Scuola: nove ragazzi su dieci felici di tornare sui banchi

Studenti in un caffè a Torino seguono le lezioni in wifi.
Half-empty bars and restaurants in the city center amid the second wave of the Covid-19 Coronavirus pandemic, in Turin, Italy, 11 January 2021. Most of Italy went back to being a Yellow Zone on 11 January. In yellow zones, shops are allowed to open and restaurants and bars can serve customers until 6 p.m., after which time they can only do takeaway and delivery services. ANSA/TINO ROMANO

ROMA. – I bambini e i ragazzi hanno bisogno di tornare alla normalità a cominciare dalla scuola, un ineludibile punto di riferimento educativo e sociale, che permette loro di sviluppare la propria identità, l’autonomia, di imparare cosa significa collaborare e confrontarsi con altri.

“Con la didattica digitale integrata (DDI), sperimentata a partire da questo anno scolastico, gli studenti perdono progressivamente gli stimoli, diventano passivi, con il conseguente rischio di dispersione scolastica. La didattica a distanza, per quanto resti un ottimo supporto tecnico di emergenza, non può assolutamente sostituire la didattica in presenza” spiega Samantha Tedesco, Responsabile Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini.

Del resto, il 90% degli studenti intervistati da Ipsos per conto di SOS Villaggi dei Bambini nell’ambito dell’indagine “Nutrire l’Infanzia. Povertà educativa, divario digitale” era ben felice di tornare a scuola sin da settembre, di rivedere compagni e professori dal vivo piuttosto che attraverso lo schermo di un pc.

Gli studenti italiani, mostra l’indagine, sono consapevoli del delicato momento che stanno vivendo e per quanto i contagi da coronavirus non si arrestino, il 70% di loro accetterebbe ben volentieri tutte le misure restrittive (mascherine in classe, distanziamento, misurazione della temperatura) pur di tornare a scuola, che considerano un luogo sicuro.

In base all’indagine, 9 genitori su 10 dichiarano che il proprio figlio era molto (53%) o abbastanza (37%) contento di rientrare a scuola, indipendentemente dal ciclo di studi o classe frequentata. 1 genitore su 2 parla di “entusiasmo” come stato d’animo prevalente nei figli che hanno affrontato il rientro a scuola. Peraltro, più di 7 genitori su 10 ritengono che il proprio figlio si senta molto (14%) o abbastanza (62%) sicuro a scuola.

Tra quelli che invece ritengono che il proprio figlio non si senta abbastanza sicuro (1 su 4), il 55% attribuiscono l’insicurezza alla paura che i compagni non rispettino le misure precauzionali (soprattutto nelle scuole medie), il 27% lamenta misure di prevenzione e, in generale, di organizzazione poco chiare (specie nelle elementari) e il restante 18% crede che il proprio figlio tema di non poter rispettare le misure previste (soprattutto in prima e seconda elementare).

Per quanto concerne protocolli e misure, 7 genitori su 10 pensano che i propri figli siano disposti a rispettare le regole con entusiasmo. L’impossibilità di organizzare gite e uscite scolastiche rappresenta la restrizione che più infastidisce bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie (67%).

Seguono: il distanziamento sociale, che non permette la socializzazione con i compagni (63%); l’impossibilità di scambiarsi oggetti coi compagni (58%); l’uso delle mascherine (52%). Decisamente meno impattanti l’utilizzo dei gel disinfettanti, gli ingressi e le uscite scaglionati, il lavaggio delle mani e la misurazione della temperatura corporea.

Tra i genitori, la totalità di mamme e papà lamenta almeno una preoccupazione. Tra questi, il 25% dichiara di essere preoccupato per il rischio di contagio all’interno degli istituti e il 17% negli assembramenti fuori (specialmente i genitori dei ragazzi delle medie).

In misura minore si temono possibili problemi di apprendimento collegati all’attivazione della DDI (14%). Dal punto di vista dell’organizzazione familiare, le quarantene hanno generato difficoltà per quasi 8 famiglie su 10. Quasi 6 genitori su 10 hanno dichiarato che nel periodo di rilevazione il proprio figlio non stava fruendo del servizio mensa, o per scelta (20%) o perché non previsto dalla scuola (37%).

Per più di una famiglia su dieci (12%) la disattivazione del servizio di refezione comporta l’incapacità di garantire ai ragazzi un pasto giornaliero ben bilanciato in termini nutrizionali (7%) o addirittura la mancanza del principale pasto giornaliero (5%) a causa delle difficoltà economiche in cui versa la famiglia.

L’assenza del servizio mensa ha comportato anche altri problemi per le famiglie: doversi organizzare affinché il figlio torni a casa per pranzo (44% dei casi), la necessità di trovare il tempo per preparare il pranzo al sacco da portare a scuola (23%), il disagio che il figlio debba pranzare a casa da solo (13%). In generale, la valutazione del pasto e del suo ruolo per la famiglia è positiva.