Federmeccanica, produzione 8 mesi -20%, mai così

Operai in uno stabilimento metalmeccanico.
Operai in uno stabilimento metalmeccanico. (ANSA)

ROMA.  – Un calo a doppia cifra che sfiora il 20% per la produzone dell’industria metalmeccanica, alle prese con una crisi “senza precedenti”. Con cui non può non fare i conti anche il rinnovo del contratto nazionale.

Federmeccanica presenta gli ultimi dati della 155esima indagine congiunturale e fotografa l’andamento negativo del comparto, peggiore dell’industria nel complesso. Anche le attese continuano ad essere negative, sia sul fronte produttivo che occupazionale.

Nei primi otto mesi dell’anno, la produzione metalmeccanica ha perso il 19,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. A fronte dell’attività produttiva italiana diminuita del 15,4% nel periodo tra gennaio-agosto, le aziende metalmeccaniche, evidenziano, “hanno subito in misura maggiore il lockdown”.

Questa “è la realtà con cui oggi tutti si devono confrontare e nella quale tutto deve essere calato, compreso il contratto nazionale”, afferma il direttore generale, Stefano Franchi. A maggior ragione se si considera che “neanche nelle più gravi crisi del passato la produzione metalmeccanica ha chiuso un anno con una perdita a doppia cifra. É ormai certo che accadrà quest’anno”, evidenzia il vicepresidente di Federmeccanica, Fabio Astori. Non si salva neanche l’export, che nei sette mesi ha segnato un -16,7% annuo. Mentre l’occupazione, sempre tra gennaio e luglio, è calata dell’1,4%.

Sul rinnovo del contratto, il negoziato con i sindacati si è già interrotto. Punto di rottura, la parte salariale. Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno respinto al mittente la proposta di Federmeccanica e Assistal di prevedere aumenti legati solo al recupero dell’inflazione, che per loro significherebbe 40 euro in più in tre anni, e quindi proclamato stato di agitazione e sciopero nazionale di 4 ore il prossimo 5 novembre, ad un anno esatto dall’avvio della trattativa.

“Il  contratto non è composto da una sola parte ma da un insieme di elementi tutti importanti e strettamente collegati tra loro”, afferma il dg.

“Noi siamo disposti in ogni momento a riaprire il confronto, in un clima che sia positivo e costruttivo, se il sindicato abbandonerà il conflitto per riprendere il dialogo”. Ma di mezzo c’è ormai anche la questione della fine dello stop per legge ai licenziamenti, che potrebbe partire da gennaio. Alla controproposta avanzata dal segretario generale della Uilm,

Rocco Palombella, sulla disponibilità a “sacrificare” gli aumenti salariali alla condizione di “nessun licenziamento nei prossimi tre anni”, Franchi replica che “il lavoro non si protegge con il blocco dei licenziamenti. Prima o dopo la bolla esploderebbe e i danni sarebbero più grandi. Il tema è creare lavoro”.

Dopo il “no di Federmeccanica, siamo ancora più determinati alla conquista del Ccnl”, risponde Palombella: lo sciopero del 5 novembre, dice, “è solo una prima risposta a difesa del contratto e dei posti di lavoro”.