Venezia: mareggiate restituiscono mattoni del campanile di San Marco

Venezia cartoline: piazza San Marco al tramonto
Venezia cartoline: piazza San Marco al tramonto. ANSA/ANDREA MEROLA

VENEZIA. – I ‘testimoni’ del crollo del campanile di San Marco, avvenuto a Venezia il 14 luglio 1902, affiorano in questi giorni tra le onde rabbiose che scavano la spiaggia del Lido. Sono alcune delle centinaia, forse migliaia di mattoni dalle forme irregolari, dai colori variegati e dalle rotondità più o meno pronunciate dovute all’usura dell’acqua che vennero sepolte al largo della laguna dopo il cedimento del ‘paron de casa’ che si innalzava per più di 98 metri al centro della Piazza.

A confermare che un pezzo importante del passato della città lagunare sta tornando lentamente a galla è l’Associazione Lido Oro Benon. “La parte più consistente dei mattoni emersi – racconta il presidente Vittorio Baroni – è affiorata davanti all’ex Ospedale al Mare, area dove sta avvenendo un importante piano di recupero e riqualificazione. Si tratta di una piccolissima porzione della montagna di laterizi e resti romani, bizantini e carolingi buttata all’epoca in fondo al mare”.

Le fonti storiche raccontano che il campanile, ricostruito alcuni anni dopo “come era, dove era”, si accartocciò dopo una serie di sinistri scricchiolii, insaccandosi in una nube di polvere. Non fece vittime, ad eccezione del gatto del custode. Ma rimase una ferita mai richiusa nella memoria collettiva veneziana, al punto che le macerie in tutta fretta vennero caricate sulle barche e ‘seppellite’ tra i flutti.

Il comitato Lido Oro Benon vuole ora che il campanile di San Marco sia inserito tra gli argomenti culturali da valorizzare in occasione della ricorrenza ‘Venezia 1600’. “Le antiche memorie romane e bizantine rintracciate tra le macerie del campanile e il clamore mondiale che fece il suo crollo – spiega Baroni – meriterebbero un focus per l’anniversario della fondazione della città”.

Nel corso degli anni molti dei mattoni recuperati sono diventati vere e proprie opere d’arte. Tra i pionieri del riuso l’artista Giorgio Bortoli: sue molte opere realizzate mescolando materiali diversi, tra le quali una finita nelle mani di Woody Allen.