Cent’anni di moda italiana in mostra a Riga

Cent'anni di moda italiana in mostra a Riga.
Cent'anni di moda italiana in mostra a Riga. (ANSA)

ROMA. – “Da Fortuny a Versace. 100 anni di moda italiana”, i capolavori dei grandi stilisti italiani sono i protagonisti dell’ottava edizione della mostra approdata nel Museo della Moda di Riga, capitale della Lettonia, dove rimarrà fino al 20 gennaio 2021.

Alle opere preziose della collezione eccezionali di Alexandre Vassiliev (è una delle collezioni private di costumi e accessori di moda più grandi del mondo), si aggiungono nella mostra – la cui apertura doveva avvenire in primavera ma è stata rinviata a causa della pandemia- i capolavori creati dagli stilisti italiani di moda durante il XX secolo, e non mancano incursioni agli inizi del XXI.

Il titolo della mostra segna il percorso, dall’inizio del XX secolo, quando a Venezia lavorava Mariano Fortuny, artista, inventore e stilista di origine spagnola, fino all’arrivo nel mondo della moda del geniale Gianni Versace. La mostra offre la possibilità di recepire le mutevoli tendenze della moda durante l’intero XX secolo, seguendo la storia affascinante di come l’Italia pian piano sia riuscita ad uscire dall’ombra di Parigi, a rinnovare la sua precedente fama di paese sovrano del fashion e a creare un miracolo economico, basato sul successo della moda e design, e unendo i metodi moderni degli affari con le tradizioni antiche e i forti legami familiari.

Anche se, uno dei più influenti rappresentati della moda italiana fin de siecle non era un italiano, ma uno spagnolo Mariano Fortuny (1871-1949). Accanto ai capi di Fortuny, sono esposti i costumi di Maria Monaci Gallenga, che sono stati creati prendendo l’ispirazione dai velluti miracolosi dall’epoca rinascimentale.

Una delle principali attrazioni di questa mostra sono le scarpe, create da marchi italiani oppure prodotte in Italia da aziende straniere. All’inizio del XX secolo, in Italia era ancora forte il sistema delle botteghe degli artigiani. Non a caso, aziende famose come Gucci, Prada, Trussardi e Fendi, nei primi decenni del XX secolo avevano cominciato le attività come manifattori di pelli. Invece, Salvatore Ferragamo (1898-1960) già dagli anni Venti lavorava negli Stati Uniti e creava le scarpe per le star di cinema di Hollywood, salvo poi tornare in Italia per poter usare le sue competenze eccellenti in patria.

Il percorso di una casa di moda per diventare importante non era veloce nell’Italia di quegli anni, e neanche facile, perciò molti stilisti sia nel periodo tra le due guerre, sia dopo la Seconda Guerra Mondiale, si sono trasferiti a Parigi, portando con loro l’inesauribile creatività italiana. Elsa Schiaparelli (1890-1973 storica rivale di Coco Chanel), Nina Ricci, Pierre Cardin, Emanuel Ungaro, Gianfranco Ferré, hanno legato le loro attività nel settore della moda parzialmente o completamente a Parigi. I loro abiti sono in mostra nel Museo di Riga.

Dopo il secondo conflitto mondiale, l’Italia decide di appoggiare il settore tessile e di lavorazione di pelle, colpito dalla guerra ma riconosciuto come punto forte della sua economia. Appaiono sulla scena sarti e designer ancora più dotati e nel 1951, a Firenze nella sala Bianca di Pitti viene organizzata dal marchese Giorgini una sfilata di moda dedicata ai giornalisti e ai buyers dei department stores americani.

Il successo è clamoroso e viene considerato come l’atto di nascita del made in Italy. La moda italiana già a quei tempi, affascinava con la sua eleganza aristocratica, la qualità e la leggerezza dello stile della Dolce vita. Utilizzando le tradizioni antiche di lavorazione, mixandole alle nuove possibilità della produzione moderna, dei materiali e del design, l’Italia nel XX secolo è diventata una superpotenza degli abiti e gli accessori, trovando il suo spazio tra la moda americana sportiva e democratica, e la formalità carente di comfort dell’alta moda francese.

Stilisti come Giorgio Armani, Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Miuccia Prada, Dolce &Gabbana, alla fine del XX secolo, hanno portato la moda italiana a conquistare i mercati. Persino nella difficile situazione dell’industria del settore del XXI secolo, dominata dal fast fashion e dall’influenza cinese, l’Italia ancora affascina il mondo con la sua creatività.

(di Patrizia Vacalebri/ANSA)