Col Covid più senzatetto in strada. “Ora è Sos freddo”

Un senzatetto dorme in un sacco a pelo sotto i portici delle vie centrali di Torino, 17 marzo 2020.
Un senzatetto dorme in un sacco a pelo sotto i portici delle vie centrali di Torino, 17 marzo 2020. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

ROMA. – Una donna dal viso sciupato, i pantaloni strappati, con una mano trascina i cartoni, nell’altra ha un mucchio di coperte. E’ uno dei fantasmi di via del Corso, la strada regina dello shopping nel centro di Roma, da qualche mese diventata anche dimora notturna di chi una casa non ce l’ha.

Tutt’attorno le vie e le piazze sono vuote, o quasi, ben prima del coprifuoco. E alla chiusura dei negozi, i fantasmi prendono posto sotto le vetrine dalle luci dorate o davanti alla Basilica di San Carlo. Un effetto del Covid, tra i più invisibili, è proprio questo: dall’inizio dell’emergenza i clochard sono aumentati come attestano in coro le realtà che si occupano di loro.

Fagotti allineati ai bordi delle strade, schiacciati ai muri e mimetizzati tra i rifiuti, si vedono in diverse zona della Capitale e risaltano ancora di più nel panorama semi deserto delle grandi città quando cala il tramonto. Dormono uno vicino all’altro attorno alla stazione Termini (dove di tanto in tanto spunta anche qualche tenda), a Trastevere, all’Esquilino, all’imbocco di via Nazionale e vicino al Vaticano.

Basta fare un giro in una qualunque sera per contarne a decine: più distanti l’uno dall’altro, probabilmente più soli. La Croce Rossa Italiana nei suoi sei comitati territoriali – Roma, Milano, Catania, Palermo, Napoli e Benevento – da marzo ad oggi ha rilevato “un aumento diffuso delle attività nei confronti delle persone senza dimora” con 48.455 gli interventi effettuati. L’incremento delle persone assistite è di circa il 6%.

I servizi più richiesti sono la distribuzione beni prima necessità (pasti e indumenti) e quella dei presidi medico-sanitari (mascherine e gel igienizzante). Tra le iniziative più particolari c’è la creazione di un servizio di bagni e docce a Catania o il progetto Housing First a Benevento.

Ora, alla vigilia dei mesi più freddi dell’anno, si teme ancor più per la salute dei senza casa, perché i posti al riparo nei centri di accoglienza sono diminuiti a causa del necessario distanziamento o delle chiusure temporanee. “A Roma tradizionalmente calcoliamo 8mila senza fissa dimora: un terzo in strutture di accoglienza; un terzo in abitazioni improprie (dalle baracche ai casolari abbandonati) – spiega Augusto D’Angelo di Sant’Egidio -; un terzo per strada, 2.500-3.000.

Da marzo questa cifra risulta leggermente incrementata perché i centri di accoglienza che ospitavano un numero di persone o chiudono o ne prendono di meno. Tutti, in particolare le istituzioni, sono chiamati a porsi il problema di un inverno alle porte”.

Solo nella Capitale durante il primo lockdown la comunità ha distribuito 30mila pacchi alimentari, 3.500 a Palermo, 2.500 a Napoli. Un campanello d’allarme per capire la portata delle nuove povertà. Le richieste d’aiuto aumentano sempre più e sono arrivate anche in Vaticano dove, per la Giornata Mondiale dei Poveri voluta da Papa Francesco, nell’ambulatorio sotto il colonnato di San Pietro, si fanno gratuitamente tamponi e vaccini antinfluenzali per chi accede ai dormitori. Una cinquantina al giorno.

Di recente, dopo alcuni contagi al suo interno, l’ostello Caritas di via Marsala è stato temporaneamente isolato e chiuso ai nuovi ingressi. Roberta Molina, la responsabile dell’area ascolto e accoglienza, dice senza giri di parole: “Le strutture dedicate hanno dovuto dimezzare o diminuire l’accoglienza. Noi abbiamo aperto un centro in più sull’Aurelia. E’ evidente che ci sono più persone in strada, ce ne sono tantissime ed è un tema oltre che sociale di assistenza sanitaria, perché sono individui particolarmente fragili. Ma questo argomento, purtroppo, sembra essere agli ultimi punti dell’agenda politica, se non assente”.

(di Paola Lo Mele e Melania Di Giacomo/ANSA)