Depositi nucleari, Basilicata e Sardegna fanno muro

Bidoni di materiale radioattivo

ROMA. – Basilicata e Sardegna fanno muro contro il deposito nazionale nucleare. Sono le due regioni che oggi “gridano” più forte il proprio No all’ipotesi che sul proprio territorio possano arrivare rifiuti radioattivi di bassa e media intensità da stoccare in uno dei 67 siti individuati dalla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), individuate dalla Sogin, la società di stato che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare.

Ma anche le altre cinque regioni (Piemonte, Toscana, Puglia, Basilicata e Sicilia) e i Comuni (con l’Associazione piccoli comuni d’Italia – Anpci) individuati dalla Cnapi, respingono l’ipotesi di stoccare rifiuti “sgraditi”. La Provincia di Grosseto non esclude di ricorrere a una class action.

“C’è l’unanimità a negare ogni possibilità di realizzazione di un deposito di scorie nucleari in Basilicata: con i sindaci dei comuni coinvolti, l’Anci (Associazione dei comuni italiani) e le Province, oggi diamo un coro unanime di ‘no’, perché il nostro territorio paga già il suo prezzo nel settore energetico, con le estrazioni petrolifere e con l’impianto Itrec della Sogin di Rotondella (Matera)” dice l’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa annunciando “un documento unitario da presentare al governo in questi 58 giorni che restano” dei 60 di consultazione pubblica per esprimersi sulla costruzione del deposito e del Parco tecnologico annesso, “con una cabina di regia: la Basilicata si presenta unita”.

Più categorico il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi (centrodestra): “Sin d’ora deve essere chiaro che nel nostro territorio non sorgerà nessun deposito di rifiuti nucleari, né ora e né mai”. Dalla Sardegna, arriva l’ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio regionale che sarà trasmesso al Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Il documento impegna il governatore Christian Solinas a intraprendere “ogni possibile iniziativa in tutte le sedi istituzionali deputate per esprimere e ribadire con determinazione la ferma volontà del popolo sardo contraria a qualsiasi ipotesi che l’Isola – su cui sono stati individuati 14 siti – possa essere considerata quale sede del deposito nazionale delle scorie’.

Attraverso una petizione online per il No, lanciato su Change.org da una cittadina sarda, in 48 ore sono state raccolte 40mila firme. Ambientalisti e pacifisti domani saranno in piazza a Cagliari. La consultazione pubblica “deve avere tutto il tempo che serve”, ad avviso della Commissione scientifica sul Decommissioning secondo cui “non è ammissibile che gli stakeholders abbiano solo 60 giorni di tempo per fare osservazioni su una materia che ha richiesto al governo 5 anni, per di più con le limitazioni ora imposte dal Covid-19” afferma il presidente Massimo Scalia.

(di Stefania De Francesco/ANSA)