Conte apre, Renzi rilancia. Si dimettono le ministre di Italia Viva

Matteo Renzi con le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti del partito Italia Viva
Matteo Renzi con le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti del partito Italia Viva. EPA/ETTORE FERRARI/POOL

ROMA. – Finisce il governo Conte bis. Non basta l’apertura di Giuseppe Conte a un “patto di legislatura”: Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva dal governo. Si apre una crisi di governo, che deve essere ancora ufficialmente formalizzata, dagli sbocchi ignoti. E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace.

“Ora è a rischio tutto, è una scelta incomprensibile”, dice Nicola Zingaretti attaccando l’ex segretario Pd. I Cinque stelle, con Alfonso Bonafede, si stringono intorno al premier. A sera, in un clima surreale, si riunisce un Consiglio dei ministri per il nuovo decreto Covid e per prorogare lo stato d’emergenza fino al 30 aprile.

All’ora di pranzo, ricevendo Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva chiesto di più: uscire velocemente dall’incertezza politica, per affrontare al meglio la pandemia. A sera, l’emergenza è anche politica. Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e tutto il Pd, si spendono per l’ultima mediazione.

Nonostante lo strappo delle ministre renziane in Cdm sul Recovery fund, chiedono a Conte di accettare di fare anche lui, come tutti, “un passo indietro” (copyright Di Maio), per un patto di legislatura che “si può fare” (copyright Zingaretti).

I contatti telefonici sono frenetici. Renzi e Conte non si sentono, ma i pontieri tessono la tela. E all’ora di pranzo il premier va al Quirinale, per informarlo della situazione politica. Ne esce sorridente, si concede una passeggiata in via del Corso e selfie con i passanti, poi a telecamere accese dichiara di essere pronto a lavorare “fino all’ultimo minuto” per “rafforzare la maggioranza”.

L’offerta a Renzi è scrivere in tempo breve il patto di legislatura. Il non detto è il possibile rimpasto. Ma c’è di più: Conte afferma che si può andare avanti “solo con il sostegno di tutta la maggioranza”. E’ il modo per sgombrare il campo dall’accusa di Renzi di puntare a un’intesa con un gruppo di responsabili che sostituiscano Iv: la maggioranza deve essere “solida”, non può “prendere un voto qua e là”.

E’ l’apertura massima, annotano dal Pd. Lo dicono i capigruppo, a partire dall’ex renziano Andrea Marcucci, Zingaretti, il “tessitore” Goffredo Bettini. Basta? I rumors dicono di sì, ma in realtà no. Dopo le 18, quando Renzi si presenta in conferenza stampa con quasi un’ora di ritardo, ha al suo fianco Teresa Bellanova, Elena Bonetti, Ivan Scalfarotto, che sono i tre membri del governo di Iv.

I volti sono tirati. Il ritardo lo spiega subito il senatore di Rignano: “Annunciamo le dimissioni delle ministre e del sottosegretario con una lettera inviata al premier”, dice a bruciapelo. Gela tutti. Iv, spiega, si aspettava la formalizzazione del problema politico posto da Iv “nelle sedi istituzionali”: “Il re è nudo, la democrazia ha le sue forme che sono sostanza. Non si può risolvere un problema politico con una diretta su Facebook”.

I renziani si aspettavano che il premier annunciasse di essere pronto a dar vita al Conte ter, un nuovo governo con piena discontinuità (e il passaggio da elezioni lampo). Il senatore spiega che è una questione di metodo, ma anche di merito perché Iv chiede il Mes e anche sui Servizi Conte non può avere “pieni poteri”.

Al professore Renzi non chiude la porta: un Conte ter è ancora possibile, “nessuna pregiudiziale né sulle formule né sui nomi”. Esclude il voto, nega (ma non esclude) una spaccatura di Iv con il sostegno di alcuni responsabili a Conte e assicura che non darà mai i suoi voti per un governo col solo centrodestra (“Mai con Salvini”). Per il resto, dice in conferenza stampa, tutto è possibile: resta Conte, si nomina un nuovo premier con la stessa maggioranza, o con un’altra maggioranza.

Il pensiero va alle larghe intese invocate in giornata anche da Beppe Grillo, in nome della necessità di aprire l’era dei “costruttori” (ma il fondatore M5s precisa: lo guidi Conte). Renzi scommette che Conte non ha una maggioranza alternativa con i responsabili: “Non oggi, domani vediamo ma noi siamo pronti ad andare all’opposizione”.

Ora si attende la mossa di Palazzo Chigi. Ma nella partita che adesso si apre, il leader di Iv appare isolato. “E’ un grave errore di qualcuno, che pagheremo tutti”, sentenzia dal Pd Andrea Orlando. Zingaretti convoca nelle prossime ore un gabinetto politico. I Cinque stelle assicurano: stiamo con Conte.

Le dimissioni delle ministre Iv a sera sono formalizzate. Il premier può assumere l’interim o andare al Quirinale ad aprire la crisi. Il centrodestra unito chiede il voto e si dice indisponibile a sostenere governi “di sinistra”. Ora si è davvero “al buio”.

(di Serenella Mattera e Michele Esposito/ANSA)