Navalny sfida ancora Putin: “Domenica torno a Mosca”

Il leader dell'opposizione russa Alexei Navalny, Immagine d'archivio.(ANSA/AP)

MOSCA. – Alexei Navalny ha deciso di tornare in Russia sfidando Putin e le nuove grane giudiziarie per le quali rischia di finire in carcere per anni. L’avversario numero uno del Cremlino ha annunciato che domenica prossima rientrerà a Mosca dopo quasi cinque mesi in Germania, dove è stato in cura per l’avvelenamento che ha fatto a lungo temere per la sua vita e dietro il quale si sospetta che ci sia lo zampino dei servizi segreti russi.

“Il 17 gennaio tornerò a casa su un volo Pobeda. Venite a salutarmi”, ha scritto Navalny su Twitter accusando Putin di aver cercato di ucciderlo e di aver poi messo in piedi un nuovo castello di imputazioni contro di lui per ostacolare il suo ritorno in Russia e nella vita politica del Paese.

Il dissidente aveva promesso che sarebbe tornato non appena possibile e ora sta mantenendo la parola nonostante le minacce che pendono sulla sua testa. “La questione del tornare o meno non si è mai posta. Semplicemente perché non me ne sono mai andato. Sono finito in Germania in una scatola di terapia intensiva”, ha ricordato Navalny, trasportato a fine agosto all’ospedale Charité di Berlino in coma.

Il trascinatore delle proteste anti-Putin è collassato su un aereo in volo tra Tomsk e Mosca il 20 agosto. I piloti hanno subito effettuato un atterraggio di emergenza a Omsk, dove il blogger è stato ricoverato per un paio di giorni in un ospedale locale prima di essere trasferito nella capitale tedesca.

Laboratori specializzati in Germania, Francia e Svezia hanno trovato sul dissidente tracce di una micidiale neurotossina sviluppata in Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda: il Novichok. E allo stesso risultato sono giunti gli esperti internazionali dell’Opac.

Solo le autorità russe dicono di non aver riscontrato veleni ma la loro versione non convince molti osservatori e un mese fa la testata investigativa Bellingcat ha dato un volto e un nome ad alcuni presunti 007 russi che avrebbero seguito per anni l’oppositore.

Poco dopo è stato lo stesso Navalny a pubblicare quella che potrebbe essere un’altra prova: una presunta telefonata-trabocchetto in cui quello che Navalny dice essere un agente dei servizi segreti russi ammette di essere stato mandato a Omsk per far sparire dagli abiti dell’oppositore ciò che restava del veleno.

La Russia non ha aperto nessuna inchiesta sull’avvelenemanto di Navalny. In compenso, le autorità penitenziarie di Mosca hanno chiesto la carcerazione dell’oppositore accusandolo di aver violato i termini della sospensione condizionale della pena concessagli per una controversa condanna di più di sei anni fa, non essendosi presentato davanti al giudice di sorveglianza a Mosca mentre si trovava in Germania in convalescenza.

Un paio di settimane fa gli investigatori russi hanno inoltre accusato il dissidente di aver speso per fini personali circa 3,9 milioni di euro raccolti dalle sue organizzazioni non-profit, compresa la Fondazione Anticorruzione che tante volte ha messo in imbarazzo il Cremlino e i suoi alleati. Diversi osservatori sospettano che si tratti di accuse di matrice politica. Di sicuro sono imputazioni pesanti e arrivano, forse non a caso, poco prima delle delicate elezioni parlamentari del prossimo settembre.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)