Stop centrali a carbone nel 2025, si punta a idrogeno

emissioni delle centrali a carbone
Emissioni delle centrali a carbone. REUTERS/Bret Hartman)

ROMA.  – I prossimi cinque anni potrebbero cambiare il volto all’Italia dell’energia, con la chiusura delle centrali a carbone e l’idrogeno verde finalmente competitivo.

L’obiettivo dello stop alle centrali entro il 2025 viene rilanciato dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in un’audizione al Senato sul recovery and resilience plan.

La scadenza del 2025 era stata già indicata, a inizio anno, nel Piano nazionale energia e clima (Pniec), ma allora era subordinata alla realizzazione parallela di un piano di interventi infrastrutturali.

A settembre, poi, una dichiarazione dell’amministratore delegato di Enel Italia, Carlo Tamburi, alla Camera, aveva sancito l’impegno della società. Ma lo stesso dirigente, qualche giorno dopo, aveva espresso il timore di non poter centrare l’obiettivo a causa dei tempi troppo lenti delle autorizzazioni di nuovi impianti. Un tema che certamente rimane sul tappeto.

Ora il Pniec andrà rivisto, alla luce dei nuovi impegni europei sull’azzeramento delle emissioni al 2050, e il ministro Patuanelli promette “di intervenire con grande rapidità e forza” sui permessi. Quindi conferma la data del 2025 per la chiusura definitiva degli impianti a carbone.

Patuanelli precisa poi che “non è pensabile che tutte le centrali, al momento di chiudere, siano riconvertite a fonti rinnovabili, perché è necessario garantire la stabilità del sistema elettrico”. I siti in via di dismissione o di trasformazione sono 24, tra impianti a carbone o ad olio combustibile.

Oltre che dal Green deal di Bruxelles, la spinta verso la decarbonizzazione arriva anche dal mercato, con l’energia da fonti rinnovabili che diventa sempre più conveniente.

Nell’ultima asta per il fotovoltaico in Portogallo è stato raggiunto il prezzo minimo storico di 11 euro per Megawattora. Con questi valori, si apre la strada anche per l’idrogeno verde, prodotto con le rinnovabili. Il valore di produzione sarà “assolutamente competitivo” in 3-5 anni, anticipa il ministro, che vede per l’Italia un ruolo di hub europeo.

L’idrogeno potrebbe così contribuire anche a risolvere uno dei dossier più complicati al ministero dello Sviluppo economico, quello dell’acciaio e dell’ex Ilva di Taranto. Patuanelli dice di stare lavorando “con fatica, ma in modo proficuo” al piano nazionale per la siderurgia che “deve essere decarbonizzata e deve avere un’impronta ecologica definita e limitata”.

(di Chiara Munafò/ANSA)