Che cosa significa scrivere

Autunno, luce alla fine del tunnel di alberi
Foto di My pictures are CC0. When doing composings: da Pixabay

Innanzi tutto comunicare.

Situazioni politiche, statistiche, dati storici, fatti di cronaca. Oppure può essere sfogo ironico. Un modo per esorcizzare l’angoscia. Come oggi che è un giorno d’autunno. Autunnali sono le sfumature della foglie secche per terra, autunnali sono i primi brividi di freddo, autunnale è anche la mia faccia che non esibisce più la compattezza dei vent’anni.

E così capita di scrivere.

Scrivere può anche essere arte, ma arte è monopolio della cultura, dicono.

Potrei provare a dipingere: mi è sempre piaciuto. Ma questo potrebbe risultare subdolo fatto da me. Non possiedo l’ingegno né l’estro di applicare volutamente gli occhi in un punto indeterminato del viso, come faceva Picasso.

Io, gli occhi, li so solo immaginare ai lati del setto nasale.

Vuoi mettere il tocco eccentrico di un volto deformato, ghignante, la bocca smisurata, aperta, che ride satanicamente. E ti dicono: No. Quella non e’ la bocca. E’ l’orecchio. Ci si sente smarriti in certi momenti… Allora ci si rivolge verso contorni più semplici, definiti, conosciuti.

Tuo figlio, per esempio.

C’è qualcosa di più famigliare? Ma anche lui può essere subdolo.

Lo hai imboccato, svezzato, modellato a tuo piacere, a tua immagine e somiglianza. Gli hai insegnato a parlare. E quando hai trasfuso in lui la tua linfa vitale e gli hai spiegato che rubare è peccato, che i denti se li deve lavare dopo ogni pasto, dopo avere ingollato per lungo tempo il meglio che presentavi in tavola e l’infinito amore e spirito di sacrificio che emanava da te, dopo che l’hai responsabilizzato a riconoscere il bene dal male, lui ti dice:

“Genitore, hai sbagliato tutto. Se avrò un figlio l’educherò certamente in modo diverso. Gli insegnerò a pensare da solo, a decidere da solo, senza complessi né inibizioni”.

Detto fatto si gira. Soffuso di giovinezza. L’occhio bendato di gioventù.

E si allontana.

La lontananza per lui significa libertà. Per te solitudine. Ma non importa

L’essere giovani (ben lo sappiamo) vuol dire emulare, in un rito ripetitivo, ciò che la vita ripropone da sempre. Noi genitori non siamo stati ragazzetti, una volta?

Anche se, per i nostri figli, siamo nati vecchi, avviluppati dagli anni prima ancora che dalle fasce.

Non sanno immaginare che questa nostra faccia costernata e forse un po’ rugosa prima era diversa. Oh! Se era diversa. D’altronde stentiamo a riconoscerci in noi, figuriamoci loro.

Ma le foto sono lì. Testimoni. Mamma eri tu questa? Prova a dire no. Ci credono. Prova a dire sì. Anche. Ecco il dramma. Irriconoscibili.

Ma non è questo il punto. I punti sono tanti. Quelli interrogativi che rimangono senza risposta, perché ognuno ha una logica diversa. Per esempio:

La ricchezza dà la felicita’?

Secondo i ricchi no. E se sono loro a dirlo, perché non credere?

Ma anche il povero si lamenta (come non potrebbe?)

Il dotto ripete pazientemente che più uno sa più è infelice. E anche questo è scontato.

L’ignorante tace. Non sa apportare nulla perciò non ha voce in capitolo.

L’adolescente vuol crescere, l’anziano tornar fanciullo, l’adulto fermarsi a metà strada.

Si direbbe che nulla dia la felicità, che essa non esista per nessuno.

O semplicemente è come un’essenza profumata: la percepisci ma svanisce.

Ma torniamo all’inizio: che cosa significa scrivere?

Innanzi tutto dialogare con sé stessi, isolati nel foglio bianco, simbolo di purezza.

E così capita di sognare, senza essere bimbi.

Di ostinarsi a dipingere la vita con i colori che vogliamo vedere, e non con quelli che ha.

E’ vero che ognuno di noi possiede una sua intimità gelosamente custodita, un suo mondo dove nessuno può interferire.

Ma è solamente quando altri possono attingere alle stesse immagini da noi create, che si prova la fuggevole sensazione, per un breve attimo, di non sentirsi soli.

Ecco. Scrivere può significare anche questo.

(GIMS)