Scatta il pugno duro contro la protesta a Bangkok

Agenti della polizia schierati per strada per vigilare proteste antigoverno.
Agenti della polizia schierati per strada per vigilare proteste antigoverno. EPA/RUNGROJ YONGRIT

BANGKOK.  – La pazienza del regime è finita: in serata a Bangkok agenti anti-sommossa hanno disperso con idranti e lacrimogeni la protesta dei manifestanti, giunta al terzo giorno, arrestando i pochi attivisti che si rifiutavano di abbandonare l’area occupata in sfida allo stato di emergenza.

Il segnale che il governo di Prayuth Chan-ocha non vuole cedere il potere, specie di fronte a un movimento già decapitato negli ultimi due giorni dall’arresto di decine dei suoi leader, tra cui altri due stamattina con l’accusa di aver voluto attentare all’incolumità della regina.

Sotto una pioggia battente, poco prima delle 19 locali, centinaia di agenti della polizia di frontiera – un’unità paramilitare – sono avanzati in linee compatte presso la Pathumwan Intersection, all’esterno di alcuni tra i più famosi centri commerciali di Bangkok. Lì si erano radunati da alcune ore centinaia di manifestanti, cambiando all’ultimo il sito della protesta dopo che la polizia aveva chiuso i punti di accesso alla destinazione originaria.

Lo squilibrio delle forze in campo era evidente: con una combinazione di getti d’acqua misti a vernice blue e gas lacrimogeni, i poliziotti hanno gradualmente liberato la piazza, portando via sulle camionette i pochi dimostranti che si ostinavano a rimanere. Altri giovani si sono rifugiati nel vicino campus dell’università Chulalongkorn.

In mattinata, due tra i volti più noti del movimento erano stati arrestati per un reato inedito, quello di mettere in pericolo la regina Suthida.  Le accuse sono relative all’incontro ravvicinato tra centinaia di manifestanti disarmati e il convoglio reale due giorni fa, in cui la folla aveva fatto clamore ma senza attaccare l’automobile, fatto che rende ancora più assurda la pena massima dell’ergastolo per quel reato.

Anche questo mostra come il generale golpista Prayuth, che oggi ha dichiarato di non voler dimettersi esortando i giovani a “non sfidare la morte, perché si può morire in ogni momento”, ha scelto la strategia del progressivo giro di vite per strozzare le proteste.

Il piano potrebbe funzionare. Per quanto l’entusiasmo e la determinazione dei giovani provochino ammirazione all’estero, la realtà è che la protesta è al momento senza leader, e il numero dei dimostranti stia scendendo da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza. L’establishment – l’apparato statale, le grandi aziende, i media Bangkok-centrici, il mondo accademico – è improntato alla stabilità e considera troppo radicali le richieste del movimento di protesta, specie da quando ha avanzato proposte di riforma della monarchia.

I video della polizia che usa il pugno duro contro studenti pacifici, però, di sicuro non gioveranno all’immagine internazionale del regime e della Thailandia stessa.

(di Alessandro Ursic/ANSA)