Un vaccinato su dieci a marzo, obiettivo 70mila al giorno

Operazioni di vaccinazione presso l'ospedale San Camillo Forlanini a Roma.
Operazioni di vaccinazione presso l'ospedale San Camillo Forlanini a Roma. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – Entro marzo un italiano su dieci dovrà essere vaccinato. La tabella di marcia del governo si aggiorna e punta a numeri rassicuranti a partire dalla primavera. Con l’arrivo del vaccino Moderna la prossima settimana, appena approvato dall’Agenzia europea del farmaco, la Difesa si prepara ad entrare in campo per la distribuzione delle fiale del colosso statunitense, che saranno stoccate nell’hub nazionale a Pratica di Mare.

E al vertice con le Regioni il ministro della Salute, Roberto Speranza, suona la carica: “abbiamo tutte le capacità per accelerare, con 70 mila vaccinazioni al giorno a livello nazionale”. Secondo le cifre del report, in continuo aggiornamento, delle 695.175 dosi ottenute dall’Italia ne sono state utilizzate 272.307, il 39% di quelle disponibili. Su un altro fronte, quello delle restrizioni per il contenimento del contagio, si pensa già al prossimo Dpcm, che dovrebbe entrare in vigore dal 16 gennaio.

L’Italia è entrata nella cosiddetta ‘zona gialla rafforzata’ ma già per venerdì 8 sono attesi i dati del monitoraggio della cabina di regia, le cui verifiche porteranno all’assegnazione di nuove fasce per le regioni, in vigore da lunedì 11. E con i nuovi limiti dell’Rt è scattata la previsione delle regioni per capire quante potranno alla fine rimanere ‘gialle’.

Pur mantenendo la cautela, sale comunque l’ottimismo nel Governo per la campagna vaccinale nonostante l’avvio per forza di cose lento, tanto da spingere il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, ad una previsione: “con l’impegno di tutti abbiamo avviato un percorso che ci porterà a uscire gradualmente dall’emergenza entro l’estate”, dice ai governatori dopo aver convocato un vertice per fare il punto sul personale medico da impegnare nell’utilizzo delle dosi.

Ma tra le Regioni c’è chi chiede un distinguo per le più virtuose: “bisogna fornire più medici e infermieri a quei territori che fanno tante vaccinazioni e non a chi tiene le dosi in magazzino, sprecandole in giacenza”, dicono alcuni. Ai 3.800 sanitari già operativi se ne aggiungeranno altri: “dal 20 gennaio arriveranno in supporto i primi 1.500”, assicura il Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri.

Il programma del governo prevede 5,9 milioni di vaccinati entro fine marzo, 13,7 ad aprile, 21,5 entro fine maggio ed il completamento della vaccinazione volontaria entro agosto. La tabella di marcia, che esclude dal conteggio l’utilizzo delle dosi di AstraZeneca non ancora autorizzate, potrebbe essere quindi ulteriormente potenziata. Sul tema delle somministrazioni intervengono anche pediatri e medici di base.

I primi si dicono “disponibili a vaccinare negli studi i bambini e ragazzi a loro affidati quando sarà approvato un vaccino utilizzabile per questa categoria, ma – specificano – nel frattempo è prioritario riorganizzare i centri vaccinali per liberare risorse”.

Ma il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale, Silvestro Scotti, aggiunge: “finché tutti noi non saremo vaccinati, sarà impossibile essere coinvolti”, spiega aggiungendo che “in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l’accesso all’immunizzazione”. Nuove fiale sono in arrivo.

Nelle prossime ore Pfizer distribuirà altre 224mila dosi oltre alle 215mila già consegnate: tutte riguardano il secondo stock destinato all’Italia. Per questo lotto arriveranno dunque 440mila dosi, circa 30mila in meno rispetto a quelle previste. Nuovi rinforzi ci saranno però con l’arrivo in Italia di Moderna: complessivamente, nei prossimi tre mesi, giungeranno nel Paese un milione e 300mila dosi, con cadenza settimanale: 100mila a gennaio, 600mila a febbraio e 600mila a marzo.

(di Lorenzo Attianese/ANSA)