Conte accelera sul Recovery, evitare ingolfo natalizio

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi durante l'incontro in videoconferenza con i sindacati, Roma, 30 ottobre 2020.
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi durante l'incontro in videoconferenza con i sindacati, Roma, 30 ottobre 2020. (Filippo Attili/Ufficio Stampa Palazzo Chigi)

ROMA. – Due-tre settimane, non molto di più: il premier Giuseppe Conte e il governo hanno questo range temporale per evitare un rischiosissimo pantano pre-natalizio. E sono chiamati a giocare su più tavoli: da una parte il doppio decreto ristori, al quale se ne potrebbe aggiungere un altro a gennaio, dall’altra il Recovery Plan, il volano su cui il capo dell’esecutivo punta davvero per il rilancio del Paese.

E, con la seconda crisi epidemica che sembra vedere una luce in fondo al tunnel, è su questo secondo dossier che, da qui alla fine del mese, Conte si concentrerà. Entro novembre, spiegano fonti di governo, è infatti previsto Il Comitato interministeriale per gli Affari Europei chiamato ad esaminare il draft del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel governo il “paper” elaborato dal capo di gabinetto del commissario Paolo Gentiloni, Massimo Buti, sulle tempistiche del piano italiano non ha generato particolare allarme. Ma, allo stesso tempo, anche a Palazzo Chigi c’è la consapevolezza che, sul Recovery, è giunto il momento di stringere.

“L’Italia non è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, l’interlocuzione con la task force della commissione Ue sul Recovery è costante e non ha feedback negativi”, spiega una fonte vicina al dossier. Il lavoro tecnico, inoltre, non si è mai fermato. Qualche rallentamento, invece, lo si è riscontrato sul piano politico, fondamentalmente per due ragioni: il sopraggiungere della seconda ondata, unica priorità di Conte nelle settimane scorse e il complicato rebus sulla corrispondenza tra macro-aree e le risorse da destinare a queste ultime. E poi c’è il tema della governance ad hoc sull’applicazione del piano, sul quale l’ultima parola spetta a Conte.

Nel frattempo l’Italia deve fronteggiare il rischio – quasi una certezza, ormai – che a slittare sia proprio l’anticipo del Recovery Fund. Il tema ha “sfiorato” anche la conversazione telefonica di questa mattina tra Conte e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Un colloquio caduto poche ore dopo il Consiglio Ue sul quale, sul tavolo, c’è stato soprattutto il tema dei veti di Polonia e Ungheria.

“Veti ingiustificati, perché i Paesi che mettono i veti sono molto colpiti dalla seconda ondata e sono molto favoriti sia dal quadro finanziario pluriennale che dal Next Generation Eu”, sottolinea Gentiloni. Una soluzione va provata e, rimarcano a Palazzo Chigi, in Ue c’è il sostegno di tutti al negoziato condotto dalla presidenza tedesca. Nella speranza che il “no” di Budapest e Varsavia cada il prima possibile.

Lo stallo Ue non preoccupa solo il governo ma, spiegano fonti parlamentari, anche il Quirinale, dove l’attenzione sul dossier è costante. E dove resta, anche, la fiducia che l’impasse presto si sbloccherà. La bozza che sarà sul tavolo del Ciae di fine novembre, qualche giorno dopo, approderà in Parlamento, dove nei prossimi giorni, si avrà un primo test del dialogo tra maggioranza e FI, con il voto, il 26, sullo scostamento di bilancio.

E l’impressione, al di là dello scetticismo di una parte del M5S e del caos nel centrodestra, è che sulla manovra un punto d’incontro si possa trovare su temi come Iva, imprese, autonomi. Temi cari, tra l’altro, anche all’ala “nordista” dei pentastellati. Temi ai quali potrebbero essere dirottati alcune delle risorse destinato dal governo ai “miglioramenti” parlamentari alla legge di bilancio. E i contatti sotterranei, tra maggioranza e azzurri, sono più che mai presenti.

(di Michele Esposito/ANSA)