, è già data fra le favorite anche per l’ Oscar per il miglior documentario (dove farebbe la storia come prima regista afroamericana che vince quella statuetta), con il suo intenso e commovente Time, che debutta in anteprima alla 15/a Festa del Cinema di Roma e poi disponibile in esclusiva dal 17 ottobre su Amazon Prime.

E’ la storia appassionata e quantomai attuale, in mesi di Black lives matter, della lotta quotidiana di Sibil Fox Richardson, anche conosciuta come Fox Rich, classe 1971 che ha lottato 21 anni per far uscire di prigione il marito Robert, condannato nel 1999 a 60 anni di prigione, senza possibilità di libertà vigilata, condizionale o sospensione della pena, per aver commesso una rapina. Crimine a cui aveva partecipato anche Sybil come autista dell’auto.

Insieme avevano deciso di compiere quel passo per salvare il loro negozio: “Persone disperate fanno cose disperate” dice Fox Rich. La donna però aveva accettato un patteggiamento a 12 anni (il marito aveva rifiutato), e dopo una piccola parte della pena scontata in carcere era potuta tornare a crescere i suoi sei figli, tutti maschi, affidati nel periodo di incarcerazione alla nonna.

Un percorso di riscatto e coraggio scandito dai filmati amatoriali in vhs girati negli anni da Fox Rich, proprio per rendere il marito, sempre amatissimo, partecipe delle loro giornate, che Garrett Bradley ha intessuto nel racconto armonizzandoli nel bel bianco e nero di tutto il film.

Entriamo così nella vita di una donna capace di diventare a New Orleans, un’imprenditrice di successo come rivenditrice d’auto e una voce di riferimento nell’attivismo contro un sistema giudiziario e carcerario che penalizza sistematicamente gli imputati e i condannati di colore. “Questo sistema è come la schiavitù – spiega Fox – io mi considero un’abolizionista”. In America ” ci sono oltre 2 milioni di persone in questa condizione, vittime dell’incarcerazione e della povertà”.

Un impegno pubblico affiancato alla sua straordinaria forza di madre, nel crescere e guidare i suoi figli, dal più grande Remington, che vediamo laurearsi in odontoiatria, al più piccolo, Robert e con Justus (gemello di Freedom) brillante studente che ha finito il liceo in anticipo ed ora all’Università studia legge con l’obiettivo di vincere le ingiustizie del sistema giudiziario.

Una famiglia con cui condividiamo in 20 anni di immagini, i giochi in casa, i viaggi in macchina per andare a trovare il padre nel Penitenziario della Louisiana, i saggi scolastici, le Feste, ma anche le frustrazioni per gli ennesimi ritardi e mancanze di un sistema in cui le persone sono numeri. Un ritratto in cui il ‘capofamiglia’ assente, continua ad apparire tra vecchie vhs, una gigantografia di una foto in casa, le sue telefonate dal carcere, fino al finale. “La nostra famiglia ha un’immagine pubblica molto forte – spiega Remington – ma dietro ci sono molte ferite, molto dolore”.

(di Francesca Pierleoni/ANSA)